Sono il cuore spezzato di Tyler

Dirsi addio è un po’ come morire scrisse Raymond Chandler in The long good-bye

Dirsi addio è un po’ come morire scrisse Raymond Chandler in The long good-bye.

Ritrovarsi mutilati del mondo di sognipassionidesiderisperanze creato nel corso della vita di coppia è un dolore spesso insostenibile, ma non dovrebbe sfociare mai in gesti estremi: quando la sua musa, l’attrice Constance Dowling, interruppe di punto in bianco la loro relazione senza dare alcuna spiegazione, la fragilità emotiva di Cesare Pavese ebbe il sopravvento spingendolo al suicidio nell’agosto del ‘50. Postuma la pubblicazione della struggente quanto profetica poesia Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, scritta nel 1949 e dedicata alla donna che gli spezzerà il cuore.

Insonnia, inappetenza, atarassia: ogni individuo patisce in modo diverso la fine di una relazione sentimentale, ma è indubbio come rimangano ammaccature sull’anima che, se non vengono affrontate, possono portare a vere e proprie patologie, come per esempio la poco nota cardiomiopatia di Tako-Tsubo, conosciuta anche come sindrome del cuore infranto, ovvero l’indebolimento del muscolo cardiaco in seguito a un trauma emotivo.

Esistono molti modi di affrontare il dolore e la disillusione conseguenti l’estinzione dell’amore: io li esorcizzo rielaborando sensazioni e ricordi in brevi racconti neri, ma nell’autunno del 2012 mi sono affidato alla fotografia realizzando una serie decisamente cinica. Nell’autogiustificarmi, durante il processo creativo mi sono detto che i temi che stavo sviluppando nelle foto erano riconducibili ai concetti antononiani cui lungo tempo ho dedicato nell’ultimo anno, tanto che potrei presentarle come uno studio sull’entropizzazione sentimentale all’interno delle dinamiche di coppia.

E se c’è chi sceglie la strada della totale rimozione del dolore, probabilmente sperando che in un futuro prossimo sia possibile cancellare selettivamente determinati ricordi come in quel gioiello cinematografico che è Se mi lasci ti cancello, esiste poi la categoria umana costituita da individui che sentono la necessità di gridare al mondo l’accaduto.

La relazione tra Olinka Vistica e Drazen Grubisic giunge al capolinea: cosa fare di tutti gli oggetti acquistati quando erano una coppia? Semplice: esporli creando il Museo dei Cuori Infranti. Nato nel 2006 come progetto artistico itinerante, vede progressivamente ampliare le collezioni grazie a continue donazioni che avvengono in forma anonima, fino a trovare una sede espositiva permanente a Zagabria. E così attraversando le diverse aree tematiche si possono ammirare gli oggetti più disparati, leggendone descrizione e storia del relativo naufragio sentimentale correlato: dallo scontato abito da sposa all’inaspettata protesi di gamba fino a un’inquietante ascia.

Non riuscirei a esibire feticisticamente gli oggetti legati a relazioni terminate e nemmeno me ne sbarazzerei per sprofondarle nell’oblio. A ciascuno di essi è legato un ricordo preciso, e per quanto possa essere spiacevole si tratta di esperienze che hanno contribuito a formarmi, permettendomi di diventare la persona che sono oggi.

Ma un viaggio a Zagabria per soddisfare la mia curiosità voyeuristica rientra tra i propositi per il 2013.

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