L’Emilia terremotata protesta ma si divide

Si preannuncia un febbraio caldo sotto i palazzi della Regione Emilia-Romagna a Bologna: i comitati cittadini dei comuni colpiti dal terremoto si mobilitano per dare voce al malessere della Bassa alle prese con la ricostruzione post–terremoto.

Sono state indette due manifestazioni, una prevista per il 16 febbraio organizzata dal comitato sisma.12, e una il 18 febbraio indetta dal comitato Finale Emilia Terremotata Protesta.

Le rivendicazioni dei due gruppi sono chiare: se da un lato sisma.12 fa del rimborso al 100% il suo principale cavallo di battaglia, FeTp insiste nel chiedere una No Tax Area per le zone del cratere e lo stop agli studi di settore per il prossimo triennio. Entrambi i gruppi puntano poi a una rapida sburocratizzazione delle procedure di accesso ai rimborsi per case e imprese.

Punti di vista simili che corrono su due binari paralleli.

I contatti tra sisma.12 e FeTp non sono mancati, ma alla fine la volontà di marciare da soli ha prevalso, forse figlia di malcelate differenze ideologiche – anche se entrambi i comitati si definiscono “apartitici” e “aperti” a tutte le formazioni che rivendicano i giusti diritti delle popolazioni colpite dal terremoto dello scorso maggio – o di ineludibili diffidenze campanilistiche che da sempre hanno diviso il territorio emiliano.

Un altro nodo controverso è il rapporto dei due comitati con la Regione Emilia-Romagna. Entrambi i gruppi si definiscono interlocutori privilegiati della Giunta regionale: se i portavoce di sisma.12 hanno incontrato gli assessori Muzzarelli e Gazzolo lo scorso 6 febbraio, oggi Finale Emilia Terremotata Protesta scrive che Attraverso il sindaco di Finale, le massime autorità della Regione Emilia hanno chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con quelli di Finale Emilia Terremotata Protesta sul tema delle problematiche relative alle ordinanze”.

L’apertura della Regione verso la popolazione terremotata sicuramente c’è, ma se i proclami delle due associazioni dovessero essere confermati, non si capisce il senso di condurre la stessa trattativa su due tavoli distinti e differenti.

Fatto sta che sicuramente la prossima settimana i terremotati marceranno separati per chiedere le stesse cose e questo non faciliterà l’individuazione di un percorso di ricostruzione comune e condiviso con la popolazione, anche se certamente avrà il merito di portare davanti al Palazzo il grido d’aiuto dei terremotati.

Presentarsi divisi di fronte a chi dovrebbe prendere provvedimenti “indifferibili ed urgenti” aumenta il rischio di non essere ascoltati: e questo è un lusso che i terremotati non si possono permettere.

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