Ai margini della realtà: Antonioni e la fotografia

Nel 2012 ricorreva il centenario della nascita di Michelangelo Antonioni: decine le iniziative organizzate a Ferrara per celebrarlo

Nel 2012 ricorreva il centenario della nascita del regista Michelangelo Antonioni (1912-2007). Decine le iniziative organizzate a Ferrara per celebrare l’illustre concittadino, alcune delle quali rinviate al 2013 a causa del sisma dello scorso maggio. È il caso de Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti, retrospettiva allestita a palazzo dei Diamanti, e dell’originale Ai margini della realtà, mostra fotografica che rivisita il film culto Blow Up, visitabile dal 2 marzo 2013 nella dimora appartenuta a Ludovico Ariosto.

 

BLOW UP E LA FOTOGRAFIA

Emiliano Rinaldi - Chi è Thomas? (Blow UP)
Emiliano Rinaldi – Chi è Thomas? (Blow UP)

Girato nel 1966, Blow Up non è solo un film che ha fatto la storia del cinema, ma è una profonda riflessione sulla concettualità dell’arte contemporanea e sulla fallacità dell’immagine fotografica, che si inserisce a pieno diritto nel dibattito sulla polisignificanza dell’immagine di cui la saggistica erudita, a volte anche troppo, è ricca.

Ambientato nella swinging London degli anni 60, Blow Up è un labirintico intreccio di storie fotografiche che ha influenzando profondamente le successive generazioni di fotografi. Nel 1965, Bert Stern riprende il collega David Bailey mentre, steso sul pavimento, fotografa la dea della moda Verushka: questa foto ispirerà al regista ferrarese la celebre scena della session con Thomas a cavalcioni della top model.

Ma anche altri protagonisti proiettano la loro ombra su Blow Up concorrendo a definire l’enigmatica figura di Thomas, il protagonista della pellicola, tra cui i fotografi John Cowan, Bailey, Arthur Evans, Don McCullin, Terence Donovan e molti altri, senza trascurare il disegnatore Guido Crepax e la sua eroina di carta Valentina Rosselli, la quale in una sua storia anticipò di poco Antonioni fotografando inconsapevolmente un omicidio in un’avventura del 1965. Lo stesso Crepax nel 1967 collaborerà con Tinto Brass, il quale renderà esplicito omaggio al capolavoro di Antonioni in alcune sequenze del film Col cuore in gola (Deadly Sweet). Rimando, per chi volesse approfondire l’argomento dei fotografi che collaborarono con il regista ferrarese, al recentissimo catalogo Ai margini della realtà, edito dall’editore Sometti di Mantova.

C’È UN CADAVERE NEL PARCO?

Emiliano Rinaldi - Nel parco è accaduto qualcosa (Blow UP)
Emiliano Rinaldi – Nel parco è accaduto qualcosa (Blow Up)

Il bosco è per eccellenza il luogo in cui accade qualcosa, da cui si ritorna trasformati: Dante Alighieri, smarrendosi in una selva oscura, scopre l’ingresso dell’Inferno, i Paladini di Carlo Magno vi trovano l’incantato palazzo di Atlante dove tutto è illusione, Pollicino e i suoi fratelli rischiano di essere sgozzati da un orco.

Nel bosco, quindi, può accadere di tutto; questo stereotipo narrativo si applica anche al parco, che ne è la versione ridotta, codificata e imbrigliata dall’uomo, luogo in cui non deve essere del tutto inaspettato l’incontro con l’elemento magico e misterioso. Il londinese Maryon Park come i boschi incantati delle fiabe: accade realmente qualcosa? C’è qualcuno in agguato tra la vegetazione? Thomas vede un cadavere o si tratta di un sogno?

L’occhio umano è inferiore a quello meccanico della macchina fotografica, che tutto registra, ma a ingrandimenti successivi la realtà si fa sempre più evanescente. Forse quella che si intravede tra la vegetazione è una mano che impugna una pistola, ma la grana della pellicola non permette di risolvere il mistero. Come nella celebre polaroid di Mary Moorman scattata negli istanti successivi all’omicidio di JFK: c’era veramente un secondo assassino, nascosto dietro la siepe, o si tratta solo di un ingannevole gioco di ombre?

Già nel 1903 Yorick (all’anagrafe Pietro Coccoluto Ferrigni) sosteneva come la fotografia non riproducesse il vero, interrogandosi sul reale valore di un documento tanto equivoco se utilizzato come prova in un’aula di tribunale. Osservazione certo non banale: la fotografia riprende l’azione in modo meccanico omettendo il contesto in cui si svolge; essa quindi non riprende la realtà, perché non ci permette di conoscere la dinamica del fatto che è stato immortalato, come dimostrano anche i falsi reportage bellici dell’irriverente ferrarese Bruno Vidoni (1930 – 2001) che negli anni 70 ingannarono blasonate riviste di settore.

Al cinema tutto è più semplice: in The Brasher Doubloon (1947) e Blade Runner (1982) gli ingrandimenti infiniti non perdono nitidezza, permettendo al detective di risolvere il caso. Provvederà Antonioni a far chiarezza su questo aspetto

UCCIDERE LA FANTASIA: L’OSSESSIVA RIPROPOSIZIONE DELLA LOCANDINA DI BLOW UP

Emiliano Rinaldi - Hanno ucciso la fantasia (Blow UP)
Emiliano Rinaldi – Hanno ucciso la fantasia (Blow UP)

Tutti conoscono la locandina di Blow Up, anche chi non ha mai visto il film.

Decine di fotografi, affascinati dalla carica erotica che emana l’immagine di David Hemmings a cavalcioni di Veruschka, l’hanno riproposta con esiti più o meno felici, cristallizzandola in un vero e proprio stereotipo visivo ormai profondamente radicato nell’immaginario collettivo. Tralasciando le centinaia di riproposizioni più o meno amatoriali, vale la pena fare una rapida per quanto non esaustiva carrellata di artisti affermati, da cui ci si sarebbe quindi attesi perlomeno un briciolo di creatività, che si sono limitati a perseguire la strada della divulgazione di acquisiti modelli visivi di massa.

Nel settembre 1992, Mario Testino è colpito dalla maledizione dell’amplesso fotografico, scadendo nella banalità col servizio pubblicato su Shana. Non sono immuni nemmeno Hillman Curtis (2007), il duo musicale Dean & Britta nella copertina dell’album Variations (2008), Marc Baptiste per Genlux Magazine (2009), Clarence K (2010) e l’elenco potrebbe proseguire a lungo, confermando ancora una volta come la divulgazione di modelli visivi di massa porti, spesso, alla creazione di veri e propri invalicabili stereotipi che imprigionano e soffocano la creatività.

 

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