Sette chiese per una croce

Questa è la storia vera di un cittadino qualunque. Un cittadino di sinistra, senza tessera e senza partito, magari non troppo informato, ma che vuole esprimere il suo parere votando alle primarie.

Questa è la storia vera di un cittadino qualunque. Un cittadino di sinistra, senza tessera e senza partito, magari non troppo informato, ma che vuole esprimere il suo parere votando alle primarie. E dopo una lunga epopea, ci riesce.

Ecco i fatti, in breve.              

Mercoledi 21 novembre Il cittadino decide di informarsi riguardo alle modalità di voto delle primarie del centrosinistra consapevole del fatto che domenica 25 novembre non si troverà nel suo comune di residenza. Intraprende dunque il processo di pre-registrazione come fuorisede tramite invio di e-mail con scansione di un documento in allegato.

Sabato 24 novembre – Il cittadino si accinge a partire per il week-end, un viaggio in due tappe. La sera e la notte tra il sabato e la domenica la trascorre con gli amici al suo paese di origine (nel quale non risiede da una decina di anni). La partenza per la seconda tappa del viaggio, vale a dire la località in cui si è registrato per votare tramite invio di e-mail con scansione di un documento in allegato, è prevista per domenica 25 novembre in mattinata.

Domenica 25 novembre, ore 8:30 – Il cittadino riceve un’allarmante comunicazione: il suo nome non figura nell’elenco delle persone registratesi come fuorisede nel comune da lui prescelto per il voto. Gli viene quindi consigliato di tentare di votare nel comune in cui si trova, prima di partire.

Domenica 25 novembre, ore 10:30 – Il cittadino si reca al seggio del suo paese di origine (nel quale non risiede da una decina di anni), illustra la situazione e chiede di votare. Gli addetti al seggio si consultano. Due telefonate dopo gli viene comunicato che dovrà recarsi nel capoluogo di provincia dove vengono accettati i fuorisede anche senza pre-iscrizione. Il cittadino, oramai in ritardo sulla tabella di marcia del suo viaggio in due tappe, decide di partire alla volta della località in cui si è registrato per votare tramite invio di e-mail con scansione di un documento in allegato.

Domenica 25 novembre, ore 18:00 – Il cittadino tenta il tutto per tutto e si reca al seggio della località in cui si è registrato per votare tramite invio di e-mail con scansione di un documento in allegato. Gli addetti al seggio si consultano e decidono di consentire al cittadino di votare, assumendosi la responsabilità del malinteso.

E fin qui tutto bene. Peccato che, come molti prevedevano, si sia finiti al ballottaggio. Le avventure del nostro cittadino non sono ancora terminate.

Mercoledì 28 novembre – Il cittadino, tornato alla sua città di residenza, viene a sapere che da regolamento potrà votare in un seggio diverso rispetto a quello in cui ha votato al primo turno, previa comunicazione scritta. Invia quindi una e-mail a chi di dovere e riceve due risposte a distanza di due ore. La risposta uno (ore 12:00 circa) gli comunica che potrà votare nel suo seggio elettorale. La risposta due (ore 14:00 circa) lo informa che “SOLO NEL CASO IN CUI LA SUA DOMANDA VENISSE ACCETTATA riceverà una mail Sabato 1 dicembre entro le ore 20 in cui sarà indicato il seggio in cui recarsi a votare”.

Domenica 2 dicembre, ore 12:00 – Il cittadino, non avendo ricevuto nessuna comunicazione riguardo alla possibilità di votare si è oramai dato per vinto. Persone informate dei fatti lo esortano però a recarsi presso un determinato seggio (non quello della sua circoscrizione elettorale) e illustrare la situazione.

Domenica 2 dicembre, ore 17:00 – Il cittadino si reca al seggio indicatogli e chiede di poter votare. Una telefonata dopo gli viene comunicato che potrà votare, sì, ma al seggio della sua circoscrizione elettorale. Il cittadino, con educazione e grande controllo di sé fa capire agli scrutinanti che ci tiene moltissimo ad apporre la sua croce sulla scheda, ma che la sua pazienza ha un limite e non ha intenzione di recarsi al seggio della sua circoscrizione elettorale. Gli addetti al seggio si consultano e decidono di consentire al cittadino di votare, assumendosi la responsabilità del malinteso. Le operazioni di voto si svolgono regolarmente e il cittadino se ne va salutando educatamente, lieto di aver compiuto il suo dovere.

Il giro delle sette chiese, insomma. E tutto per una croce.

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