Caos calmo

Se Berlusconi apre al governo tecnico PdL – PD, il segretario Bersani gli sbatte la porta in faccia ed è pronto al dialogo con il MoVimento 5 Stelle. Ma Grillo lo gela “Morto che parla, non daremo fiducia a nessuno”.

Se Berlusconi apre al governo tecnico PdL – PD, il segretario Bersani gli sbatte la porta in faccia ed è pronto al dialogo con il MoVimento 5 Stelle. Ma Grillo lo gela “Morto che parla, non daremo fiducia a nessuno”.

Ecco perché nessun leader dei principali partiti vuole un governo di larghe intese.

I numeri sono oramai tristemente noti: anche se il Partito Democratico ha la maggioranza assoluta alla Camera, il Senato è spaccato tra PD, PdL e M5S. Per ottenere la fiducia in Parlamento, il nuovo Governo deve contare sulla maggioranza in entrambe le camere: è necessario quindi l’accordo tra due dei tre maggiori partiti al Senato, che devono appoggiare il nuovo esecutivo tramite il voto di fiducia. Avvenuta la votazione, le possibilità sono due: o il Governo ha ottenuto 158 voti favorevoli e può iniziare a lavorare, oppure si torna a votare.

Lo scenario che si è delineato nelle ultime ore è più complesso del previsto.

In Casa delle Libertà la linea è chiara: o si fa un governissimo PdL – PD oppure la coalizione di centrodestra sarà all’opposizione. Berlusconi non riesce nemmeno a immaginare un governo tecnico in tandem con Monti (i senatori di Scelta Civica non basterebbero comunque a garantire la maggioranza) dopo una campagna elettorale rivolta contro il Professore e la sua IMU.

Il Cavaliere sul MoVimento 5 Stelle è stato chiaro: i parlamentari grillini sono “pericolosi no TAV e no global”. Come se non bastasse, l’alleato Maroni ha già dichiarato che “la Lega o vince alle urne o va all’opposizione”, quindi “niente inciuci” che i più raffinati chiamano governi tecnici.

Pierluigi Bersani dal canto suo non vuole proprio replicare quell’esperienza che ha condannato il PD a un clamoroso insuccesso alle urne. “Mai più con Berlusconi” è l’imperativo categorico (anche se non tutti in casa democratica la pensano così, come fa sapere Enrico Letta) e quindi apertura sui temi cari al MoVimento 5 Stelle: riduzione dei costi della politica, legge elettorale, legge anticorruzione.

Un Governo quindi guidato da Bersani, incentrato su pochi e semplici punti che potrebbe durare sei o sette mesi o di più (dipende quanto avrà successo lo scouting, anglicismo usato per non evocare il giolittiano trasformismo, dei democratici sui senatori grillini).

Nelle ore precedenti si intravedeva un’apertura anche da parte del leader del M5S: “L’esperienza siciliana è meravigliosa,” diceva ai servi dell’informazione proprio l’altro giorno, alludendo al governo Crocetta in Regione, che di fatto conta sull’appoggio degli eletti a 5 stelle.

Oggi però la nuova linea di Beppe Grillo è netta “Il M5S non darà alcun voto di fiducia al PD (nè ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle.” Il problema è proprio questo: senza voto di fiducia non si può votare nessuna legge. Nemmeno il più piccolo provvedimento. E se la linea del Movimento 5 Stelle dovesse essere questa, a Palazzo Madama mancheranno certamente i numeri per far sedere Bersani sulla poltrona di Presidente del Consiglio.

Ieri sera a Ballarò, Alfano, in uno dei suoi pochi slanci lungimiranti, lo aveva già previsto: “Voglio vedere i grillini sfilare uno a uno sotto al banco del governo Bersani e votargli la fiducia”. Già perché la fiducia non è una cazzata: il voto è palese e tutti vedono. Compresi gli elettori, compreso quell’elettorato leghista o deluso dal PdL che ha fatto la fortuna di Grillo in Lombardia, Veneto e Sicilia. A quel punto, il comico genovese dovrebbe gettare la maschera di “V per Vendetta” e ammettere che il suo partito sostiene “Gargamella Bersani”. Il che è politicamente insostenibile, perché tra meno di un anno si torna a votare per le europee e sicuramente Grillo vuole replicare l’exploit delle nazionali.

In tutto questo rimane una certezza: non si può andare a votare se il Presidente della Repubblica non scioglie le Camere. Secondo l’art. 88 della Costituzione, Napolitano non può farlo perché non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato. Il mandato del Presidente finisce a maggio 2013: fino ad allora l’Italia non può permettersi di rimanere senza governo.

E allora? Allora staremo a vedere chi si assumerà questa responsabilità. Sarà un piacere.

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