Le strampalate analisi socio-economiche di beppegrillo.it

Ieri il trionfatore delle politiche 2013 ha scritto sul suo blog un'analisi socio-economica il cui miglior pregio è l'incoerenza.

Con questo Parlamento in Italia si riduce ulteriormente lo spazio per il pensiero di sinistra. Se l’opzione più caldeggiata è un governo “di minoranza”, con un’intesa PD-M5S su alcuni temi dirimenti (ma senza alleanze), ciò non significa che il nostro paese stia anche solo lontanamente intraprendendo un percorso di sinistra. La critica al neoliberismo portata avanti da Nichi Vendola sembra rimanere un santino usato per ricordarci che un pensiero alternativo, di sinistra, esiste; ma da qui a praticarlo ne passerà ancora.

Ieri il trionfatore delle politiche 2013 ha scritto sul suo blog un’analisi socio-economica il cui miglior pregio è l’incoerenza. Leggiamola insieme.

 

In Italia ci sono due blocchi sociali. Il primo, che chiameremo blocco A, è fatto da milioni di giovani senza un futuro, con un lavoro precario o disoccupati, spesso laureati, che sentono di vivere sotto una cappa, sotto un cielo plumbeo come quello di Venere. Questi ragazzi cercano una via di uscita, vogliono diventare loro stessi istituzioni, rovesciare il tavolo, costruire una Nuova Italia sulle macerie. A questo blocco appartengono anche gli esclusi, gli esodati, coloro che percepiscono una pensione da fame e i piccoli e medi imprenditori che vivono sotto un regime di polizia fiscale e chiudono e, se presi dalla disperazione, si suicidano.

Il blocco A sembra essere quindi la classe lavoratrice, gli sfruttati, esclusi – appunto – dalla proprietà dei mezzi di produzione. Sono milioni e giovani. Tranne gli esodati e i pensionati alla fame, che giovani non sono, pur rimanendo sfruttati. Però nel blocco A ci sono anche gli imprenditori che, a differenza dei giovani e dei pensionati alla fame, i mezzi di produzione li possiedono. Non si sa quanti siano gli imprenditori, sono “adulti” e non giovani, e non necessariamente laureati.

Il secondo blocco sociale, il blocco B, è costituito da chi vuole mantenere lo status quo, da tutti coloro che hanno attraversato la crisi iniziata dal 2008 più o meno indenni, mantenendo lo stesso potere d’acquisto, da una gran parte di dipendenti statali, da chi ha una pensione superiore ai 5000 euro lordi mensili, dagli evasori, dalla immane cerchia di chi vive di politica attraverso municipalizzate, concessionarie e partecipate dallo Stato.

Il blocco B è la classe conservatrice, ma non solo: la borghesia proprietaria dei capitali, dei mezzi di produzione e dei terreni, in parte identificabile negli “evasori”. La classe conservatrice comprende soprattutto i dipendenti statali e para-statali, ma anche i ricchi pensionati.

L’esistenza di questi due blocchi ha creato un’asimmetria sociale, ci sono due società che convivono senza comunicare tra loro. Il gruppo A vuole un rinnovamento, il gruppo B la continuità. Il gruppo A non ha nulla da perdere, i giovani non pagano l’IMU perché non hanno una casa, e non avranno mai una pensione. Il gruppo B non vuole mollare nulla, ha spesso due case, un discreto conto corrente, una buona pensione o la sicurezza di un posto di lavoro pubblico. Si profila a grandi linee uno scontro generazionale, nel quale al posto delle classi c’è l’età.

Semplificando, il gruppo A cerca il cambiamento sociale, il gruppo B cerca di conservare i propri “privilegi”. Nell’inevitabile scontro tra le due posizioni l’unità minima non è la classe economica (proletariato – borghesia, lavoratori – capitalisti), bensì la “generazione”. Lo scontro non avrebbe nemmeno bisogno di essere messo in pratica, basta aspettare la fine naturale della generazione più vecchia, dopodiché la generazione più giovane potrà sostituirsi a essa. E magari perpetrare le stesse ingiustizie di classe, visto che anche nel gruppo A ci sono sfruttati e sfruttatori.

