Made in Italy

È tempo di saldi. Anche per noi ragazze che dichiariamo di avere un solo paio di scarpe, massimo due, per non sembrare troppo influenzate dalle mode e dal consumismo.

E allora capita che, passeggiando in via Indipendenza, si dia un’occhiata alle vetrine, si valutino prezzi e modelli, si consideri che il buco nei propri stivali sta diventando piuttosto visibile e si decida di entrare in un negozio.

Il modello è quello giusto, poco tacco, linea vagamente rétro. Il prezzo pure: 99 euro, scontato al 50%, fa 49,5, se la matematica non mi inganna. Poi sono di pelle, made in italy, e hanno la suola antiscivolo. Un affarone, non vedo l’ora di dirlo alle mie amiche.

Una volta alla cassa, pago con la carta di credito, che di oro ha solo il colore. Faccio fatica a trovarla tra tante altre carte, e il commesso, un uomo di mezza età, deve essere il proprietario, ci scherza sopra. Io gli faccio notare che con la tessera dell’ARCI non ci si va molto lontano, in termini di pagamenti.

Transazione eseguita, alzo lo sguardo e noto il cartello che campeggia alle spalle di quel signore simpatico. Non ricordo esattamente le parole, ma ricordo il sangue che mi sale in faccia mentre esco di corsa e chiamo mia madre sull’orlo delle lacrime.

“Mamma”, le dico “ho appena comprato un paio di scarpe da uno con un cartello che dice che la gente diversa da lui deve stare fuori dal suo negozio… ho comprato delle scarpe da un razzista.”

Non posso nemmeno portarle indietro: ho pagato con soldi di plastica e ho deciso di tenermele addosso, abbandonando quelle vecchie accanto al cassonetto all’uscita. Non dentro, accanto. A qualcuno, mi sono detta, potrebbero ancora servire.

E poi lo vedo: un uomo, anche lui di mezza età, con una barba e un abbigliamento molto diversi da quelli del signore nel negozio. Si avvicina al sacchetto, lo prende, raggiunge una distanza di sicurezza, lo apre, ne valuta il contenuto e decide che quegli stivali bassi di finta pelle, con del finto pelo e un vero buco, possono fargli comodo. A lui o a qualcuno che conosce. Lo osservo mentre raccoglie con cura le cartacce uscite dalla scatola, le getta via e se ne va con il suo bottino.

A quel punto guardo le mie scarpe nuove. Le guardo e spero che durino tantissimo, per ricordarmi che, purtroppo, made in italy non è sempre un valore aggiunto.

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