[Imprimatur] Mignon

Nella mia città, Ferrara, tra le tante altre cose c’è un luogo in cui il porno conserva ancora una dimensione di mistero e proibizione.

Alessandro Orlandin (foto di Thomas Malaguti)
Occhiaperti

Nella mia città, Ferrara, tra le tante altre cose c’è un luogo in cui il porno conserva ancora una dimensione di mistero e proibizione. Una sorta di incanto andato perduto con lo sviluppo della pornografia sul web. Nell’epoca in cui anche un dodicenne può vedere un filmato hard su uno smartphone, Ferrara cela nel suo centro storico un cinema a luci rosse.

Una sala che da più di vent’anni offre ai suoi avventori tre proiezioni al giorno abbracciando tutti i generi dell’ampia produzione italiana e internazionale. Quasi un sussulto in chiave vintage. E la cosa più interessante è che questa sala si trova all’interno di una vecchia chiesa sconsacrata. Il Cinema Mignon è situato nel nucleo abitativo più antico di Ferrara, la parte medievale, nel famoso ferro di cavallo composto dalle vie attorno a Fondobanchetto.

Ebbene, sembrerebbe che l’ex chiesa sia stata la prima cattedrale di Ferrara, nel periodo dell’alto medioevo. In effetti, come mi hanno fatto notare, è dedicata a Pietro e Paolo, i santi maggiori, quelli a cui si dedicano le chiese più importanti. Dalla targa su uno dei lati si evince che la chiesa fu sconsacrata parecchio tempo fa, almeno da un paio di secoli, poi adibita a chissà cosa e restaurata negli anni Quaranta del Novecento.

Nel dopoguerra gli interni non avevano già più l’aspetto di una chiesa: era il periodo del miracolo italiano, quando il passato non sembrava contare più nulla se rapportato alle necessità contingenti di espansione, quando le mura delle città venivano abbattute per fare degli orrendi condomini. L’ex basilica divenne un cinema, un cinema “normale”.

Negli anni Ottanta, anche se le voci sono contrastanti e mancano documenti certi (nemmeno l’attuale gestore lo sa con precisione) da cinema tradizionale il Mignon diventa un cinema “speciale”, pornografico. L’evoluzione è conclusa, da chiesa a cinema hard e ci sono voluti quasi trecento anni. Sarà per questo che quasi nessuno se n’è accorto?

In città il Mignon è oggetto di leggende metropolitane e battutacce tra i giovani. Quando me ne parlarono la prima volta mi dissero che le poltroncine erano rivestite di nylon, per motivi che si possono immaginare. Falso. Le poltrone sono come quelle di un cinema qualunque, pure comode. E parlando con Giuseppe, il simpatico bigliettaio che passa le giornate all’ingresso, si scopre che nel corso degli anni l’umanità più varia gli ha allungato lire ed euro per il biglietto d’entrata: ragazzi giovani, soli o coppiette, uomini di mezz’età, anziani, donne con il proprio partner, oppure sole.

In un ambiente popolarmente ritenuto ambiguo, indubbiamente vittima di preconcetti, le persone sembrano accettate per quello che sono. Si parla tranquillamente di amori omosessuali, rapporti consumati in fretta nell’ultima fila, frequentatori che hanno una famiglia e vite normali, preferenze sessuali un po’ stravaganti, il tutto con una percezione allegra ed equilibrata. Sembra quasi che le persone non siano giudicate attraverso le proprie idee o fantasie, ma siano persone, punto.

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