[Imprimatur] Il corpo laido della società contemporanea

Recenti studi sociologici confermano che in Italia la pornografia tradizionale ha perduto il suo antico potere di attrazione sulle fasce sociali che in media ne facevano più uso, vale a dire i giovani, gli uomini sposati e Matteo Renzi.

Eric Barnabei, per gentile concessione di Internazionale. Tutti i diritti riservati.

Recenti studi sociologici confermano che in Italia la pornografia tradizionale ha perduto il suo antico potere di attrazione sulle fasce sociali che in media ne facevano più uso, vale a dire i giovani, gli uomini sposati e Matteo Renzi.
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare conoscendo i sondaggi relativi alle loro intenzioni di voto, i giovani maschi italiani nati a cavallo del nuovo millennio non passano le loro giornate chiusi in bagno a sfogliare l’ultimo catalogo di Postal Market.

Non si tratta nemmeno di un problema legato all’aggiornamento tecnologico: i vari siti pornografici come You Porn, Porn Tube e simili, dopo aver conosciuto nell’ultimo decennio un incremento costante del numero di utenti abbonati e di visualizzazioni, subiscono adesso un calo di popolarità che li avvicina ai livelli di gradimento della Lega Nord, o della gonorrea.

Su Internet circola già da tempo un video in cui un signore, con la scusa di voler selezionare alcune attrici per un film porno, chiede alle aspiranti attrici di fare sesso con lui davanti a una telecamera. Naturalmente il film non esiste, e il signore non è un vero agente di casting: “queste cose non ti possono eccitare perché sai che sono finte”, dice Silvio B., 76 anni, di Milano, “molto meglio farle nella realtà. Oltretutto, io non avevo neanche bisogno di fingere, dal momento che possiedo tre reti televisive nazionali e controllo indirettamente l’offerta televisiva di gran parte di questo Paese (maiuscola mia, n.d.r.)”.

Entro al liceo scientifico “Carolina Matilde” di Carate Brianza. Mi avvicino ad alcuni ragazzi che stanno giocando con l’i-Phone. Quando intavolo il discorso “pornografia” non trovo arrossamenti, inibizioni, risatine vagamente isteriche: “quella roba lì non la capisco”, dice Giulio F., 14 anni, “una volta abbiamo scaricato un film porno: una noia mortale. La storia era più scontata di una canzone di Rihanna”. A lui si sovrappone Marco B., stessa età, che aggiunge: “Con la mia ragazza mi diverto di più. Io adoro il bondage e lo spanking, lei legge Gramellini: ci siamo trovati”. “Diciamo che il porno è più utile di un libro di Fabio Volo se vuoi veramente sapere com’è il sesso”, afferma Angelica R., 15 anni, “ma comunque non ne hai bisogno se hai fatto lo scout”.

Ascoltando questi ragazzi, viene da chiedersi se la pornografia tradizionale abbia ancora un significato al giorno d’oggi: “la risposta è no”, mi risponde con sicumera Cesare Gambuzzi, uno tra i più noti esperti di materiale pornografico a livello mondiale, un cinquantenne di media statura che gira per la sua villetta a due piani con la levità di un’attrice di prosa di fine Ottocento, contornato da uno sgargiante foulard viola: “lo sa che cosa eccita l’uomo del ventunesimo secolo?”, mi chiede, recuperando una chiavetta USB dalla bocca di una leonessa di marmo in reggicalze: “un’emozione vera. Provi a dare un’occhiata a questo materiale”.

Decido di sperimentare la pornografia del ventunesimo secolo insieme alla mia compagna, anche perché è da un po’ che non si batte chiodo e l’artigianato in Italia ha bisogno di manodopera qualificata, non so se mi capite.

Quando scopro che si tratta di una puntata di “X Factor” – il talent show presentato tra gli altri da Simona Ventura – sublimo il mio desiderio di rottamare Cesare Gambuzzi in una lunga sequela di epiteti disfemistici che sembra una traduzione dal cinese fatta con Google Traduttore. Sullo schermo intanto scorrono le immagini di ragazze e ragazzi che non hanno superato le selezioni. Gente senza il Fattore X, tipetti un po’ choosy evidentemente inariditi dalla monotonia del posto fisso. Una ragazza piange disperata. La telecamera indugia sul particolare degli occhi gonfi, arrossati, straripanti di lacrime.

Prima che il quadretto strappalacrime mi ricordi troppo Elsa Fornero, decido di alzarmi e non già di spegnere il computer, ma di distruggerlo a calci: “e se lo facessimo anche noi?”, domanda a un certo punto la mia dolce metà. “Che cosa?”, le dico, “distruggere un computer? Facciamolo pure, ma poi non lamentiamoci se nel giro di qualche anno ci troviamo gestiti da Casaleggio”. Julie mi guarda dritto negli occhi: “parlavo di quei ragazzi. Hai visto come piangevano? Tu non hai mai pianto così, Eric. Che lacrime grosse, cazzo. E i loro volti. Li hai visti i loro volti, Eric? Sembravano vivi”.

In definitiva, tutto lascia pensare che la pornografia contemporanea abbia come oggetto il corpo e le sue manifestazioni visibili, ciò che sembra trasgredire la perfezione imbalsamata del conformismo televisivo. “Non è un caso”, spiega ancora Cesare Gambuzzi, “che ogni giorno siamo bombardati da immagini di guerra, con cadaveri esplosi, bruciati, insanguinati o fatti a pezzi; o dalle ricostruzioni morbosamente dettagliate di torture, omicidi, suicidi; o dall’abbronzatura di Carlo Conti. La ragione finale risiede nell’integrità violata del corpo, e nell’ardente desiderio di ricostituirla, da parte di chi assiste allo scempio”.

Ma a parte le considerazioni sulla qualità di “Ballarò”, risulta chiaro che anche un’emozione intensa, così come lo smembramento di un corpo, si colloca come una rottura dell’ordine costituito, un’oscenità, che comporta il piacere libidinoso della trasgressione; almeno fino a quando la frattura della normalità non si ricompone, e ti becchi quattro anni per frode fiscale.

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