[Imprimatur] Francesco d’Isa – Il pornismo come stile d’arte

"Pornsaints is an artistic approach to porn, a pornographic approach to art, a pornartistic approach to religion."

Come ogni stile artistico da centocinquant’anni a questa parte, anche il “pornismo” si presenta al pubblico accompagnato da un corollario teorico. Hai iniziato prima a dipingere donne nude, oppure a giustificare tramite la filosofia la tua passione per il nudo?

Ho iniziato prima a dipingere donne nude. Poi mi sono messo al lavoro per giustificare questa mia passione, e glissare sulla consueta domanda “disegni solo donne, perché?”. Forse non sono riuscito a giustificarmi, ma ho reso la risposta così complessa che ormai in pochi la fanno.

Pornsaints is an artistic approach to porn, a pornographic approach to art, a pornartistic approach to religion.”
Nel tuo saggio di presentazione del progetto “pornosante” descrivi la santità e la pornografia, ma non l’arte. Che cos’è l’arte per te?

Questa è una domanda complessa. Da un punto di vista generico – e sintetico – direi un metodo di indagine, creazione ed espressione, tre concetti che trovo spesso coincidenti. Dal punto di vista privato, una necessità.

“Il pornosanto è colui che raggiunge la santità attraverso la pornografia… raggiunge l’assoluto scavalcando l’uomo attraverso la massima e contemporanea partecipazione a caratteri opposti del mondo umano”, si legge nel tuo saggio. Ci spieghi meglio cos’è la contemporanea partecipazione a caratteri opposti dell’uomo? Ci faresti un esempio?

In questo caso intendo la partecipazione al sesso e contemporaneamente il distacco dall’atto, il “recitare il sesso”. Di un/una porno star pensiamo tendenzialmente alla prima caratteristica, ma la seconda è più vicina all’ascetismo che all’ingordigia. Come dicono in molti del settore, non c’è nulla di meno sensuale di un set pornografico.

Ammesso e non concesso che comportamenti o situazioni contraddittori portino alla perdita di individualità e personalità dell’uomo, questa non è che una condizione psicologica. Come si passa da questa condiziona alla santità?

Chi subisce una perdita dell’individualità e può tornare a raccontarlo (se non avviene con la morte insomma) tende a spiegare l’esperienza facendo ricorso al trascendente e al divino. Le vite dei santi di ogni religione sono piene di descrizioni analoghe. Tu mi dici che è una condizione psicologica, ma chi la descrive come una “fusione in dio attraverso la perdita del sé” la definisce un’esperienza religiosa. Personalmente la direi un’esperienza esistenziale, una parola che a dirla tutta non significa nulla, ma lascia intendere che non nego né che sia psicologica né che sia “divina”. Trovo infatti che siano due modi di descrivere la stessa cosa, e non credo che uno sia più corretto dell’altro.

Il qualunquismo della santità pornografica è tale perché non ha bisogno di una fede? O è forse la pornografia la massima fede dell’uomo occidentale, laico, edonista?

Sì, il qualunquismo della santità pornografica è tale perché passa attraverso concetti religiosi senza saperlo. Quanto alla pornografia, più che la massima fede dell’uomo occidentale, trovo che ne sia una delle massime espressioni.

I tuoi lavori e quelli del collettivo hanno mai ricevuto censure o sono mai stati giudicati blasfemi? Quanto è importante la componente provocatoria e dissacrante nel concepire le vostre opere? Oggigiorno non è banale sbandierare la pornografia e irridere la religione?

Ogni tanto ricevo e-mail di soldati di Cristo nervosi, e i giornali spesso mi censurano per l’elemento religioso intrinseco a Pornsaints. Trovo deprecabile, inutile e antiquato dissacrare e provocare a tutti i costi, è una delle cose che disprezzo di più, nell’arte come nelle persone. Sembra strano detto da me, ma se mai pensassi che quel che faccio è provocatorio smetterei di farlo; è una semplice riflessione sull’arte e la religione, e mi stupisco sinceramente che possa essere trovata dissacrante. Ci sono due tipi di scandalo, quello ricercato per attirare l’attenzione e quello inavvertito, l’effetto collaterale di qualcos’altro: il primo è moda e il secondo è arte. Personalmente odio la moda ed amo l’arte, dunque spero di lavorare per il secondo.

Un’ultima domanda sul collettivo artistico: come è nato? Ti sei preso la briga tu da solo di sottoporre la tua idea a tutti questi artisti e di coordinarne i lavori? Ci puoi parlare delle prossime mostre, eventi, pubblicazioni legati a Pornsaints?

È nato nel 2007 a seguito dell’affermazione di un mio amico, Gregorio Magini, «disegni sempre donne perché non lavori con le porno star?». Da lì mi venne l’idea di Pornsaints, e ho sempre coordinato e curato tutto personalmente, aiutato ovviamente dallo staff delle gallerie e dei luoghi dove abbiamo fatto le mostre, come anche dagli artisti stessi, che si sono appassionati al progetto. Per ora non c’è nulla in programma, ma visitando il sito www.pornsaints.org si è sempre aggiornati. Nel frattempo dovrebbe apparire presto o tardi un mio articolo sull’argomento (probabilmente su Orwell, inserto culturale di Pubblico) e sto lavorando a un romanzo a puntate, per ora pubblicate su il Post, che in un certo senso evolve (e per quel che mi riguarda conclude) l’idea di pornosantità.

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