Quattordicimila

Elisa,con il gruppo di volontari di Time4Life, va e viene dalla Siria circa due volte al mese. Dalla prima volta, nel marzo duemiladodici, è passato un anno.

Hanno ormai superato la città di Killis, a circa quindici chilometri dal posto di frontiera di Gazi Entab, sulla strada per Aleppo.

Più si avvicinano alla frontiera, più la voglia di arrivare aumenta.

Sono partiti dall’Italia ieri, e adesso sono a pochi chilometri dal campo profughi dove hanno lasciato circa quattordicimila persone un paio di settimane fa.

Elisa, con il gruppo di volontari di Time4Life, va e viene dalla Siria circa due volte al mese.

Dalla prima volta, nel marzo duemiladodici, è passato un anno.

La guerra è devastante.

Niente case, elettricità o acqua corrente. Niente di niente.

La Siria era un paese normale, c’erano gli appartamenti riscaldati, i bambini andavano a scuola e le famiglie erano unite.

Il passaggio è stato brusco. Dall’oggi al domani, il paese è collassato, le case sono crollate, le famiglie sono state divise e i patrimoni dell’umanità nelle sue città sono stati distrutti.

Dall’oggi al domani, i ragazzi siriani sono passati dall’avere una madre, un padre e degli amici, al dover rubare il cibo e scappare dai bombardamenti. Nel mezzo della devastazione.

Campi profughi e guerriglia, questo è il paesaggio siriano oggi.

Chi l’ha visto è convinto che le conseguenze di questo conflitto saranno le più catastrofiche. Sarà il  più distruttivo. Chi ha vissuto dall’interno la guerra dei Balcani o quella in Afghanistan, qui ha davvero paura.

I siriani hanno perso totalmente la speranza, vivono nei campi profughi e sono circondati dalla battaglia.

Guerriglia tra le forze governative di Assad, fedeli a una bandiera nera bianca e rossa con due stelle, e le decine di eserciti di ribelli, fedeli a una bandiera nera bianca e verde con tre stelle. Un paese e due bandiere separate dall’odio.

Il camion di Time4Life raggiunge il confine intanto. I turchi si avvicinano. Per lasciarli passare con le provviste destinate ai profughi si fanno pagare. Soldi o telefoni cellulari moderni. O entrambi. Con i soldi si pagano gli extra e grazie ai telefoni con IMEI italiano possono chiamare senza essere intercettati.

Anche questa volta ricevono quello che devono e i volontari possono passare al checkpoint successivo, al confine siriano.

I Siriani devono fare cassa, una guerra costa e bisogna comprare le armi e mantenere le truppe . Quindi la scelta è fra lasciare a loro e ai loro metodi di distribuzione le provviste, oppure pagarli per entrare di persona a distribuire.

Dato che il modo di distribuire delle truppe dell’esercito siriano libero é vendere al mercato nero, Time4Life paga ed entra per effettuare da sé la distribuzione.

Il campo che raggiungono è sempre lo stesso, nei pressi di Aleppo.

Nell’ultimo anno, le persone in quel campo profughi sono pericolosamente aumentate. Dalle tremila che erano sono diventate quindicimila. Nello stesso campo profughi.

Ormai in Siria ci sono solo campi profughi. Non esistono più famiglie che vivono in un appartamento.

Persone abituate a vivere in una casa comoda e riscaldata costrette a vivere senza scarpe, senza cibo in situazioni estreme. D’inverno in Siria si raggiungono i dieci gradi sotto zero.

Si dorme in tende a cui manca il pavimento. Ma questo è il meglio che l’UNHCR (United Nations  Refugee Agency) è riuscita a fornire.

Per lo più le altre associazioni di volontariato non riescono a entrare. Le poche che ci sono o sono scese a compromessi con il regime, come Emergency, costretta a curare anche i soldati di Assad, oppure prendono decisioni discutibili, ma non so fino a quale punto dato l’inferno in cui si trovano, come la Red Cross, che per alcune prestazioni mediche si è fatta pagare dai profughi.

E allora i bambini dormono nell’acqua, nel fango, senza cure e senza cibo. E molte volte non si risvegliano neppure.

Sì, perché i medici siriani hanno il divieto assoluto di curare i profughi, pena essere arrestati come ribelli e sparire.

