[Face To Face] Lilies On Mars

Quattro chiacchiere con le Lilies on Mars: due ragazze sarde in giro per il mondo

Partite pochi giorni fa in tour con il maestro Franco Battiato, per cui apriranno i concerti del suo Apriti Sesamo Tour, Marina e Lisa, aka le Lilies On Mars, hanno trovato il tempo per scambiare quattro chiacchiere con noi di MUMBLE: 

Questo è quello che ci siamo detti.

Raccontateci il vostro approccio con la musica. Cosa ascoltavate da ragazze e come i vostri gusti si sono evoluti nel corso degli anni.

Abbiamo avuto un approccio molto spontaneo in due modi differenti, io (Marina) ho ricevuto la mia prima chitarra all’eta’ di 12 anni regalatami da mio padre, ho imparato i miei primi due accordi grazie a mio nonno che suonava il clarinetto. Questi due accordi erano il mi maggiore e il sol maggiore, mi resi conto che con questi potevo suonare About a Girl dei Nirvana e lì si aprì un mondo, ma ovviamente mio nonno non era al corrente di questo! Da bambina amavo ballare, amavo la musica che mi faceva muovere e mi stimolava fino ad avere un desiderio incontrollabile di riuscire a comporre “la musica”.

Lisa invece mi ha sempre raccontato di essere stata salvata dalla musica a 3 anni, ma è un racconto personale. All’età di 5 anni ha iniziato a prendere lezioni di piano, ma non andava d’accordo con le frazioni che le venivano spiegate suddividendo torte di mele che ha mangiato per mesi senza particolare successo, anche perché voleva suonare il piano e non mangiare dolci che nemmeno le piacciono! Ha successivamente preso lezioni dal maestro di musica del suo paese perché il suo sogno da bambina era suonare nella banda del paese e dopo aver studiato teoria e solfeggio senza poter toccare uno strumento le era stato consigliato il sassofono. Dopo un anno di allegro, andante e moderato si rese conto che non era proprio il suo strumento dunque, tornando da un viaggio in America comprò un basso all’età di 13 anni e iniziò a suonare come autodidatta canzoni delle band che ascoltava in quel periodo, The Cure, Bauhaus, PJ Harvey e Pram. L’evoluzione viene da sé, dai nostri ascolti più recenti che variano molto e vanno forse a ritroso nel tempo, siamo affascinate dall’elettronica più primitiva, i campionamenti, i synth analogici, gli oscillatori, ma anche le novità del digitale, la conoscenza in generale, le esperienze vissute, le aspirazioni, i sogni, la ricerca continua nello scoprire nuove sonorità sono il bisogno e la necessità incondizionata di emozionarci costantemente.

Come e soprattutto quando nascono le Lilies On Mars?

Come… non ne abbiamo idea. Quando… nel 2008. Io e Lisa suoniamo insieme dal 2001, ma Lilies on Mars nasce dopo un percorso artistico che è maturato e naturalmente evoluto in quello che è oggi questo progetto.

Nel 2012 siete state invitate al prestigioso SXSW Festival di Austin (Texas), dividendo il palco con nomi come Alpine, Ringo Deathstarr e Silver Swan. Un salto importante ed emozionante immagino. Raccontateci le vostre sensazioni e impressioni raccolte in quell’occasione.

È stata un’esperienza meravigliosa che consigliamo a tutti, anche come spettatori ovviamente. Il SXSW è un festival davvero interessante, si respira musica ovunque, band che suonano nei locali, sui tetti, in piscine, parcheggi, ascensori, giuriamo, ovunque, non avevamo mai visto una cosa del genere. I grandi palchi ospitano nomi solitamente molto prestigiosi, ma la realtà di Austin in quel periodo è per le strade, dove suonano quelle band che un giorno saliranno sul palco prestigioso, in qualche modo è per molti l’inizio di tutto. Condividere lo stage con artisti che stimiamo molto è sempre uno scambio fondamentale, umano e artistico. Un festival come quello crea la possibilità di confrontarsi con i musicisti e imparare molto reciprocamente.

Per noi è stata un’ occasione davvero importante, dove oltretutto è nata una fantastica amicizia con Satomi, cantante dei Deerhoof, band che amiamo moltissimo. Il Texas è un posto enorme e incantevole, le persone sono educate all’ascolto, molto attente e ricettive alla scena musicale, siamo tornate carichissime.

È da poco iniziato il tour italiano che vi vedrà protagoniste con un monumento della musica italiana come Franco Battiato. Come è nata questa amicizia con il maestro siciliano?

È nata nel 2007 quando ci invitò a vedere un suo concerto agli Arcimboldi di Milano. Ci vide tra le prime file, fu colpito molto dal nostro look, all’epoca avevamo lunghi dreadlocks coloratissimi, dopo qualche giorno ci mandò un brano di Tchaikovsky da reinterpretare. Lo facemmo in due ore e… ci assunse per una parte nel suo film Niente è come sembra. Da quel momento in poi, è iniziato un rispetto artistico reciproco: ci portò in tour per un anno e mezzo come chitarriste. Ci ha supportate da subito, gli è sempre piaciuto il nostro entusiasmo e la nostra voglia di sperimentare. Ci spinse assolutamente a cantare nel suo film, quando noi all’epoca eravamo appunto due chitarriste, ci aveva visto lungo, molto prima di noi.

A breve uscirà il vostro terzo album che avete registrato nella vostra isola, la Sardegna, da sole dopo le illustri produzioni di Gautier e Brantigan. Com’è stato tornare a casa per lavorare sul nuovo disco?

Le registrazioni di Dot to Dot, il nostro nuovo disco, sono iniziate in Inghilterra, ma abbiamo deciso di terminarle in Sardegna perché abbiamo avuto… chiamiamolo il richiamo della nostra isola, avevamo bisogno di un momento di tranquillità assoluta e sapevamo bene di poterlo trovare qui, essere ispirate dalle sensazioni di dove siamo cresciute e riviverle dopo tanti anni passati in Inghilterra.

Riuscite a vivere di musica?

Bella domanda. Per fortuna ci riusciamo, ci sono certo alti e bassi , è un lavoro decisamente molto precario che non ha garanzie a lungo termine ma si sa che per amore si è disposti a tutto.

Cosa pensate della scena italiana?

Saremo molto oneste, vivendo all’estero da tanti anni non abbiamo modo di seguire attentamente la scena italiana. Ci sono delle band che ci piacciono molto, la nostra isola per esempio ci pare ispirata bene, considerando nomi come Diverting Duo, Takoma, Plasma Expander, Nick Rivera e Grandmother Safari.

I cinque dischi che vi hanno cambiato la vita.

Difficilissimo rispondere, ci pentiremo di non aver scritto chissà chi appena chiusa l’intervista, ma così di getto ci vengono in mente:

BroadcastHaha Sound
Ustmamo’Ustmamo’
Elliott SmithRoman Candle
Blonde RedheadMelodies Of Certain Damaged Lemons
Sonic YouthGoo

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