Uomini, donne e femminicidi: spunti di riflessione

Per questo motivo non sarà mai banale né ripetitivo trattare l’argomento del femminicidio

(di Maria Elena Abbate)

Lisa Puzzoli, 22 anni
Giovanna De Lucia, 27 anni
Luciana Morosi, 67 anni

Altri 3 nomi che nel mese di dicembre vanno ad allungare il sanguinoso elenco di donne uccise dai rispettivi compagni, a cui va sommata la soluzione della sparizione di Teresa Bottega, scomparsa il 22 marzo 1990 a 35 anni: omicidio, confessato dal marito a distanza di 22 anni, il corpo occultato nella campagna ferrarese dopo aver attraversato mezza Italia trasportato nel bagagliaio dell’auto. 

Per questo motivo non sarà mai banale né ripetitivo trattare l’argomento del femminicidio

Sempre più spesso su social network, quotidiani e siti di informazione ci si imbatte nella narrazione di un fenomeno inquietante e pauroso, nuovo e vecchissimo allo stesso tempo. Parlo della violenza sulle donne, declinata nei dolorosi aspetti di violenza psicologica, economica, fisica, sessuale, fino ad arrivare sempre più spesso all’epilogo fatale: il femminicidio, l’uccisione della donna da parte del compagno, marito, amante, fidanzato.

È stato un raptus, la gelosia, l’uomo/il ragazzo/il poverino non sopportava di essere stato lasciato, era depresso, aveva perso il lavoro”… scuse diverse per la medesima tragedia: una donna morta in più per l’incapacità del “maschio” (di “uomini” si parla in ben altri contesti) di accettare un problema, il rifiuto, il distacco, un NO da parte della SUA donna, in un’ottica prettamente patriarcale… Le foto delle donne uccise parlano di vite in apparenza normali: impiegate, studentesse, casalinghe, operaie di cui vengono ripresi lividi e tumefazioni sui volti e sui corpi come in un’allucinante sequenza documentaristica, private della dignità, spesso del loro denaro e dell’indipendenza psicologica ed economica, e infine della vita.

La violenza sulle donne non è mai univoca: gli aspetti elencati, (fisica, psicologica, sessuale…) coesistono nel “brodo di coltura” della situazione violenta fino a culminare, nei casi peggiori, nell’uccisione della compagna. Lo “sconosciuto” che per strada ti trascina in un androne e ti violenta è forse un caso più raro rispetto a quello della violenza per mano di mariti, fidanzati, compagni.

Altrettanto inesatta è la convinzione che sia sempre e solo lo “straniero”, magari “clandestino” a stuprare e uccidere: i responsabili sono in larga parte italiani, senza differenziazioni di classe sociale. La loro vittima prediletta è una compagna culturalmente, economicamente e psicologicamente debole, ma possono inaspettatamente arrivare ad annichilire anche donne colte e indipendenti.

Infatti, proprio questo è il nocciolo del problema: alla “tradizionale” violenza sulle mogli (il bisnonno che picchiava la bisnonna forse per ignoranza, povertà e disperazione è storia vecchia), si affianca oggi un nuovo risvolto. L’uomo non sopporta la “nuova” donna, l’evoluzione femminile nello studio, nel lavoro, nella società partita dal (benedetto) ‘68. Il discorso sarebbe lungo e carico di implicazioni, ma ci limitiamo a un esempio: la donna è rappresentata nei mass media come bambola/puttana o come angelo del focolare/casalinga. Pochissime le eccezioni a questo schema. E dato che la rappresentazione è ancora, nonostante tutto, in mano al genere maschile (giornalisti, pubblicitari, dirigenti), le conclusioni non sono difficili da trarre. I progressi femminili nell’università, nelle professioni, le nostre capacità nel lavoro, la nostra autonomia e il desiderio di realizzarci appieno interessano a pochi, danno fastidio a molti e si torna come in un loop al tema principale: l’uomo, sentendosi mancare la terra sotto i piedi, sentendo di non avere più il ruolo di “manovratore” (ma non dovevamo essere una coppia?), di non comandare più, prova un irrazionale mix di odio, ferocia, paura, probabilmente ansia e frustrazione, un groviglio di sentimenti negativi, indistinti il cui clou è chiaro a tutti: botte, calci, schiaffi e infine il femminicidio.

Gli uomini preferiscono dunque una donna ignorante, debole, dipendente, da far “girare” a loro piacimento? (La canzone che recitava “Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola…” non è stata scritta a caso, contiene verità tragiche…). Alcuni di loro forse sì: forza e libertà sono paradossalmente più difficili da sopportare rispetto a debolezza e schiavitù, forse lamentarsi di una donna che “non va bene” è più facile che tentare di capire e recepire le istanze della persona con cui vivi.

Si accusano le donne di essere “complicate” come scusa del femminicidio: ci si aspetta che siamo ancora il “riposo del guerriero”? Che dipendiamo dal denaro del marito, del compagno, senza garanzie e senza autonomia, affidandoci all’aria che tira? Magari dopo anni spesi sui libri con risultati più che incoraggianti, con lauree, master e dottorati alle spalle, con esperienze lavorative affrontate in spirito di sacrificio, con il desiderio di apprendere e di migliorarsi…

Si capisce bene la scelta di restare single di molte: viste le trasformazioni in atto, c’è da aver paura, anche se fortunatamente gli uomini – uomini, degni di questo nobile appellativo, sono molti e ne incontriamo ogni giorno, sono i nostri mariti e compagni, i fidanzati delle nostre amiche e cugine, quelli che senza essere necessariamente “buoni” né “eroici” hanno però un atteggiamento di normale rispetto, di affetto, di parità reciproca verso la loro compagna.

Per il nuovo anno, l’augurio è di vedere aumentare di numero questi uomini e sparire quelli abusanti, violenti, che vorrebbero uccidere l’idea stessa di donna nella sua totalità.

More from pepito sbarzeguti

[Storie piccole] La fine delle ostilità

Molte delle “Storie piccole” raccolte dalla grande M raccontano degli ultimi tragici...
Read More

2 Comments

  • Grazie Massimo, ti rispondo con molto ritardo e me ne dispiace. Ogni uomo che “sta dalla parte delle donne” senza per questo ritenere di perdere alcunché della propria identità è mio amico :)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *