[Imprimatur] Porte chiuse

L'avvocato Ernest Pinard si diede un gran bel da fare per dimostrare che Emma Bovary non fosse una santa.

Michele Barbaro*
La rotta per Itaca

L’avvocato Ernest Pinard si diede un gran bel da fare per dimostrare che Emma Bovary non fosse una santa. Parigi, 1856, il Ministère public porta in tribunale Gustave Flaubert, colpevole di aver scritto un romanzo contro la morale e contro la religione. Emma Bovary non stava simpatica a tutti.

Tra la pagine incriminate del libro, una in particolare si impone per la sua potenza esplosiva, insinuante, erotica. Pagina che per prima verrà censurata. Eppure a prima vista pare una pagina inerme, quieta. Così non è, l’avvocato Ernest Pinard c’aveva visto giusto, quella pagina era terribile.

Questi sono i fatti: Emma Bovary viene dalla campagna francese, il suo matrimonio non la soddisfa, la noia è condizione permanente. Conosce un ragazzo, Léon, che diverrà il suo amante. Ecco quindi la scena che fece tanta paura all’avvocato Pinard ( “La chute a lieu dans le fiacre”! diceva Pinard durante il processo): Emma e Léon, il suo giovane amante, camminano indisturbati sotto le volte gotiche della cattedrale di Rouen. Il desiderio li coglie all’improvviso, Léon convince Emma a noleggiare alla svelta una carrozza. Ecco quindi la carrozza, e il genio nero e terribile di Flaubert. Emma e Léon entrano nella carrozza, desiderosi, eccitati, giovani.

Ma la porta della carrozza si chiude, e niente verrà detto di quello che accadrà all’interno. Flaubert ci racconta delle vie di Rouen, ci descrive il lento muoversi della carrozza. “Continuez, fit une voix qui sortait de l’intérieur”. Lo scrittore non ci dice mai cosa stiano facendo i due innamorati. Nessuna piccola caviglia viene descritta, nessuna spalla nuda scoperta, solo il lento muoversi di una carrozza per le vie di una città di campagna.

“Marchez donc ! S’écria la voix plus furieusement”. Artificio retorico dei più subdoli. Flaubert ci induce a immaginare quei due ragazzi eccitati e desiderosi dentro la carrozza. Lo scrittore ci consegna il regalo più velenoso, la libertà. Libertà di pensare quello che più ci piace. Emma nuda, sdraiata, sopra, sotto, avanti o dietro. Flaubert non ama l’uomo, e non ama l’umanità. Sa bene che lasciato a se stesso, l’uomo è essere abietto, sporco, misero. L’immaginazione è il teatro degli orrori, e in quel teatro Emma e Léon si concedono ai peggiori vizi, alle peggiori perversioni, ecco un distillato di pornografia. Più delle foto dei giornalini, più dei clic frenetici sulla rete, delle videocassette rubate, la carrozza di Rouen ci racconta l’eros segreto e intimo di ognuno di noi.

Perché su quella carrozza Emma e Léon siamo noi e le nostre mille rosse fantasie; Flaubert ce li regala, ce li  consegna, conscio che il regalo finirà in mille pezzi. “Puis vers six heures, la voiture s’arrêta dans une ruelle du quartier Beauvoisine ; et une femme en descendit qui marchait le voile baissé, sans détourner la tête”.

Alla fine Flaubert verrà assolto da tutte le accuse. Emma Bovary, adultera e suicida diverrà un’eroina universale. L’avvocato Pinard perse la causa. Ma il povero Pinard aveva capito cosa sarebbe successo in seguito. Quella pagina disturbava davvero la morale, di più, la incendiava. Quella porta chiusa della carrozza non avrebbe mai dovuto essere aperta. Ma la tentazione era forte. Abbiamo prima spiato dalla serratura, poi cercato di aprire e infine sfondato la porta. Pinard l’aveva capito. E allora aveva ragione quell’altro scrittore che diceva “L’inferno sono gli altri” cara Emma, (scrittore che ha dedicato duemila pagine a Flaubert), se il giudizio spetta a noi, non sei una santa, perché noi siamo dei demoni.

 

 

*Errata Corrige: erroneamente attribuito a Fabio Baldoni sulla versione cartacea di Imprimatur

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