[M come Mimosa] I ciliegi

[Antonella Iaschi]

Invece di leggere la mano le zingare dovrebbero leggere la fronte, ma ci sono le zingare in Giappone?

La fronte del ciliegio è una linea che va da sud a nord del Giappone seguendone la fioritura. A sud c’è caldo e i fiori sbocciano prima,  poi sale e sale fino a esaurire la sua corsa.

I giapponesi devono aver rubato ai ciliegi l’idea del domino che si corica a catena. Che strano sto pensando che io che amo il caldo finisco sempre al freddo, ma non c’entra niente con quello che sto dicendo.

Febbre paura brividi caldane rughe d’espressione caldo freddo salute malattia tutto concentrato nella fronte. La tocchi e sai, la massaggi e ottieni risposte immediate. I giapponesi hanno inventato il termometro terrestre, la loro fronte è lunga come il Giappone.  Guardano i fiori, se sbocciano la temperatura è calda e visto che sbocciano prima a sud lì la febbre esce dalla testa, da noi dicono che esca dai piedi (mia nonna).

In Giappone raccontano che i fiori di ciliegio prima erano bianchi poi un imperatore ha fatto seppellire i guerrieri morti sotto gli alberi e quelli si sono bevuti il sangue facendo fiori rosa. Però che due palle essere un albero anche bello e trovarsi sotto dei morti magari tutti a pezzi e anche dei vivi che si inventano la tradizione di suicidarsi sotto di te.

Un albero dovrebbe solo pensare a fare il suo lavoro di pulire l’aria, che soprattutto oggi con l’inquinamento che gli abbiamo combinato non gli deve riuscire troppo facile. Adesso di Samurai suicidi non ne parlano, non ce ne sono più  o si suicidano solo i depressi? Le tartarughe Ninjia  sono la mia unica scarsa fonte di informazione sui Samurai, visto che me le sono sorbite causa figli piccoli, adesso dicevo i giapponesi ci fanno festa sotto i ciliegi per due giorni bevande incluse, un po’ come i pic-nic dei film americani di una volta.

Me lo ha detto mia figlia di scrivere sui ciliegi in fiore, (sottotitolo o della mia voglia di andare in Giappone)  io non ci avrei mai pensato, io al Giappone non ci penso mai e a parte la Madama Butterfly che mi piace perché mi piace Puccini anche se sono di Parma e dovrei fare il tifo per Verdi (tanto Puccini ha deciso di fare opere dopo aver visto l’Aida, quindi il merito è del Giuseppe,niente avviene per caso) e mi piace anche perché devo essere masochista e sadica e le storie a lieto fine non mi prendono bene. E poi una collina presso Nagasaki (mica era ancora scoppiata la bomba atomica) una casa diversa dalle nostre, quindi bella come è bello il diverso, una terrazza, un giardino, e la vista sulla rada, sul porto, sulla città… mica male musicare una cosa così. Forse però hanno fatto prima il libretto e Puccini non ha fantasticato poi tanto, non lo so.

Però chi ha pensato alla Butterfly doveva conoscere bene i giapponesi che se amano un fiore che muore appena è diventato bello devono per forza amare una che si uccide quando le altre pensano a divertirsi. Ma forse non è così, forse amano i fiori del ciliegio perché sono capaci di vivere ora e qui e quindi vivono il momento bello e chi se ne frega se dopo non c’è più.

Vivere così deve essere bello. Io non ci riesco io vivo sempre o prima o dopo. Mica perché sono fuori posto, ma perché dopo penso a quello che c’era prima e prima penso a quello che ci sarà dopo, così si passa alla seconda scena e io non mi sono goduta la prima. Questo quando le cose sono belle, quando non lo sono ci combatto come una furia e prima o poi le stendo e poi quando tutto torna a posto sono io che non sono a posto perché ho usato tutta la mia adrenalina e sono spompata che non mi godo la vittoria.

A volte penso che mia figlia sia un po’ come me. Come faccio a scrivere sulla sua voglia di andare in Giappone, (mica parlava della mia che proprio non ce l’ho, e non ci ho mai pensato)? Io avevo voglia di andare in Africa e sono andata, sempre al nord, poi ho incominciato ad andar per guerre, poi non ho più voglia di andare da nessuna parte se non a Parigi ma lì ho un appuntamento fra qualche anno e anche se ci torno tutti gli anni è ancora presto.

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