Playlist 2012: i dischi dell’anno

Un anno di graditissimi ritorni, di meravigliosi album, canzoni virali e, purtroppo, di tristissime dipartite.

È sempre complesso cercare di sintetizzare nelle poche righe di un articolo un anno di dischi e di canzoni, soprattutto quando i trecentosessantacinque giorni appena trascorsi – ok, non proprio appena trascorsi, ma abbiamo i nostri tempi – hanno offerto una varietà e qualità di album elevatissima.

Un anno di graditissimi ritorni, di meravigliosi album, canzoni virali – chi ha detto Call Me Maybe? – e, purtroppo, di tristissime dipartite.

Il sondaggione che si è concluso poche settimane fa sulle nostre pagine ha premiato il ritorno dei GY!BE, lontani dalle scene da ben dieci anni e che con Allelujah! Don’t bend! Ascend! scrivono un’altra importante pagina di una carriera che sembra non conoscere cali di tensione. Un album complesso e profondo, capace di giustificare un silenzio così prolungato – l’ultimo Yanqui U.X.O. è del 2002 – e che fuga tutti i rumors di scioglimento che in questi anni si erano susseguiti insistentemente sul web. I silenzi acuiscono sospetti e paure, ma se poi vengono squarciati da brillanti lavori come questo, ben venga allora il mutismo mediatico.

Dieci anni di assenza anche per Cody ChesnuTT che finalmente si è deciso a dare un seguito a quel The Headphone Masterpiece che l’aveva fatto conoscere al grande pubblico. L’autore di The Seed (brano reso famoso grazie alla rivisitazione insieme agli amici The Roots, tra l’altro presenti pure loro in classifica con The Undun) con Landing on a hundred diverte e mette d’accordo tutti con la sua miscela di hip-hop e motown – l’album è difatti in heavy rotation su Radio2 da mesi – ergendosi a capofila per le nuove generazioni del soul. Un hurrà per il musico con l’elmetto.

Tra gli attesissimi ritorni si registra inoltre la prova da sophomore dei The XX che con Coexist bissano il successo del disco omonimo andando a ritagliarsi un posto al sole nelle classifiche della critica di settore di tutto il mondo.

Animal Collective e Centipede Hz hanno tenuto sulle spine migliaia di fan negli scorsi mesi, creando hype, histerya e tanto altro. Primo lavoro con il collettivo al completo dai tempi di Merryweather Post Pavilion, Centipede Hz è la perfetta sintesi di una carriera che non conosce crisi o incostanza. Enormi.

Capitolo esordi fulminanti: Frank Ocean e Kendrick Lamar fanno il botto con i loro rispettivi album, riuscendo nella difficilissima impresa di farsi ascoltare anche da chi di musica nera non aveva mai sentito nulla. Un’impresa difficile che in passato era riuscita anche a quei bomber degli Outkast con Hey Ya. Provate a trovarmi qualcuno a cui non piaccia quella canzone. Channel Orange non è solo soul o hip-op, è altro. È un qualcosa che riusciremo a capire magari fra qualche anno, e ci sbatteremo a trovargli una collocazione o un’etichetta calzante, ma per ora è qualcosa di assolutamente brillante.

In attesa di ascoltare i nuovi lavori di M.I.A. e Missy Elliott lo scettro di Bad Girl quest’anno lo conquista Azealia Banks. Solo 4 tracce questo 1991 ma tanto, tanto potenziale. Aspettiamo nuovo materiale.

Annus mirabilis per la musica italiana che conta. Molte le uscite di valore nello scorso anno che dimostrano che in Italia le cose si possono far per bene.

Un plauso quindi a Unhip Records, Tannen, Trovarobato e Wallace che continuano a sfornare lavori di assolutissimo rilievo. Le prove di Drink To MeS è l’album italiano dell’anno per chi scrive – Fine Before You Came, Honeybird & the Birdies (scelti per rappresentare l’Italia al Primavera Sound di Barcellona insieme ai Blue Willa), Santobarbaro, il ritorno dei Fuzz Orchestra, Dulcamara – una vera rivelazione il suo Uomo Con CaneCalibro 35, De Curtis, Pharm, Cabeki, Trees Of Mint, Boxeur The Coeur e King Of The Opera fanno gonfiare il petto d’orgoglio e si meritano il plauso di tutta la stampa di settore. Bravissimi.

C’è anche una stampa postuma che merita una menzione: Dentro i battimenti delle rondini dei Craxi è un piccolo capolavoro di genuinità e talento e come sostenuto in sede di recensione, il trionfo del buonsenso perché sarebbe stato assolutamente delittuoso non far uscire queste registrazioni. Un disco postumo per un supergruppo coi fiocchi.

Un anno che ha regalato tante gioia, tanta bei dischi, bei concerti ma anche momenti tristi. Se ne sono andati quest’anno dei grandi della musica come Terry Callier, Donna Summer, Bob Welch, Whitney Houston, Jason Noble, Ed Cassidy, Ravi Shankar, Adam Youch e Lucio Dalla. Grazie di cuore per tutto.

« Finché vivi, splendi,
non affliggerti per nulla: la vita è breve e il Tempo esige il suo tributo»

(Sicilo,  epitaffio )

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