[Altre pagine] Sei a zero per Amélie

Mia madre ha una passione per Amélie Nothomb. Una volta mi ha persino costretta a fare la fila per farsi autografare uno dei suoi romanzi.

Mia madre ha una passione per Amélie Nothomb. Una volta mi ha persino costretta a fare la fila per farsi autografare uno dei suoi romanzi. Due ore per potersi finalmente avvicinare alla sua beniamina con rossetto e cappellone di velluto che in 5 secondi e un sorriso stampato l’ha liquidata, felice e firmata.

Ogni volta che faccio un viaggio in un paese francofono è quindi tacitamente stabilito che io debba procurarmi l’ultima opera della scrittrice belga. Perché sì, mia madre vuole leggere ogni cosa che esce dalla sua penna, e in lingua originale, évidemment.

Ora, la Nothomb di libri ne scrive suppergiù uno all’anno e io in paesi francofoni ci vado abbastanza spesso per vari motivi.

Poche pagine, carattere grande, titoli interessanti, incipit accattivanti: niente di più adatto per passare due ore nell’acquario del post check-in.

Con il risultato che negli ultimi sei anni ho letto sei dei suoi romanzi.

E tutte le volte mi dico che non ci ricascherò. Me lo dico ogni volta che riconosco quei dialoghi colti a tratti improbabili, quegli ammiccamenti al morboso che non sfociano mai nella descrizione, quel parlare di alcol, di droga, di morte. Ogni volta che non mi ricordo il titolo del romanzo precedente, o lo confondo con tutti gli altri, perché mi sembra che dicesse la stessa cosa di quello che ho in mano. Ogni volta che mi dico: suvvia non sta bene lasciare un libro a metà.

Cara Amélie, io Barbablu (Voland, 2012) l’ho letto perché l’avevo in borsa, ma sarebbe andato bene anche un libro di Veltroni.

Però complimenti, mi hai fregata di nuovo.

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1 Comment

  • anche la mia ragazza è fissata con la nothomb: mi ha costretto a leggere barbablù, ma sono ben felice di affermare che non mi ha fregato con altri suoi libri

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