Girlfriend in a coma, I know it’s serious

Girlfriend in a Coma non è solo un noto pezzo degli Smiths, è anche il titolo di un documentario che racconta il declino dell’Italia.

Realizzato da Bill Emmott, ex direttore di The Economist, in collaborazione con la giornalista Annalisa Piras il film è stato presentato in anteprima a New York, Londra e Bruxelles suscitando forti reazioni e polemiche.

La prima del film, programmata per il 13 febbraio alla fondazione MAXXI di Roma, è stata rimandata a dopo le elezioni a causa della ‘valenza politica’ della pellicola.

Dura la reazione del regista, che sui social network ha gridato alla censura creando in poche ore un vero e proprio caso mediatico. Emmott

In risposta, Giovanna Melandri, presidente della fondazione, ha dichiarato: “È mio dovere tenere la campagna elettorale fuori dal museo”.

Censura o semplice slittamento di programma? Mossa politica, pavidità o par condicio? Giusta polemica o drammatizzazione?

Ha senso valutare un’opera d’arte per il suo potenziale politico e non per il suo mero valore artistico? Sarebbe quindi vietato parlare di politica durante la campagna elettorale? Dovremmo forse sospendere ogni attività che abbia ‘valenza politica’ prima di sapere chi sarà il futuro primo ministro del nostro paese? In tal caso, qualcuno potrebbe per favore sospendere il calcio-mercato?

Spunti di riflessione per un paese in coma.

Guarda il trailer

 

 

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