Art. 9 – In risposta a una nuova proposta di condono

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. (Art. 9 della Costituzione italiana)

 

Mi è un po’ difficile stare sul pezzo in questo periodo quindi, seppur in ritardo, vorrei rifarmi a una notizia da campagna elettorale di qualche giorno fa.

Prima delle consuete smentite e riconferme, prima anche de “L’elogio alla mazzetta” per il caso Finmeccanica-elicotteri-India, B., anzi Berlusconi – mica è Voldemort o l’Innominato anche se nella nostra Storia non è proprio un eroe positivo –  ha rievocato un suo antico incantesimo: il condono.

Se tombale o edilizio non importa, quello che mi preme sottolineare è come l’italiano abbia bisogno di essere comprato con la promessa di “ottenere l’annullamento, totale o parziale, di una pena o di una sanzione” come ci ricorda Wikipedia.

Si infrange la legge forti della non certezza della pena e poi si aspetta, non si spera  si aspetta proprio perché prima o poi arriva, il condonante di turno che risani crimini vari.

La gravità di un atto che distrugge il paesaggio solo per accaparrarsi voti e consentire agli umarell di turno di continuare a guardare soddisfatti il garage abusivo nel proprio giardino, dovrebbe far paura.

In un Paese che come punto di forza ha proprio il paesaggio e la cultura sviluppatasi in esso.

Salvatore Settis in “Paesaggio Costituzione Cemento – la battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” ricorda che in Italia sono radicati tre forti paradossi:

  1. abbiamo il più basso tasso di crescita demografica d’Europa ma il più elevato consumo di territorio;
  2. siamo il primo Paese ad avere inserito nella Costituzione la difesa del paesaggio e tra i pochi ad avere valide leggi per la sua tutela, ma ci dimentichiamo di tutto e lo aggrediamo non applicando o interpretando di comodo i codici del diritto;
  3. abbiamo una forte tradizione e  un’elevata produzione di riflessioni sul paesaggio e sull’ambiente, ma nelle scuole primarie non vi è una sufficiente educazione e ci si limita a considerare il paesaggio cornice romantica e non spazio del vissuto quotidiano.

Sciogliendo queste contraddizioni ci si accorgerà di non aver più bisogno di condoni.

 

Salvatore Settis supaesaggio

 

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3 Comments

  • Caro Thomas, in effetti un punto di vista condivisibile al massimo. D’altra parte chi non è d’accordo con i principi della Costituzione? Sennò mica sarebbero principi.
    Il problema che qui non si tratta di una questione di principio, ma di prassi.
    Non so se hai visto il programma di Benigni sulla Costituzione. Bellissimo decantare gli articoli e chi li ha prodotti. Ma dai padri costituenti in poi nessuno è stato in grado di applicare quei principi in maniera endemica e continuativa in Italia.
    Tu hai scelto di parlare dell’articolo 9 e di condono.
    A tale proposito non so se ti è capitato di vedere la puntata di lunedì di Piazza Pulita su La7…
    A Casale dei Principi il 90% delle abitazioni è abusivo. I funzionari pubblici vedevano case in costruzione crescere giorno dopo giorno, case di cui ovviamente non avevano autorizzato l’edificazione. Eppure hanno lasciato che ciò accadesse.
    Alcune sono state poi condonate per decreto del governo Berlusconi. Alcune di quelle condonate oggi vengono demolite per ordinanze comunali. Ma ti sembra che lo Stato abbia un comportamento coerente e giusto? Prima tace, poi condona, poi ha ritira il condono e ti demolisce la casa.
    Tu cosa avresti fatto se fossi nato a Casale dei Principi, con figli a carico e la casa abusiva che ti stanno demolendo fosse la tua unica e sola casa?
    E’ facile essere l'”Italia giusta” quando si abita in Emilia (e poi bisogna vedere…costruttori e legislatori emiliani ne hanno fatte di porcate, vedi norme anti sismiche, vedi quello che è successo all’ex-amcm a Modena e chi più ne ha più ne metta).
    Il problema in Italia e che chi infrange le regole è la maggioranza e non solo, spesso sono i legislatori e i funzionari pubblici stessi, quelli cioè che dovrebbero applicare i sacrosanti principi della Costituzione.
    Vogliamo prendere il fisco? La maggioranza si è sempre fatta fare la fattura o no?
    Se la maggioranza infrange le regole, mi pare che non la si possa definire una maggioranza criminale, ma evidentemente sono regole scritte male, riviste, applicate parzialmente o non applicate. Insomma, se leggi una legge finanziaria ti accorgi facilmente che buona parte dei commi non sono norme, ma eccezioni.
    Ma questo è un problema del nostro tipo di democrazia e della classe dirigente che di volta in volta andiamo a sceglierci che -possiamo ammettercelo o no- fino a prova contraria rappresenta la percentuale di persone che va a votare e prende la scheda.
    Sono belli i principi ma se non trovano applicazione specialmente da parte di chi ha un ruolo pubblico, sono parole vuote di significato, una specie di colluttorio borghese con cui lavarsi una bocca piena di denti in decomposizione.
    Ciao elfo oscuro ladro! Condivido anche l’essere nerd!!!

  • Ciao Claude,
    personalmente credo che i principi sono bei principi proprio perché non sono borghesi. Il clima costituente italiano era di forte rappresentatività. Molti punti di vista erano seduti attorno allo stesso tavolo. Simpatico – perché può far sorridere – dato di fatto, per me paradosso, è che alla camera il quinto partito era il Fronte dell’Uomo qualunque, cui fondatore – Guglielmo Giannini – per presentare il proprio settimanale scrive: «Questo è il giornale dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole». Partito che non vuole un confronto e che afferma la non possibilità di una politica per tutti. Ora, per venire alla prassi, secondo me il nostro problema è che quel simpatico paradosso, nel passato recente, ha abbracciato una sempre crescente fetta della popolazione del bel Paese. Quindi è vero: abbiamo la classe politica che ci meritiamo, ma ciò non toglie che si possa cambiare. Ci si possa risvegliare.
    Abito in Emilia e qui si hanno altri problemi nella gestione del territorio ma il consumo del territorio che ci tocca da vicino qua è un’altra faccia della medaglia della distruzione del paesaggio. Io sono dell’idea, forse semplicistica o provocatoria ma che darebbe il via a un cambiamento, che chi ha la casa abusiva perché l’ambiente normativo glielo ha concesso vada paragonato a chi la casa l’ha persa per causa dell’ambiente naturale (terremoto e alluvioni che vanno a braccetto con l’abusivismo). Drasticamente entrambi non hanno una casa e quindi lo Stato, tutti, deve lavorare per se stesso ovvero per chi ha bisogno. Capisco che entrino in gioco anche gli affetti che si hanno per un luogo ma il qualunquismo primordiale del ’44 oggi si è riassunto nel motto “Padroni a casa nostra!” che si dimentica di tutto ciò che è sociale, collettivo e comune (come il paesaggio) per affermare il primato del privato. Si smantella così ciò che è democrazia.
    Servono soldi? si servono soldi per gestire emergenze (gestite queste si potrà uscire dal nostro perenne stato di emergenza?). Io non c’ero ma credo che nel dopo guerra l’emergenza sia stata capita, forse perché più evidente, affrontata e risolta. Capite da tutte le emergenze reali che abbiamo le si potranno affrontare. In conclusione, per tornare al paesaggio, esso è uno dei punti di forza che ha l’Italia e dal quale si può ripartire. Perché deturparlo? Questa consapevolezza deve raggiungere la classe dirigente e la popolazione, poi ci si accorcerà di quanto siano realmente belle la Campania, l’Emilia a le regioni italiane.

  • Behh io ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

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