Modena – I GD non scendono in campo

I Giovani Democratici di Modena e provincia non sentono la necessità di esprimersi.

I Giovani Democratici di Modena e provincia non sentono la necessità di esprimersi. Non hanno troppe ambizioni, tutto sommato si trovano bene con la classe dirigente fornita dall’ecosistema politico modenese. E poi perché menarsela e sbattersi per una corsa probabilmente a perdere? Come avrete intuito, mi riferisco alle candidature per le elezioni politiche del prossimo febbraio, le cui regole di selezione definitive saranno rese note soltanto oggi.

Tramontata l’ipotesi di candidatura di Luca Gherardi, vicesindaco di Camposanto, persona di grande competenza e stimato in maniera trasversale da elettori di diverse generazioni, Giuditta Pini ha perso il partner maschile con cui rappresentare i giovani modenesi “votabili” a livello parlamentare. O almeno provarci. Perché si potrà essere più o meno in sintonia con le istanze politiche di Pini, ma bisogna riconoscerle la volontà di misurarsi, darsi da fare, esprimersi ed esporsi. Anche a un’eventuale batosta. Invece noi giovani maschietti che facciamo? Tentenniamo, elucubriamo su tatticismi e politicismi che esistono solamente nei nostri intricati discorsi e affoghiamo nel non detto, perché forse, forse, non abbiamo granché da dire.

È l’immagine di una “giovanile” che sembra sì e no toccata dalla crisi economica e politica, e che quindi non propone soluzioni a problemi che non conosce. In un momento di forza del maggior partito di centro-sinistra, i giovani balbettano.

Ho iniziato a seguire i Giovani Democratici qualche anno fa e sono rimasto sin da subito sorpreso dal predominio del pettegolezzo sulla dialettica dei contenuti – politici – del partito di cui si fa parte. Ci sono militanti che durante la campagna delle primarie si sono resi ridicoli a forza di attaccare con slogan Renzi & co. Io sono felice quando vedo una persona criticare le altrui posizioni, ma vorrei che si esprimesse, che mettesse nero su bianco i ragionamenti che lo portano a tifare per un candidato piuttosto che per un altro. Voglio un ragionamento politico espresso e fruibile dal pubblico, dagli elettori. Un ragionamento a partire dal quale dialogare e confrontarsi, anche in maniera accesa, e grazie al quale un candidato possa convincere l’altro. Ma questa sembra un’utopia perché nel partito impersonale, collettivo, organizzato, qual è il PD di Bersani si discutono poco le idee e troppo le persone.

In fondo ai giovani maschi va bene così. Contenti del pettegolezzo e della protezione di alcuni adulti dominanti, preferiscono spendersi – poco – per le poche idee conosciute dei veterani, piuttosto che emanciparsi e ambire a portare avanti le proprie idee. Per le feste (democratiche) comandate celebriamo nostalgicamente un Partito mai conosciuto e nato da un giovane rompicoglioni con due palle così, nani sulle spalle dei giganti. Quando avremo anche noi il coraggio, e la fame, di immaginare una società diversa, forse i nostri avversari smetteranno di vincere le elezioni contro i “comunisti”. E saremo degli antifascisti più credibili.

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