[China is the new London] Ora che la Cina ha riprodotto l’Italia

E così eccomi qua, cari amici di Mumble:, in qualità di corrispondente dal Paese che gli astrologi associano al segno dei Gemelli

Distretto di Yunhe, Zhejiang, Cina. Qualche luna fa.

Mentre un gatto gioca a rincorrermi la scarpa slacciata con movimenti sincopati che neanche il Michael Jackson di “Smooth Criminal”, ripenso al suolo natìo, al tormentato esilio dopo l’avvento in Italia del secondo Governo Tecnico, il primo di Corrado Passera.

Ricordo ancora con angoscia l’ultimo giorno in Italia, con le Truppe Burocratiche di Assalto che mi sorpresero nel cuore del Tg serale avviluppato alla mia bella: “dottor Tovoli, abbiamo rinvenuto un errore di forma sulla sua scheda elettorale”. Evidentemente non esisteva più libertà nel Paese se nessuno era più libero di votare Papà Castoro.

Poi ci fu un terribile suono di timbri, seguito da penne che strisciavano e sibilavano le loro firme. Fu così che divenni “Persona non grata” per il nuovo Tecno-Stato Italiano. “Né più mai toccherò le sacre cosce”, come disse il Poeta.

E così eccomi qua, cari amici di Mumble:, in qualità di corrispondente dal Paese che gli astrologi associano al segno dei Gemelli, patria del ping pong e del corpo mummificato di Mao Tse Tung, del Maestro Confucio e delle triadi mafiose.

Al buio di una candela “Made in China”, il cui focherello brucia uno stoppino di carne umana ancora urlante, scrivo le memorie che ricostruiscono il mio passaggio su questa Terra del riso; ricordi che affiderò allo spirito di Giangiacomo Feltrinelli affinché ve le faccia avere sottobanco, come dovette fare con lo “Zivago” di Pasternak, ma senza l’obbligo di offrirmi il pranzo.

Ora che la Cina ha riprodotto l’Italia

Non sarà sfuggita ai lettori più attenti la notizia che in Cina, a metà strada tra Pechino e la città costiera di Tianjin, è stata costruita e inaugurata una sorta di Italia in miniatura: “una delle cinque che verranno”, a detta della società che ha realizzato il progetto.

Al di là di qualche trascurabile incongruenza, come le gondole che costeggiano la Galleria degli Uffizi o la Torre di Pisa che spunta come la canna di un obice dall’interno del Colosseo, possiamo ammirare i negozi di Prada, Armani e Bulgari e sentirci finalmente di nuovo a casa.

Tuttavia, la notizia ha suscitato un dibattito acceso tra gli intellettuali e ha diviso l’opinione pubblica italiana, tra quelli che si dicono contrari a questa operazione di marketing e quelli che sperano in un intervento dei caschi blu dell’ONU.

Non si riescono a comprendere le motivazioni per cui i cinesi ignorino il diritto d’autore e il concetto di proprietà intellettuale ma qualcuno ritiene che lo capirebbero anche loro, se Susanna Tamaro decidesse di fare un viaggio in Cina.

La verità è che il concetto di imitazione è radicato nella cultura cinese, a partire dalla parola usata per il verbo “studiare” che è la stessa del verbo “copiare”: artista è colui che copia alla perfezione e riproduce. Non a caso la parola cinese per “artista” è “Zucchero”.

La celebre sinologa Renata Pisu sostiene che manca, nel sostrato culturale cinese, la figura dell’eroe che agisce e modifica la situazione: “non ci sono equivalenti di un Leonardo da Vinci, semplicemente perché non vi è il culto della personalità”.

Come fare allora per importare gli italiani, che di certo sono conosciuti in tutto il mondo per la loro esuberante personalità? Già, perché riprodotta l’Italia, bisogna pur riprodurre gli italiani.

A questo proposito non dovrebbero esserci problemi. Scrive ancora Renata Pisu che per i cinesi la legge è qualcosa di variabile nel tempo e a seconda delle situazioni: “non esiste il concetto di verità e quindi nemmeno quello di legge valida per tutti”.

Potreste immaginarvi un luogo più adatto della Cina per il nostro Parlamento e il nostro Quirinale? In effetti, per risolvere il problema di carenza di personale cinese qualificato, la società ideatrice di “Florentia Village” sta pensando di importare gli italiani direttamente dal Bel Paese.

Questa potrebbe essere un’ottima occasione per alcuni dei nostri parlamentari per intraprendere un primo lavoretto e contribuire in prima persona all’esportazione della cultura italiana, ma si tratta di una ghiotta opportunità per moltissime altre categorie: liberi professionisti, medici obiettori, preti, Carlo Cracco, grillini.

Pensateci anche voi, perché potrebbe essere il primo lavoro che troverete in Italia senza bisogno della classica spintarella. E l’avrete trovato a metà strada tra Pechino e Tianjin.

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5 Comments

  • Questa foto mi è molto molto molto familiare…ho rischiato l’arresto in piazza tian’an men per scattarla…

  • spero ci perdonerai il furto. e se non ce lo perdoni, facci sapere che la togliamo…

  • magari scriviamolo da qualche parte che è di CHIARA ZANNINI. grazie chiara. non faccio il cuore che poi non viene formattato bene e fa solo schifo.

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