Veracrash – My Brother The Godhead

My Brother The Godhead è un disco granitico, suonato benissimo e prodotto ancora meglio.

Go Down Records

Seconda prova dopo l’ottimo album d’esordio 11:11, My Brother The Godhead è l’attesissimo ritorno dei Veracrash. Un comeback che colpisce duro e subito sin dalle prime battute per la forza che mette in campo e per la qualità della produzione, veramente di altissimo livello.

Alcuni lo definirebbero stoner, altri hardcore e altri ancora sludge, ma cosa importa quando ti trovi ad ascoltare un disco del genere? Registrato in Svezia da Niklas Kallgren dei Truckfighters (stoner band svedese fulminante che ancora fa fischiare le orecchie ai Fu Manchu), My Brother The Godhead è un quadratissimo disco di rock’n’roll, in cui i cinque musicisti pestano come fabbri con una velocità e una tecnica strumentale da urlo.

Brani come Kali Maa – scelto come singolo apripista – la title track My Brother The Godhead e A blowjob from Yaldabaoth formano un trittico di devastante potenza e ferocia, capace di proiettare i Veracrash tra le realtà più interessanti dell’heavy rock europeo. Certo, le influenze corrosive dei Qotsa, Neurosis, Melvins e dei mai troppo rimpianti Earthtone 9 fanno parte del bagaglio genetico della band milanese, ma vengono sempre rimescolate e rilette alla ricerca di un sound personale e inequivocabile. My Brother The Godhead è un disco granitico, suonato benissimo e prodotto ancora meglio.

Disco stoner dell’anno?

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