[Face To Face] Walking Mountains

Bartolomeo Sailer è uno di quei nomi che tutti gli appassionati di musica elettronica in Italia dovrebbero conoscere

Bartolomeo Sailer è uno di quei nomi che tutti gli appassionati di musica elettronica in Italia dovrebbero conoscere. Pioniere della musica techno nella prima metà degli anni novanta con il monicker Wang Inc., Bartolomeo ha esordito lo scorso anno con il suo nuovo progetto Walking Mountains riscuotendo il plauso della critica di settore e il favore del pubblico. Con estremo orgoglio, noi di Mumble: abbiamo avuto l’onore di ospitare nella recente compilation M:4U un suo inedito dal titolo LSD Through The Woods, un viaggio mistico e onirico in un bosco popolato da incubi e visioni rassicuranti. Come potete intuire dal titolo LSD non sta per “Lucia nel cielo con i diamanti”. Walking Mountains ha accettato, con la disponibilità che lo contraddistingue, di scambiare quattro chiacchiere con noi di Mumble:

Questo è quello che ci siamo detti.

Raccontaci il tuo approccio con la musica. Cosa ascoltavi da ragazzo e come i tuoi gusti si sono evoluti nel corso degli anni.

La musica mi è sempre piaciuta fin da piccolissimo, una delle prime parole che ho detto è stata lala, ovvero musica. In età prescolare feci una prova di ammissione per il conservatorio in lingua tedesca a Bolzano, ma mi cacciarono come un bimbo amusicale. Alle elementari, una volta, in classe il maestro (un carpigiano fascista) chiese a tutti di parlare di musica: a tutti piacevano i Pooh, a me Sergio Endrigo; divenni un outcast. Nell’estate tra le elementari e le medie, un mio amico mi convinse che Battiato era un grande, a me piaceva Ravel e Ludovico Van, ma siccome il Battiato della bandiera bianca aveva qualcosa di classico lo accettai.

La mia cultura musicale però la feci con la radio, Rai Stereo Notte, accesa tutta la notte nella mia cameretta. Notti agitate, svegliate dagli intonarumori di Russolo o dal sax di Zorn. Gli anni ottanta li ho passati così, conoscendo di tutto.

A 11 anni ricevetti un Casio VL-Tone, il mio primo synth, a 16 anni comprai una drum machine (oberheim dx) per amore dei CCCP. Poi conobbi il dark, il post punk, il punk, il rap e un giorno al mio negozietto stra-fico di provincia arriva un disco di un gruppo che si chiama 808 State e bum! cambia tutta la mia visione della musica.

Come e soprattutto quando nasce Walking Mountains?

WM nasce dopo un periodaccio della mia vita, un matrimonio agli sgoccioli, un mondo anch’esso sull’orlo del baratro, una noia verso tutto quello che era techno, insomma uno di quei momenti di rivoluzione che capitano prima o poi a tutti nella vita. Era ora di cambiare, di abbandorare Wang inc., che era diventato un vecchio poltrone e trovare un nuovo percorso. Prima mi volevo chiamare Shining Path, ma era già occupato (controllato su discogs) e quindi per restare altrettanto rivoluzionario e mastodontico mi è venuto in mente Walking Mountains, montagne come folle di uomini che camminano contro l’establishment.

Walking Mountains, il tuo primo album con questo monicker è stato realizzato grazie al Crowdfunding. Un mezzo interessantissimo che avvicina il pubblico al musicista e permette di partecipare “attivamente” a tutte, o quasi, le fasi di realizzazione del disco. Quando ti è venuta quest’idea?

Io sono sempre stato contrario all’autoproduzione, perché penso che sia necessario qualcuno che ti dica se sei bravo oppure no (soprattutto agli esordi), questo qualcuno dovrebbe essere l’etichetta. Per due album e quattro EP mi sono sbattuto a trovare un’etichetta. Un lavoro nel lavoro e questa volta ero veramente esausto dal primo lavoro (fare il disco) che non avevo le energie di fare dei demo, spedirli e aspettare i mesi necessari per avere delle risposte, quindi ho fatto da solo, scoprendo un mondo di solidarietà che mi ha fatto molto bene allo spirito. Ho anche usato i social media per testare tutte le fasi del disco, dalla musica alla grafica, dalla scaletta al packaging.

Sei stato un pioniere della musica elettronica in Italia. Cosa è cambiato dai tuoi esordi? Hai nostalgia di quel periodo?

La cosa più ovvia che è cambiata sono i numeri, il mio primo EP ha venduto 1700 copie, l’ultimo EP come Wang inc. un centinaio. Una bella differenza. Fare musica elettronica allora era anche avere dei mezzi, che ora non servono più. Voleva dire avere synth, computer, campionatori. Non bastava un laptop (anche perché non c’erano, quasi). Voleva dire anche studiare manuali su manuali, perché non era tutto intuitivo come su un PC. Insomma, sono contento di aver fatto quello che ho fatto negli anni ’90, perché torna sempre utile. Nostalgia, certo, viviamo nella nostalgia tutti! Anche mio figlio che ha 3 anni.

Si sente un po’ di tutto in questo album. C’è qualche riferimento al kraut, alla new thing e al rock, sintomo di una maturità incredibile. Che cosa ascoltavi durante le registrazioni?

Molto krautrock, tutti quei gruppi secondari ai Kraftwerk. Poi qualcosa del rock degli anni ’70, Pink Floyd in primis, ma anche altre cose prog, o più “metal” come i Black Sabbath. Invece per quello che è contemporaneo principalmente Amon Tobin, Eskmo e gli Zu.

Domanda banalotta: riesci a vivere di musica?

Ancora per qualche mese sì, poi mi sa che verrò travolto dall’onda. Ho un day job, che è fare musica, ma quella un po’ così, marchettara, per le pubblicità. Purtroppo però tutto si è rallentato così tanto con questa crisi, che temo il peggio, mi toccherà tornare a fare il chain worker, come facevo prima di catapultarmi nella musica, 14 anni fa (cavolo sono 14 anni che non faccio altro!).

Cosa pensi della scena italiana?

Io rifuggo quasi completamente la scena italiana, si tratti di film, musica, o altre produzioni culturali, o almeno lo faccio da qualche decennio a questa parte. Devo dire però che ultimamente ci sono un sacco di cosette che mi fanno nuovamente sperare. Forse dopo 30 anni di tv berlusconiana iniziamo a farci degli anticorpi e risollevare le sorti culturali di questa nazione, a fatica, con mille difficoltà e carenze professionali, ma forse ce la facciamo.

I cinque dischi che ti hanno cambiato la vita.

CCCP –1964 1985 Affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi
808 State – Ex:el
Naked City – Naked City
Einstürzende Neubauten – Kollaps
NWA – Straight outta Compton

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