[Imprimatur] Ho fatto sesso con Cindy Crawford

Ha ancora senso scrivere di porno in un’epoca secolarizzata come la nostra?

Pietro Terzi
La Piattaforma

Ha ancora senso scrivere di porno in un’epoca secolarizzata come la nostra? Sì, perché la pornografia è ritenuta ancora oggi un elemento perturbante, e lo dimostra la semplicità con cui viene liquidata a ogni livello, tanto dall’opinione pubblica quanto dalla comunità intellettuale.

L’obiezione principale può essere riassunta in questo modo: la pornografia è la mercificazione/reificazione del rapporto sessuale. Questa critica mira a esorcizzare il problema, affermando che la retorica visuale dei filmati pornografici (le trame ridicole, il lessico adoperato, la mimica, la rigida successione delle posizioni e delle pratiche) comporti la riduzione dell’amplesso a una fredda meccanica impersonale.

Il portato scandaloso e indecente della pornografia, quindi, non consiste tanto nella violazione del tabù, lo svelamento dell’intimo, bensì nella riproposizione stereotipata di un atto, l’accoppiamento, che avrebbe la pretesa di essere ogni volta unico, ogni volta il primo e l’ultimo del suo genere: esorcizzare il porno dispensa dalla consapevolezza che, osservato dall’esterno, ogni rapporto sessuale si assomiglia. È la nostra stessa eccitazione a dimostrarlo. Noi integriamo con il nostro godimento quello degli attori, per cui non si dà mai una reificazione definitiva. La soddisfazione del desiderio ha bisogno dell’Altro, reale o fantasmatico che sia. La scena pornografica non è esaurita dal set: include anche lo spettatore. La rappresentazione è per lui, e questo impedisce che tutto si riduca a pura e semplice ritualità animale. È il funzionamento stesso della sessualità umana: l’atto in quanto tale non è sufficiente e dobbiamo integrare con un supplemento narrativo.

Slavoj Zizek, in L’epidemia dell’immaginario, racconta una barzelletta a questo proposito illuminante. Un povero disgraziato, dopo un naufragio, si ritrova su un’isola deserta con Cindy Crawford e, in qualche modo, riesce a fare sesso con lei. Quando la Crawford gli chiede se sia soddisfatto, lui ammette di avere ancora una richiesta: vuole che lei si disegni dei baffetti finti e si vesta come il suo migliore amico. Pensando che si tratti di una forma di perversione, l’attrice acconsente; al che lui le si avvicina e le dice: “Lo sai cosa mi è appena successo? Ho fatto sesso con Cindy Crawford!”

Da un certo punto di vista, il porno è più innocente di ogni nostra fantasia. Affermare che la pornografia sia reificazione o mercificazione significa sostenere che vi sia qualcosa da svilire, una supposta dimensione intima pura e innocente, come se i nostri rapporti sessuali non fossero già parte di un dominio pornografico, di una grande narrazione in cui l’assoluta banalità dell’atto sessuale viene continuamente fuggita e censurata. Il filmato pornografico standard è esagerato e grottesco (anche se sarebbe meglio dire iperrealistico) proprio perché è il nostro immaginario sessuale a essere iperbolico.

In questo senso, la pornografia è problematica e perturbante dal momento che, nel fornire un intreccio base come supporto alle nostre fantasie, rivela un’evidenza inconscia che se portata alla coscienza risulterebbe traumatica: la vera degradazione animale, dato il carattere iperculturale della nostra sessualità, non è l’accoppiamento mostrato dal filmato a luci rosse, ma piuttosto quello finalizzato alla procreazione che avviene nella camera da letto.

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