Chi fa parte del gruppo A ha votato in generale per il M5S, chi fa parte del gruppo B per il Pdl o il pdmenoelle. Non c’è nessuno scandalo in questo voto. È un voto di transizione. Le giovani generazioni stanno sopportando il peso del presente senza avere alcun futuro e non si può pensare che lo faranno ancora per molto. Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch’essi dalle tasse. È una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza.

Le semplificazioni si fanno così ardite da essere difficili da commentare organicamente. Se c’è un nemico, un responsabile per tale “status quo insostenibile”, sembra essere la “macchina infernale”; che essa smetta di essere “infernale” sostituendo a pensioni e stipendi un reddito di cittadinanza, è tutto da dimostrare. Questo tipo di analisi, costitutiva dell’ideologia 5 Stelle (letteralmente: riempie le pagine web della sede del Movimento), è oltremodo pericolosa. Si propone e appare agli occhi dei più come assolutamente rivoluzionaria, ma si guarda bene dal criticare il cuore dei conflitti sociali: i rapporti di produzione.

Non è un caso che sia A che B comprendano confusamente lavoratori, imprenditori, pensionati: chi traccia l’analisi osserva dal di fuori (l’ombra del guru, il capo che non è candidato ma va a parlare con Napolitano, ecc) e mette l’uno contro l’altro invidiosi e invidiati. Casualmente, questo agire politico sconclusionato frutta un bel po’ di quattrini a chi sa muoversi abilmente nel campo del capitalismo cognitivo (ricordate la bibbia della nostra generazione no-global, No Logo di Naomi Klein?). Confidiamo nell’intelligenza dei candidati 5 Stelle affinché queste elezioni non segnino il passaggio dal partito-azienda al partito-marchio (registrato).

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4 Comments

  • Ciao Giacomo, vorrei esprimere una mia opinione, poi mi correggerai se sbaglio. Seguo regolarmente Mumble e apprezzo molto i tuoi articoli, sia quelli a sfondo culturale (bellissimi gli ultimi in cui hai parlato di Eco e Levinas) che quelli a tema politico.
    In passato, da quanto ricordo, i pochi articoli critici nei confronti della sinistra italiana apparsi su Mumble sono stati firmati da te, e ricordo il putiferio scatenato da un tuo testo sui candidati modenesi, testo peraltro condiviso da me ma il cui dibattito sulla pagina facebook mi ha lasciato senza parole, per l’incapacità di quelli che definisco soldatini di bersani di dialogare e accettare critiche, comportandosi peggio dei berlusconiani che tanto criticano.
    Ora arrivo al punto. La mia opinione è che Mumble sia un’emanazione del PD. Leggo sempre strali contro Berlusconi (giustissimi, ma bisogna riconoscere che la sua campagna elettorale è stata perfetta, mirata e costruita per ricompattare lo zoccolo duro del suo elettorato medio), mai alcuna critica all’austerità montiana e alle schifezze compiute da lui (Fornero, le recenti intercettazioni su Grilli, Ornaghi desaparecido da mesi tanto per citarne alcune, ma potrebbero essermi sfuggite), e le rare critiche al PD immediatamente rintuzzate da militanti (penso al facebook di mumble, o ad un testo di Emiliano Rinaldi che più volte ho commentato). La mia domanda è: perchè non scrivete della disastrosa campagna elettorale della sinistra? di tutti gli errori commessi (la lepre da inseguire, il plastico del giaguaro da vespa…bella roba Gotor e la Geloni come spin doctor, roba da suicidio politico) e che puntulamente venivano rintuzzati come antipolitica quando venivano fatti notare? Gli ingroiani stan facendo autocritica sul loro fallimento, basta fare un giro online per rendersene conto. Il PD no, anzi accusa Ingroia (tipo Michele Serra…), o cade dalle nuvole come il suo vate Scalfari che in questi mesi non ha indovinato un solo pronostico (oggi ho riletto tutti i suoi editoriali 2013 alla luce delle elezioni…se fosse un mio dipendente lo licenzierei in tronco per manifesta incapacità). ieir per dire, ho sentito Violante affermare che era impossibile immaginare un tale successo grillino….dopo questa frase dovrebbero cacciarlo dal partito, è la prova che non capisce nulla di quanto sta avvenendo nel mondo reale. Ma soprattutto: capisco che i vecchi bolliti del partito abbiano sbagliato, ma mi chiedo: dov’erano i giovai del partito? Loro non frequentano coetanei? Non seguono i social? Escono mai dalla sede del partito? Si utrono solo di comunicati stampa del partito, per non aver notato coa stava accadendo? Avrebbero dovuto gridare con forza ai vertici che si stava sbagliando tutto, ma non l’hano fatto, hanno fallito pure loro ed è questo che mi spaventa. Se anche il partito avesse un ricambio generazionale e sparissero i vari Bindi (che tristezza…derogata e collegio sicuro e fuori dal parlamento la Concia, una donna di grande intelligenza che ha portato avanti grandi battaglie), Finocchiaro, Violante, Letta, ecc ci sarebero questi giovani che sono rimasti in silenzio, accompagnando muti (anzi no, sbraitando contro chi cercava di aprire loro gli occhi) il partito al disastro.

