[Altre Pagine] Mutandine di chiffon

Libro prezioso, circolato sotto mentite spoglie come collezione di ricordi sparsi senza troppe pretese, memorie rapsodiche di un vecchietto arzillo, che ha dalla sua un archivio infinito di aneddoti e storielle, di amici famosi a cui fare il ritratto, per gioco, per affetto e poco più.

Snob come solo i torinesi sanno essere, intriso di sano e incorruttibile pessimismo sabaudo, di uno scetticismo sfrenato che non si è mai fatto illusioni, Carlo Fruttero declina il suo ruolo nella variante “Gian Burrasca attempato”, irriverente guastatore che ghigna di tutto, infischiandosene di piaggerie, perbenismi e falsi pudori.

Umorista à la Voltaire che zompetta qua e là, divertendosi a mescolare alto e basso, sacro e profano. Tanto alle lacrime ci pensa la vita, possiamo tranquillamente dedicarci ad altro.

Affiora tra le pieghe una morale tocquevilliana di antica ascendenza liberale, a tratti conservatrice, tradizionalista, un po’ rétro, a tratti profetica, e non in virtù di chissà quale misteriosa capacità intuitiva, ma per il suo attaccamento alle cose, a inseguirle fino all’ultimo dettaglio, con sguardo lucido, disinteressato, più attento alle piccole crepe della realtà, ai bachi, agli errori che ai successi.

Svirgolate a parte, Mutandine di chiffon (Mondadori, 2010) è soprattutto una meravigliosa, inappuntabile, lezione di stile, una chiara, incontrovertibile dimostrazione di cosa significa fare sul serio l’onesto mestiere dello scrittore. Scrivere bene, scrivere bene di tutto, dal taschino della camicia ai propri affetti più cari, usare parole e sintassi come chiodo e martello, captare quando suonano, e quando proprio non va.

È questa l’unica ambizione, riservata e modesta, che Fruttero abbia mai coltivato. E gli è riuscito davvero, per nostra fortuna. Non soltanto un autore di gialli, se con ciò si intende in qualche modo sminuirne la grandezza. Anzi, mi correggo, soprattutto un autore di gialli, come direbbe lui ingenuamente, come a nominare l’ovvio, ma di gialli a modo, perfetti, di noir coi controfiocchi, che non hanno nulla da temere sistemati in bella vista in libreria tra Pasolini e Sciascia.

Gialli che, al contrario, testimoniano il gusto per un piacere più sottile, più raffinato, più perfido e giocoso.

Affacciati sull’abisso, c’è chi al dunque preferisce chiudere con una buona battuta.

More from raffaella grasso

[Altre Pagine] Mutandine di chiffon

Libro prezioso, circolato sotto mentite spoglie come collezione di ricordi sparsi senza...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *