[Imprimatur] Intervista a Donatella D’Angelo

Il 17 ottobre 2012, nella già telematicamente logorroica redazione di Mumbleduepunti, sono giunte le foto di Donatella D’Angelo ad alimentare una discussione incentrata sui temi della privacy e del diritto d’autore.

Emiliano Rinaldi e Giacomo Vincenzi

Il 17 ottobre 2012, nella già telematicamente logorroica redazione di Mumbleduepunti, sono giunte le foto di Donatella D’Angelo ad alimentare una discussione incentrata sui temi della privacy e del diritto d’autore. Abbiamo deciso di porle alcune domande, pubblicando alcune di queste immagini: lasciamo ai lettori il giudizio.

Da quanto ti occupi di fotografia? Ho visto sul tuo sito che ti occupi anche di altre forme artistiche, credi che ognuna si adatti meglio a un determinato soggetto o segui un’ispirazione per così dire
estemporanea?

Lavorando nel campo della grafica e della pubblicità mi sono sempre occupata d’immagine. Molti dei miei lavori sono frutto di una vera e propria contaminazione di generi, dalla pittura, al collage, all’elaborazione virtuale. Poi da qualche anno ho cominciato a sentire l’esigenza di esprimere qualcosa di più personale e la fotografia è senz’altro il mezzo espressivo più adatto alla mia ricerca. Per la scelta dei progetti seguo molto l’istinto, i miei pensieri, se proprio devo, potrei definirmi un’artista di pancia. Comincio in una direzione senza avere la più pallida idea di dove finirò.

Da dove nasce la passione per il nudo? È il tuo genere preferito o ce ne sono altri che ti interessano di più?

Il mio lavoro sul corpo non è casuale, viene da una necessità di riconciliazione, di riprendere contatto con la mia identità e la mia immagine interiore perché io penso che non si possa scindere l’anima dal corpo che la contiene. È un lavoro su me stessa, iniziato un paio di anni fa, che creativamente si è sviluppato, all’inizio, sotto forma di scrittura autobiografica per poi arrivare all’autoritratto fotografico e al nudo (ma non solo). Il nudo è una conseguenza naturale di questo percorso, perché esprime il linguaggio che unisce il nostro mondo visibile con quello invisibile. La fotografia, come mezzo espressivo, ha in sé proprio la capacità di veicolare questo linguaggio non verbale. Amo il nudo, e tutto ciò che mi riporta al corpo, come per esempio l’espressività di un volto in un ritratto o il movimento nella fotografia sportiva.

Ci parli del progetto che presenti in anteprima su questo numero collettivo? Perché hai scelto le chat porno?

Non è stata una scelta concettuale, ci sono arrivata. Sappiamo tutti quanto Internet abbia rivoluzionato il mondo del computer, delle comunicazioni e anche il mondo delle relazioni. I social network, la chat e la webcam sono entrati prepotentemente anche all’interno della coppia. Si è sviluppato un nuovo linguaggio e un nuovo modo di interagire tra amici e amanti, diverso da quello a cui ero abituata io, a cui pian piano mi sono adeguata (non senza difficoltà). A un certo punto mi sono chiesta quale potesse essere per me la linea di confine.

Questo progetto ancora in corso d’opera, La carne chiede coraggio in cambio della fede, è nato proprio da una mia riflessione personale sui limiti. Da lì il tema dell’amore in webcam. Dove sta il limite, si può fare sesso in webcam per amore? La webcam enfatizza la narcisistica tendenza dell’umano a mostrarsi? Fino a che punto è lecito? Questo flusso di pensieri mi ha portato fino alle ragazze delle chat porno. Mi sono chiesta quale fosse il loro di limite. La cosa che mi ha colpito di più non è stato l’atto sessuale o di masturbazione, ma la consapevolezza di queste ragazze davanti alla webcam, quel sottile menefreghismo (ti mostro il capezzolo mentre finisco di fumare la sigaretta), quello spazio di finta seduzione tra l’accensione delle cam all’atto vero e proprio, che ho trovato essere il ponte o punto in comune tra chi si mostra in webcam “per amore”, chi lo fa “per soldi”, o chi solo per soddisfare una “pulsione narcisistica”.

Noi della redazione abbiamo discusso a lungo e in maniera approfondita sulla liceità del tuo lavoro, per la forza visiva con cui costringe a indagare la sfera morale. Puoi spiegare ai nostri lettori perché è importante una riflessione del genere? Come rispondi alle eventuali critiche di volgarità che potrebbero accompagnare un’esposizione di queste immagini?

Prima di tutto vorrei dire che non ritengo le mie foto volgari, se per volgari si intende visualizzare l’atto sessuale o le ragazze in pose particolarmente indecenti. Anzi, mi sembra di aver colto in un atteggiamento provocante una sfumatura quasi innocente (se posso usare il termine in un contesto che non è propriamente innocente). Esteticamente è un’immagine pulita. Se un’immagine, poi, fa discutere, vuol dire che ha colto nel segno. Un’immagine viva porta a riflettere, passa un messaggio. Solleva questioni etiche e morali. E questo io lo vedo come un bene. La capacità di porsi delle domande è fondamentale perché le domande mettono in dubbio l’ovvietà dei contenuti. Fotografare l’atto sessuale alla fine è banale. Con questa serie di fotografie invece, che mostrano il mio personalissimo punto di vista, non voglio dare risposte, ma, appunto, creare dubbi.

Un’ultima domanda, più caustica, che riguarda la concettualizzazione e conseguente categorizzazione dell’arte. Il tuo è un “progetto fotografico” basato su dei capture frame in una chat erotica. Se si ripetesse la stessa operazione con Street View, selezionando 10 monumenti celebri della penisola, e proponendolo come una ricerca fotografica sulle città d’arte italiane, nessuna rivista di settore la accetterebbe. Ritieni che la tua operazione sia diversa?

Non sono così sicura che un’indagine sui monumenti non interessi a nessuno, dipende molto da ciò che sta dietro all’immagine e dalla visione del fotografo. Certo che se si parla di pornografia si toccano altre corde. Allo stesso tempo, però, è anche più rischioso perché molti argomenti al limite, considerati tabù, sono percepiti come potenzialmente pericolosi e non sono sempre trattati con la dovuta attenzione. Ma non solo per le questioni etiche e morali che possono sollevare, non dimentichiamo che la pornografia on line, e non solo, è un mercato tra i più redditizi, con milioni di utenti e di utili.

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