[Auguri Pablo!] Prove Yourself

Non l’ho mai ascoltata. L’ho scelta solo sulla base del titolo.

Prove yourself, mettersi alla prova. Quello che sto facendo.

Anche perché i Radiohead non li conosco molto. Mai preso cd, mai copiato cassettine (dato utile alla mia identificazione anagrafica), mai masterizzato l’originale, mai visto concerti.

Solo videoclip su videomusic (altro dato utile) e Mtv.

Ascolto.

L’inizio mi sembra Heart of Gold di Neil Young (ma quanto sono vecchio?), chitarrina e voce, poi esplode il distorto malato che ti dice, Ok sono gli anni ’90, anzi, inizio anni ’90, pochi cazzi. Strofa, ritornello, strofa ritornello, poi l’assolo di chitarra smiagolante, una tamburellata crescente e il ritornello di chiusura.

Tutto così prima repubblica che quasi mi chiedo dov’è finito il mio fruttino Billy.

Che fossero così depressi in U.K., mentre noi, nonostante il crollo del muro, ci avviavamo con la gioiosa macchina da guerra di Ochetto a perdere delle altre elezioni, non lo potevamo mica capire.

E però avevano ragione loro.

Ma torniamo ai Radiohead, che, ora che siete arrivati fin qui, posso confessarvelo, li ho sempre trovati troppo disturbati e borderline, senza l’enfasi del rock e il pensiero punk e autodistruttivo del grunge, troppo dimessi e malaticci.

Fino a quando non ho visto il video di No Surprises, con la faccia di Thom Yorke dentro uno scafandro e l’acqua che sale. E io mi ricordo, ero davvero ipnotizzato da quella faccia sbilenca, da Vincent van Gogh del XX secolo, che urtava contro il mio piccolo fascistico senso estetico simmetrico (non pensavo di averlo). Poi mi sono staccato dal tubo catodico e ho detto ad alta voce Ma come si può essere così? Con la faccia fatta così? L’ho chiesto alle cose di casa, ero da solo, dovevo fare i compiti.

Prove yourself.

Mi sono avvicinato allo specchio, come la strega cattiva di Biancaneve, ho notato per la prima volta il leggero svasamento tra le due orbite oculari, come due terreni che hanno la stessa dimensione, ma una impercettibile, innegabile pendenza.

Da quel giorno, questa cosa l’ho poi notata in tutti gli essere viventi. E l’ho chiamata Sindrome Thom Yorke. Spero non gli dispiaccia.

 

Ascolta il brano

 

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