[Intervista doppia] Giuditta Pini, deputata PD

L’idea era di farvi una decina di domande perfettamente identiche. Ma abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza: identici non siete e nemmeno i movimenti a cui appartenete.

1. Partiamo con le domande di rito. Su un’isola ci sono due tipi di persone: i furfanti (mentono sempre) e i cavalieri (dicono sempre la verità). In tale fantastico luogo, corre voce che vi sia sepolto dell’oro. Tu arrivi e chiedi a uno dei nativi, che chiameremo A, se c’è effettivamente oro sull’isola. Egli dà la seguente risposta: ‘Sull’isola c’è oro se e solo se io sono un cavaliere’.

a) Si può determinare se A è un cavaliere o un furfante?

Essendo una doppia implicazione,

b) si può determinare se c’è oro sull’isola?

Probabilmente parlando e conoscendo un po’ gli abitanti potremmo stabilire se A è un furfante o un cavaliere, però nel dubbio non mi metterei a cercare oro sull’isola, anche perché storicamente chi cerca oro in luoghi inesplorati provoca danni incalcolabili a se stesso e a chi ci vive.

2. La domanda sopra era propedeutica alle successive. Ho contestualizzato tutto, non temete. In caso contrario i miei boss mi avrebbero reciso le unghie dei diti con le pinze da legna. Dunque, continuiamo: tu appartieni a uno degli unici due grandi movimenti politici che hanno concesso al proprio elettorato di scegliere i candidati al Parlamento tramite primarie. Pensi che il meccanismo di scelta dei suddetti abbia premiato il merito dei partecipanti? O magari il sistema ha rivelato qualche falla, consentendo a persone non particolarmente adatte di andare a sedere in Parlamento?

Non posso parlare per le Parlamentarie del M5S, ma per quelle del PD sì. Sicuramente questo sistema ha dato modo a persone che non avrebbero mai avuto la possibilità di essere elette di entrare in Parlamento, e questo può essere un bene come un male. Nel mio caso, sono stati sicuramente premiati gli anni di lavoro sul territorio fatti dai GD, basta guardare la geografia elettorale, ma è stata anche data la possibilità agli elettori del PD di dare un segnale forte di discontinuità.

Non ho le capacità e le competenze di chi ha avuto modo di partecipare già ai lavori parlamentari, tuttavia ho la fortuna di militare in un partito, che mi dà la possibilità di farmi dare una mano da chi c’era prima di me e dagli altri organi del partito. A volte lo si dimentica, ma negli anni della Repubblica è sempre stata data la possibilità anche a giovani inesperti di entrare in Parlamento, dando loro una mano e consapevoli che pur non conoscendo ancora tutto il regolamento di Montecitorio avrebbero potuto portare idee e sguardi nuovi che altrimenti avrebbero corso il rischio di rimanere fuori dalle aule. Due esempi per tutti: Nilde Iotti e Aldo Moro.

3. Fare parte del Parlamento che guida una nazione non è una cosa che si impara a scuola. Da uomo della strada, ero solito pensare che un buon parlamentare necessitasse di competenze amministrative maturate sul territorio. Tu non ne hai alcuna. Cosa ti ha spinto a ritenerti all’altezza di un incarico del genere?

Come ho detto prima, sono perfettamente cosciente dei miei limiti, ma sono fiduciosa di poter dare un contributo grazie al PD e mantenendo i contatti con il territorio attraverso i circoli.

4. Come vivi il rapporto con l’alta dirigenza del tuo partito? Ti senti ascoltata? Hai mai avuto, per dirla in altro modo, l’effettiva impressione che le tue parole e le tue iniziative contribuissero a dare una direzione al tuo partito?

Il rapporto è sempre complesso, tanto più quando si alza il livello. Però in questi anni si è sviluppato un dialogo reciproco che si è andato consolidando e molte volte abbiamo visto che le battaglie portate avanti dai Giovani Democratici sono poi arrivate anche alla dirigenza del PD e sono state accolte e fatte proprie.

5. Come pensi, o auspichi, si possa risolvere l’attuale stallo politico? Credi che se ne possa uscire con un’eventuale alleanza tra PD e M5S o preferiresti altre soluzioni? Quali, nello specifico?

Ci sono due modi per uscire da questa situazione: il primo è cercare di fare un governo di scopo, che abbia pochi punti chiari e condivisi e che guardi alla coalizione di centro sinistra con l’appoggio specifico del Movimento 5 Stelle. Per fare questo è necessaria la fiducia in entrambe le camere, fiducia che può sempre essere tolta nel caso non ci si riconosca più nell’operato del Governo.

Il secondo modo è tornare subito alle urne, ma senza un governo non si riuscirà nemmeno a cambiare la legge elettorale e c’è il rischio concreto che si riproponga questa stessa situazione, o peggio che ci sia un ritorno di Berlusconi.

6. A prescindere da come si uscirà dall’attuale impasse istituzionale, noi di Mumble: riteniamo che tornare a votare con questa legge sarebbe una vergogna inammissibile. Siccome questa – a giudicare da ciò che urlano e metaforizzano – è un’opinione che pure i leader del M5S e del PD condividono, non pensi che se non troveranno un accordo per cambiarla, il loro comportamento non si possa che giudicare inammissibilmente vergognoso?

