[Imprimatur] Zoofania in quattro svolte

Quando Tobia arrivò alla chiesa tutti i bambini erano già in fila dietro don Selenio, lui arrivò col fiatone, il prete gli sorrise.

Andrea Masotti
Il Traghetto Mangiamerda

1.

La lingua di lei indugiò alla base del pene, per poi risalire fino alla punta, lentamente. Lui la guardava ansimando, a tratti chiudeva gli occhi, adesso l’erezione era dura come un piccone, la bocca la conteneva tutta. Continuarono così per un po’, nella penombra della stanza si sentivano solo i loro respiri e i loro gemiti. A un certo punto si girarono su un fianco, senza parlarsi, lui si piegò a leccarle il collo, mentre scendeva piano verso il seno, sorvolando la pancia, girando attorno all’ombelico, fino al pelo bagnato in mezzo alle gambe.

La foga aumentava, le loro bocche erano adesso unite, le lingue vorticavano una sull’altra, lui si alzò per penetrarla, si inarcò all’indietro, lei si mise carponi e voltò la testa di lato, sul cuscino, e in quel momento vide la sveglia:
“Cavoli! Le quattro!”
“Uh?”
“Hai catechismo, Tobia!”
“Porca puttana, è vero! Proprio oggi! Uh, mi devo rivestire. Non ho neanche pronta la merendina!”
“È già nello zainetto, sciocchino. E non dire parolacce!”
“Va bè, scusa nonna. Ciao nonna.”
“Ciao Tobia. E non fermarti per strada, eh!”
Che birba il mio Toby, pensò la nonna guardandolo uscire.

2.

Quando Tobia arrivò alla chiesa tutti i bambini erano già in fila dietro don Selenio, lui arrivò col fiatone, il prete gli sorrise. I bambini lo salutarono tutti con grida gioiose, rotolando sul sagrato, don Selenio si limitò a sorridere, ancora diffidente. Era ancora diffidente, don Selenio, non si era ancora abituato all’idea. Tutto il clamore che avevano fatto i giornali e le televisioni nei mesi scorsi si era spento, tutto il paese pareva aver accettato quella specie di abominio, questo Tobia, come una cosa ormai normale. Ma la chiesa, si sa, è per costituzione reazionaria, restia ad accogliere il nuovo, ma insomma, dovranno pur ammettere – si stava dicendo in quel preciso momento il prete – che un cane che parla e si comporta come un umano, mah, a me pare ancora un abominio. Credente, poi, che assurdità. Mah.
3.

Entrarono in parrocchia tutti in fila, i bambini ancora festosi (tranne il piccolo Sebastiano, che stava pensando a Lautrec), e don Selenio ebbe il suo bel da fare per richiamare tutti a un più rispettoso silenzio. Quel giorno era più importante degli altri: sarebbe venuto a far loro visita Dio. Aveva chiamato poco prima, dicendo che avrebbe tardato, imprevisti, il prete ne fu segretamente felice, avrebbe potuto spiegare per bene alla classe come avrebbero dovuto comportarsi.
“Niente parolacce, mi raccomando… Guai se sento chiasso… Avete capito bene chi è che viene oggi? Colui che ha creato… Che ha creato?”
Il prete sperava in un coro di risposte, ma i bambini, si sa, sono per natura ritrosi, restii a dimostrarsi diligenti davanti ai loro compagni. A rispondere fu Sebastiano:
“L’universo e tutto quanto.”
“Bravo!” disse a gran voce don Selenio.
“Sfigato”, mormorò tra i denti Tobia, “lo sapevo anch’io”, e prese a grattarsi con sprezzo dietro un orecchio.
In quel momento entrò Dio, senza bussare, sorprendendo un po’ tutti. Ci fu un attimo di imbarazzo collettivo, i bambini non si aspettavano quello che avevano davanti. Il prete sì, ovviamente lui lo sapeva, ma altrettanto ovviamente non ne aveva mai parlato alla classe. Quello che colse anche lui impreparato, in quel lungo attimo di silenzio, fu il pesante odore di birra che con l’entrata di Dio si sparse veloce in tutta l’aula.
“Ehm… Bambini, su, dite buongiorno a Dio!”
“Buongiorno signor Dio!” In coro, finalmente.
Ma Dio non rispondeva. Pareva valutare la situazione, si dondolava impercettibilmente da una gamba all’altra, si passava nervosamente una mano tra i capelli arruffati e la barba, gli occhi si muovevano a destra e a sinistra ma lo sguardo era assente – perso in chissà quali divini cosmi – il mento gli tremava, in un momento sembrò sul punto di cadere, fece uno strano suono con la gola, tirò su rumorosamente col naso, e solo a quel punto, con voce di caverna, riuscì a dire: “Buongiorno, bambini”, ma lo interruppe subito un violento sbocco di vomito.
Ritornò il silenzio, una pozzanghera di vomito si allargava tutto attorno a Dio, per terra, l’imbarazzo era adesso totale. Totale.
Fu Tobia a rompere il ghiaccio, lo fece senza pensarci, fu una pulsione naturale: si alzò, andò fino all’Altissimo, e con rumorose leccate ripulì tutto il vomito sul pavimento. “Bravo, cagnetto”. “Bau”.
4.

Bau! Bau bau!
Wof! Wof! Wowof, wof! Bau!
Grrrr… Wof! Bau!
Bau bau bau!
Bau, bau, bau.
Wof, bau. Grrrr!
Woffwoff, baubaubau! Bau Bau!
Grr Wof! Bau Bau Bau!
Grrrrrrr… Wof, bau.
Wof, bau.
Wof, bau.
Wof, bau.
Wof! Wof! Bau! Bau bau!
Bau, (arf), bau.
Bau! Bau!
Wof

More from pepito sbarzeguti

Capire per ricordare 2012

Riportiamo qui di seguito il programma di iniziative organizzate dagli Assessorati alla...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *