Il sopruso silente

[Ferrara 22-28 marzo 2013]

Viviamo in tempi bui.

L’uomo possiede una naturale predisposizione alla prevaricazione, e in questi tempi di crisi economica e morale, in cui prevale lo smarrimento per la mancanza di certezze e punti di riferimento, si acuisce l’anarchia comportamentale.

Il collettivo artistico Non Cresco Più cerca di dare voce al disagio diffuso che investe la nostra società, nel tentativo di non affondare tra le parole che non siamo riusciti a dire e affrontare il malessere che i media tendono colpevolmente a ignorare, e lo fa attraverso il progetto artistico itinerante Il sopruso silente.

Divisa in due sezioni, visuale e testuale, l’iniziativa è curata da Sandro Fracasso e Irene Raspollini e dal 22 al 28 marzo sarà allestita a Ferrara presso il CSA La Resistenza per poi toccare nei mesi a seguire Firenze e Napoli.

Arte che non vuole essere semplice estetismo fine a se stesso come troppo spesso accade, ma che si fa portatrice di un messaggio sociale, che colpisce senza pietà a partire dalla locandina della rassegna, un pugno allo stomaco smussato appena dall’amara ironia di cui è pervasa, ironia che ritroviamo anche nelle vignette di Pietro Vanessi, che punta i riflettori sulle insicurezze tipiche delle generazioni attuali.

Alessio Balduzzi imprigiona il protagonista della sua opera in una claustrofobica stanza, riconducibile alle alienanti scenografie tipiche del cinema espressionista tedesco, mentre nelle foto di Marco Pieraccini ritroviamo echi di Herbert List, la cui modella velata di bianco ricorda la celebre serie di scatti realizzata sul monte Lycabettos nel 1937, discorso che Stefano Bonazzi sviluppa con le sue figure dal volto celato, creature indifese e timorose di esporsi al mondo esterno.

Ridondanza di Claudia Ceolin porta la mente a un celebre dipinto di Dino Buzzati (L’urlo, 1967): nemmeno in questo caso sappiamo cosa sia accaduto alla donna nella stanza, ma ora il grido risulta amplificato e moltiplicato, quasi una metafora dello sconforto che ci prende di fronte alla nostra impotenza nel cambiare lo stato delle cose.

Le esposizioni multiple di Nevia Martèn offrono spunti di riflessione sul tema, purtroppo sempre attuale, della violenza sulle donne, mentre l’opera di Donatella D’Angelo è la rivendicazione di uno spirito colpito ma non spezzato, che grida con forza la propria esistenza e la volontà di non arrendersi.

Riflessioni sul mondo artistico, dove si tende a considerare il lavoro intellettuale indegno di remunerazione, vengono da Terry May con la deliziosa e autoironica Sono un artista e da Michele Barbieri, che con 7 settembre 1968 richiude il provocatorio taglio della tela di Lucio Fontana, che aprì la strada a una nutrita schiera di presunti artisti privi delle basi culturali e tecniche che fraintesero il significato del gesto di Fontana.

Sono numerosi gli artisti coinvolti, l’elenco sarebbe troppo lungo, ma in chiusura vale la pena citare qualche nome di chi si è cimentato coi testi, dove emergono timori legati al perenne precariato lavorativo, all’impossibilità di programmare il proprio futuro e alla sensazione di non essere altro che numeri, esistenze anonime private della propria individualità: Simona De Marchis, Roberta de Tomi, Antonella Iaschi, Maria Elena Abbate, Maruska Nesti, Pietro Pontieri e la cantautrice Rebi Rivale, vincitrice del premio Amnesty International per la musica nel 2011 e 2013.

Qui l’elenco completo degli artisti coinvolti e le informazioni sulla logistica della rassegna.

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