[Auguri Pablo!] How do You?

[Alessandro Apicella]

So che la mia digressione completamente fuori tema c’entra davvero poco con “how do you?” (che per inciso mi dice poco o nulla e mi fa anche un po’ merda) ma te la mando lo stesso… al massimo non la usi e scrivi qualcosa di più sensato.

C’era una volta il bulletto di scuola. Ci tirava i capelli, ci rubava la merenda, si tappava il naso al nostro passaggio. Venne poi l’amichetto approfittatore, usava i nostri giocattoli, ci buttava nel fango e rideva.  Il compagno di banco che si prendeva tutte le matite e poi ci denigrava per le scarpe e l’apparecchio ai denti. La ragazzina che ci degnava di uno sguardo solo per un passaggio in motorino e un paio di sigarette.

Scegliemmo di bollarli come stupidi, ignorarli quanto più potessimo andando avanti con le nostre vite, provando tuttavia un reverenziale timore nei loro confronti. Timore e frustrazione per la nostra incapacità di reagire come solo loro sapevano fare. E invidia, invidia per quel posto speciale a loro assegnato dai nostri coetanei: sempre spalleggiati, sempre apprezzati, sempre perdonati.

Poi siamo cresciuti, lo siamo davvero. Loro invece sono rimasti gli stessi: meschini, ottusi, inconcludenti, violenti, approfittatori, senza scrupoli. I loro volti sono cambiati nella forma, ma non nella sostanza: li abbiamo ignorati
di nuovo, ma non come allora. Un tempo li temevano, ora invece ci fanno pena. Abbiamo finalmente varcato la barriera e scuotiamo la testa, non ridiamo perché ridere ci renderebbe troppo simili a loro. Abbiamo, finalmente, la nostra rivincita.

Siamo cresciuti. Lo siamo davvero?

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