    Ecco, tutto questo per dire: Giacomo, su Mumble leggo regolarmente meravigliosi articoli culturali e ottimi testi politici, ma chiedo: perchè mumble parla solo di grillismo e antiberlusconismo e continua ad apparire come emanazione del PD?

    Cnsapevole che il mio intervento infastidirà diverse persone, ti saluto e mi auguro di leggere regolarmente nuovi tuoi articoli

  • Ciao m.g., innanzitutto grazie per il commento e per l’attenzione che ci riservi.
    Ieri ho scritto su Grillo in maniera critica, è vero, e sai perché? Perché mi sembrava interessante, di più, ritenevo necessario riflettere sulla visione sociale ed economica di quello che, ad elezioni appena concluse, è risultato il primo partito d’Italia. E il primo partito d’Italia ha – a mio avviso – una visione della società contraddittoria, raffazzonata e frutto di retorica più che di un serio ragionamento.
    Nell’articolo di ieri non ho criticato il PD e la sua campagna elettorale, è vero; ma se permetti non era quella la notizia. Adesso è più importante capire bene le intenzioni e la visione della società del M5S, inevitabilmente: ce lo impone il verdetto delle urne.
    Quanto alla tua opinione che Mumble: sia un’emanazione del PD, giusto un paio di mesi fa ho scritto un articolo che non è piaciuto molto agli stessi giovani del partito che tu chiami in causa. A questo link trovi invece un articolo sulle inopportune dichiarazioni dei “tecnici” circa i giovani e il mercato del lavoro. Ti ho citato soltanto due miei articoli ma sulle nostre pagine ne puoi trovare ben di più, a firma di tanti mumblari. Pensa anche solo agli articoli recenti su MPS (Gagliardi) o sulla possibile partenza di Errani per Roma (Salino). Questo per dire che troviamo vagamente offensiva l’espressione “emanazione di”, perché significa la rinuncia a un pensiero critico nei confronti di, e ci dispiace non riuscire a comunicarlo.
    In conclusione, con le nostre pur sempre limitate forze, cerchiamo di analizzare i fatti che esigono una riflessione urgente. Nel marasma di “se” e di “ma” sul PD, sul voto e sulle futuro mosse politiche usciti nei giorni scorsi, ho preferito concentrarmi su un argomento più concreto, l’assenza di rigore nell’analisi macroeconomica apparsa su beppegrillo.it . Che non vuol dire essere d’accordo con i temi macroeconomici del PD, perché per fortuna riesco ancora a criticare tanto gli uni quanto gli altri.

    Un saluto

  • “Il secondo blocco sociale, il blocco B, è costituito… da tutti coloro che hanno attraversato la crisi iniziata dal 2008 più o meno indenni, mantenendo lo stesso potere d’acquisto, da una gran parte di dipendenti statali, da chi ha una pensione superiore ai 5000 euro lordi mensili, dagli evasori..”

    Quindi, stando al sillogismo demenziale del Grillo, il “blocco A” avrebbe votato in massa per un miliardario con ben più di “due case, un discreto conto corrente, una buona pensione” e la sicurezza di una rendita più che sicura. Insomma, ha tributato ad un paradigma vivente del sedicente “blocco B” la totale risoluzione del problema.
    Qui siamo alla follia collettiva!

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