L’ultima volta Time4Life aveva lasciato a un medico siriano 100 dosi di anestetico dentistico che avrebbe dovuto riportarle a Damasco. Lo hanno perso di vista. La speranza è che non sia stato imprigionato e torturato a morte, ma solo fucilato.

In Siria,se sparisci, dopo 4 mesi senza una richiesta di riscatto vieni dato per morto. Che è la cosa meno temibile che possa esserti successa.

Tutto ciò è ancora scolpito nelle menti dei volontari come se fosse successo da pochi minuti, mentre si avvicinano per l’ennesima volta al campo.

Dal confine al campo si fa in un batter d’occhio, sono solo una manciata di chilometri. Poi inizia la vera fatica.

La tendopoli di Aleppo contiene circa quattordicimila persone, per lo più donne, vecchi e bambini. Gli uomini sono o morti o a combattere e i ragazzi fanno parte delle riserve dell’esercito siriano libero.

Quelli più piccoli, fra i dieci e i quindici anni, sono orfani, soli nel campo ed abbandonati a loro stessi, anche se sono fra quelli che se la cavano meglio.

Arrivati al campo si allestiscono gli ambulatori, ogni volta con loro ci sono medici diversi con specializzazioni diverse e ognuno di loro si adatta a fare tutto ciò di cui c’è bisogno.

L’ultima volta c’era anche un insegnante d’arte che ha adibito una tenda a laboratorio e ha lasciato disegnare i bambini che per la prima volta dall’inizio della guerra ne hanno avuto la possibilità. Si sono potuti sfogare. Facendo disegni davvero inquietanti, a testimonianza della loro infanzia rubata: cadaveri, sangue e bombardieri.

Dopo gli ambulatori iniziano a girare per le tende, chiedono di che cosa sia più impellente la necessità.

Di solito sono pannolini, o cibo. Soprattutto latte in polvere, dato che le madri con una dieta quotidiana di circa quattrocento calorie non hanno la possibilità di allattare i loro figli.

Naturalmente ciò che si sono portati non basta per tutti.

La parte più difficile del lavoro è decidere, tra quei disperati, chi sia il più disperato. E sono sicuramente scelte tremende da fare.

Con l’esperienza che Time4Life ha accumulato in un anno di lavoro sempre nello stesso campo il processo è diventato più semplice. Sanno esattamente dove andare a cercare le madri, i malati e i bambini più bisognosi e soprattutto cercano di mantenere regole ferree.

Questa volta cercano di distribuire la cioccolata, così si crea una fila.

Ma non ne hanno per tutti.

Diventa pericoloso, appena i profughi iniziano ad accorgersi che la cioccolata sta finendo iniziano a spingere. A strattonare. Qualcuno deve mantenere la calma perché la tensione in una situazione del genere è alle stelle.

Per tre giorni Elisa, come tutti i volontari di Time4Life, non dorme e non mangia. Non ne ha il tempo.

Anche per questo Al Jazeera, unico network al mondo a occuparsi incessantemente del conflitto da un anno a questa parte, si era interessato a loro. Voleva seguirli, girare un documentario, intervistarli. Ma l’emittente e i suoi dipendenti sono stati banditi dalla Siria.

E questo è uno dei principali problemi: di questo conflitto non si parla più.

Per il tempo in cui sono stati e staranno in Siria, i volontari di Time4Life non hanno contatti con l’Europa, se non attraverso il loro gruppo Facebook.

Per non far preoccupare i loro famigliari.

In effetti, Elisa a casa ad aspettarla ha un marito, i genitori e tre figlie. Di cui una così piccola che ha appena imparato a pronunciare la “r”. E devo dire che la pronuncia piuttosto bene.

Una frase che ama ripetere, è che essere madre non significa solo avere tre figli, che in effetti non sono pochi, ma per lei tutti i bambini, soprattutto i più sfortunati sono suoi figli. È una responsabilità.

A causa di questo suo amore incondizionato, in Siria ha stretto fortissimi legami. E appena riesce ci torna. Ha addirittura lasciato ai bambini un calendario su cui possono contare i giorni che mancano alla sua prossima visita. Che anche se sono solo due settimane, per quei bambini, costretti a sopravvivere in quel campo profughi, è come se fossero anni.

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Beppe Saviano

Beppe Saviano è uno scrittore. Anche detto Beppe O’ Milionario ha acquisito...
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