Leone Sinigaglia: la musica delle alte vette

Leone Sinigaglia, compositore nato a Torino, fu vittima della censura fascista per le sue origini ebraiche

È di recente pubblicazione, per la casa editrice Il Segno dei Gabrielli, il libro Leone Sinigaglia. La musica delle alte vette (116 pp., 15,00 €), biografia dell’omonimo compositore tanto importante in ambito musicale quanto poco conosciuto a causa della censura fascista che lo colpì. Ce ne fornisce un ritratto Annalisa Lo Piccolo, co-autrice del volume assieme a Gianluca La Villa.

Una figura da riscoprire quella di Leone Sinigaglia, compositore nato a Torino nel 1868 e vittima, assieme ad altri illustri colleghi, della censura nazi-fascista per le sue origini ebraiche. Solo in tempi assai recenti la musicologia italiana si è impegnata nell’indagine e riscoperta della personalità artistica e umana di Sinigaglia, che seppe trarre dalla propria formazione internazionale esiti di grande interesse sia dal punto di vista della musica d’arte, sia sul fronte di un’indagine metodica e accurata sul canto popolare della sua terra, il Piemonte.

Appartenente a una famiglia dell’alta borghesia torinese, le frequentazioni familiari lo portano a entrare in contatto, fin dalla giovane età, con illustri esponenti del pensiero, delle arti e delle scienze, allora residenti nella capitale subalpina: lo scrittore Antonio Fogazzaro, lo scultore Leonardo Bistolfi, gli scienziati Cesare Lombroso e Galileo Ferraris. Nella città natale la prima formazione musicale, sotto la guida di Giovanni Bolzoni, avviene in un clima ricco di stimoli e proficui contatti, dominato dalla figura dell’illustre direttore d’orchestra Arturo Toscanini, col quale nascerà un rapporto di stima e amicizia destinato a sopravvivere anche alla scomparsa del compositore, che tanta importanza avrà nella diffusione dell’opera di Sinigaglia.

Alla passione per la musica affianca quella per l’alpinismo, che lo rende protagonista di importanti ascensioni sulle Alpi occidentali e della scoperta di nuove vie di risalita sulle Dolomiti d’Ampezzo.

Si reca sovente a Milano, ove frequenta Alfredo Catalani, Giacomo Puccini e Antonio Bazzini. È quest’ultimo a persuaderlo sulla necessità di completare la propria formazione all’estero, nelle grandi capitali musicali d’Europa. Spinto dal desiderio di studiare sotto la guida del grande Johannes Brahms, nel 1894 Sinigaglia si trasferisce a Vienna; Brahms non si dedica all’insegnamento, ma, in nome della fiducia ispiratagli dal giovane torinese, lo indirizza presso l’amico e collega Eusebius Mandyczewski, al quale si affianca per cinque anni, approfondendo la propria formazione attraverso lo studio del contrappunto osservato, dell’armonia classica e delle tecniche di orchestrazione. In questi anni nasce lo splendido Concerto per violino e orchestra in La maggiore, dedicato al violinista bolognese Arrigo Serato. L’amicizia con Oskar Nedbal e Joseph Suk, membri del Quartetto Boemo frequentati a Vienna, consentono a Sinigalia di entrare in contatto con Antonin Dvořák; nel 1900 si trasferisce a Praga e l’esperienza di studio con il grande compositore boemo lo porta a scoprire il fascino e il valore storico del canto spontaneo di tradizione orale.

Rientrato in patria nel 1901, si dedica alla raccolta e all’indagine sistematica, in chiave etnomusicologica, del patrimonio popolare della collina di Cavoretto, vicino Torino. Trascrive un’enorme quantità di melodie e varianti, raccolte dalla viva voce degli informatori, e arrangia molte di esse per canto e pianoforte, sotto l’influenza della lirica da camera tardoromantica di area germanica. Altre celebri pagine di Sinigaglia recano traccia del grande amore per la musica della sua terra, come le Danze Piemontesi e la Suite per orchestra “Piemonte”, lavori legati alla personalità di Toscanini, che di frequente le eseguirà in Italia e negli Stati Uniti; i primi anni del Novecento vedono la nascita inoltre dell’Ouverture “Le baruffe chiozzotte”, lavoro di grande brio e freschezza melodica.

Nei decenni successivi la produzione di Sinigaglia diminuisce notevolmente, restando impermeabile alle avanguardie che si affacciavano sul panorama musicale del Novecento (dodecafonia, serialità, neoclassicismo); sono anni comunque assai ricchi di contatti e relazioni con interpreti e impresari, che vedono la sua musica conquistare numerose platee italiane e internazionali.

L’ascesa al potere del fascismo e la conseguente svolta antisemita del regime ne condannano l’opera a un oblio, che purtroppo persiste a tutt’oggi: la sua musica è bandita da qualsiasi esecuzione pubblica e quanto pubblicato a stampa viene ritirato dalla circolazione.

L’esistenza di Sinigaglia si conclude in maniera assai tragica sul finire del secondo conflitto mondiale. Costretto a nascondersi a causa della sua origine ebrea, anziano e malato, presso l’Ospedale Mauriziano di Torino, si spegne il 16 maggio 1944 a causa di una sincope cardiaca, nel momento in cui le guardie della milizia nazifascista irrompono nella sua camera per arrestarlo.

 

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ANNALISA LO PICCOLO. Nata a Ferrara nel 1982, dopo gli studi presso il Conservatorio della sua città, si è laureata in Conservazione dei Beni Musicali all’Università di Bologna, per poi perfezionarsi in filologia musicale e storia del melodramma sotto la guida di Marco Beghelli e Lorenzo Bianconi. Collabora, in veste di musicologa, con diverse realtà musicali presenti sul territorio, quali l’Accademia Bizantina di Ravenna, la Fondazione Teatro Comunale e il Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara, l’Archivio del Canto dell’Università di Bologna, il Comitato per i Grandi Maestri e l’Orchestra Città di Ferrara.

GIANLUCA LA VILLA. Nato a Milano, avvocato, docente di diritto presso l’Università di Ferrara e autore di numerose monografie di diritto societario e industriale, appassionato cultore della letteratura violinistica, si è avviato alla scoperta dei grandi solisti dell’età dell’oro del violino: da Aldo Ferraresi – di cui ha promosso l’edizione completa delle registrazioni RAI – a Vasa Přihoda, Ferenc de Vecsey, Mischa Elman. A tal fine ha costituito a Ferrara il Comitato per i Grandi Maestri. Ha scritto Violin Companion (1998), La Sala bianca della musica (2007), Tempo da Maestri (2012).

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