Le elezioni sarebbero altri due mesi di campagna elettorale e un ulteriore periodo di mancanza di legislatura, di mancanza di provvedimenti sulle cose che servono al paese: lavoro, scuola, decreti attuativi di alcune norme che altrimenti restano lettera morta. Tutto sta nella volontà o meno di assumersi un impegno davanti agli italiani e al paese nelle due camere del Parlamento. Noi siamo pronti.

7. Sicuramente conoscerai i programmi del tuo partito e di quello del tuo collega. Qual è la proposta che più ti sta a cuore del tuo programma, e quale, tra quelle del programma del tuo collega, vedi più di buon occhio?

Il punto più importante del nostro programma, che è il primo negli otto punti proposti da Bersani, è la rinegoziazione dei trattati europei per cercare di allentare le corde del patto di stabilità e dei trattati internazionali, reinvestendo in ricerca, formazione e lavoro, un punto che si collega con la creazione della grande opera pubblica di cui questo paese ha bisogno: la banda larga, con un uso consapevole di internet, uso che si ritrova anche nel programma del M5s. 

8. Sia PD che M5S si sgolano nel dire che il dimagrimento della politica (e dei suoi costi) è uno dei punti centrali per la ripresa del Paese. In effetti, in Sicilia, gli eletti grillini hanno raccolto circa 200.000 € che destineranno alle piccole imprese regionali, decurtandosi lo stipendio. Sono piccoli passi, ma assai significativi. Il M5S “romano” farà la stessa cosa? Nel caso decideste di farlo, vi consigliamo soggetti a cui destinare i fondi: gli imprenditori emiliani colpiti dal terremoto. La situazione, che noi di Mumble: tocchiamo con mano giornalmente, non è più sostenibile: lo stato – e gli aiuti – latitano.

Il PD è riuscito a dimezzare i rimborsi elettorali della scorsa legislatura e a destinare quei milioni alla ricostruzione dell’Emilia e de L’Aquila e alle opere emergenziali. Credo che in questo momento gli atti simbolici siano importanti, ma sarebbe più importante avere un governo per poter approvare una legge quadro sulle calamità naturali, in modo tale da poter avere anche in Italia una serie di norme chiare e scritte che consentano di reperire i fondi e le competenze necessarie non volta per volta, ma in modo strutturato. 

9. Qual è la tua opinione riguardo alle fondazioni bancarie? E, già che ci siamo, non è che ci dici cosa pensi delle intercettazioni che vedono Mussari consultarsi regolarmente col sindaco PD Ceccuzzi, riguardo alla gestione di MPS?

Le Fondazioni, quando bene utilizzate, sono uno strumento di raccordo tra territorio e Banche, e purtroppo sono concentrate soprattutto nel nord del paese e non al sud. Ma come tutti gli strumenti devono essere usate in modo corretto, e per garantire tale funzionamento è necessario che anche gli organi competenti (Consob e Banca d’Italia) vigilino e non siano complici di giochi poco chiari.

Le telefonate tra sindaco e presidente di una fondazione sono una cosa assolutamente normale, visto che le fondazioni gestiscono anche i soldi dei comuni dove risiedono, è normale che i due rappresentanti si sentano. 

10. Hai più volte dichiarato di apprezzare le posizioni di Fassina in campo economico. Pensi davvero che uno dei principali problemi del mercato del lavoro italiano sia rappresentato dallo “sfregio” compiuto dal governo Monti all’articolo 18? Dal 2007 al 2011, su 90.000 pratiche seguite dalla CGIL riconducibili alla mancata applicazione di tale articolo, meno dell’1% si è conclusa con un reintegro o un’assunzione ex novo. Non pensi che sia tutto sommato un problema secondario? Sapresti spiegarci inoltre il motivo per cui, sempre in materia di lavoro, raramente sentiamo i responsabili economici del PD parlare di cuneo fiscale? Il costo del lavoro in Italia è insostenibile e detassarlo forse non sarebbe male…

La battaglia sull’articolo 18 è stata una battaglia politica giusta. Il tentativo di abrogarlo dalla sera alla mattina era un’impostazione ideologica, che mirava come secondo passo a smantellare il contratto nazionale dei lavoratori. A volte le battaglie politiche passano anche per la difesa dei simboli. Invece che abolirlo sarebbe stato meglio estenderlo anche a quei milioni di lavoratori a tempo determinato o precari che non hanno accesso a quelle tutele.

I responsabili economici del PD hanno parlato più e più volte della riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e per le aziende, ben consapevoli che uno dei deterrenti maggiori per gli investimenti in Italia è la tassazione elevata, le loro proposte erano inserite anche nel programma del PD e della coalizione. Il fatto che i giornali preferiscano riportare altre battaglie omettendo quella del cuneo fiscale è però un mistero anche per me.

 

Leggi le risposte di Vittorio Ferraresi, deputato M5S

 

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