Ornaments – Pneumologic

Pneumologic è l’esplosione in stop-motion, un dipinto di Bosch, è il Dagon dell’onirico Lovecraft…

Tannen Records, 2013

Quando ti capitano per le mani lavori di questo livello è difficile tenere a bada gli entusiasmi: il rischio di perdere di vista l’obiettivo dell’imparzialità e il pericolo di cadere nella trappola della sviolinata è concreto e reale. È l’effetto che ha scatenato in me Pneumologic degli Ornaments, non solo per la pregevolissima fattura delle tracce, ma perché questo disco si è rischiato veramente di non riuscirlo mai a sentire.

Tutto parte nel lontano 2003: il nucleo degli Ornaments si forma attorno a Alessandro Zanotti e Davide Gherardi – già nei guastatori The Death Of Anna Karina – e comincia a seminare terrore e distruzione a partire dall’anno successivo con esibizioni live devastanti in giro per l’Europa, aprendo per gente come Converge e The Red Sparrows – mica gli ultimi arrivati – e arrivando sul prestigioso palco del Fluff Fest.

Il salto e la definitiva consacrazione erano lì a due passi e invece, improvvisamente, il meccanismo s’inceppa fermandosi a tempo indeterminato. Una pausa lunga ben sei anni in cui il nome della band emiliana gira come una chimera tra i fan ancora colpiti da quella forza mostrata per troppo poco tempo in sede live.

Si parlava all’imperfetto degli Ornaments insomma, i più arditi al passato remoto considerando il progetto archiviato e in qualche modo cannibalizzato dagli altri progetti, diventati negli anni della stasi maturi e di spalle larghe.

Un silenzio rotto nel 2011 con il ritorno in sala prove e un cambio di line-up che in qualche modo rimette in movimento il Golem sopito, che lentamente ma inesorabilmente ricomincia a macinare ritmiche serratissime con la stessa ferocia degli inizi.

Il Drone-Doom dei maestri SunnO)) e il post metal dei Neurosis e Om sciorinato in sette tracce che proiettano la band italiana tra le realtà migliori della scena drone europea, non per l’innovazione del linguaggio musicale, ma per una capacità di sintesi che non trova eguali nella scena attuale.

Pulse ha il compito di sfondare la porta, Breathe – con la meravigliosa voce di Silvia Donati che echeggia magicamente di David Sylvian e Japan – prepara il campo per la lenta deflagrazione di Aer e di Galeno, devastanti progressioni in un climax distorto e tetanico. La finale L’ora del corpo spaccato è la liberazione definitiva dai demoni, la dicotomica alternanza tra calma e tempesta, vorticoso maelstrom di emozioni oscure.

Pneumologic è l’esplosione in stop-motion, un dipinto di Bosch, è il Dagon dell’onirico Lovecraft… abbiamo aspettato tanto, ma ne è valsa la pena.

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