Un papa che è la fine del mondo

Habent papam! Jorge Mario Bergoglio è stato nominato ieri 266esimo vescovo di Roma (come lui stesso si è definito durante il suo primo discorso pubblico). L’evidenza che restituiscono le immagini seguite all’elezione di papa Francesco è che non solo la Chiesa è riuscita a rinnovarsi più che la classe dirigente italiana (il potere secolare), ma che comunicativamente è molto più efficace della classe dirigente del Bel Paese.

Ieri sera si respirava in piazza San Pietro il clima dei concertoni, di quelli che vanno in scena a San Siro. La folla riempie ogni parte del lastricato, fremente e elettrizzata per la nomina del nuovo pontefice.

L’entrata è all’altezza della situazione. Papa Francesco come una rockstar senza musica: un boato esplode quando si apre il sipario rubino sulla croce di Cristo che avanza e la sua sagoma sorridente poco più indietro.

Ci sono tutti in piazza San Pietro, e grazie alle televisioni, agli iPhone, ai post su Facebook ci siamo anche noi.

Si definisce “vescovo di Roma” pescato “alla fine del mondo”: il sorriso accondiscendente e la voce calda – a dispetto della tagliente nordicità di Joseph R. – accompagnano la figura che sarà artefice del rinnovamento della Chiesa Cattolica.

Bergoglio si presenta con una croce di ferro, sobria e semplice, a dispetto dei vari gioielli del repertorio vaticano, e si rivolge ai fedeli esattamente come è stato dipinto: “Vi vorrei chiedere un favore,” dice il capo della Chiesa. Il popolo assiepato in Vaticano viene invitato a pregare Dio per benedire il suo papa. Bregoglio ha fiutato l’odore dei tempi che cambiano e sembra anteporre al volere divino il volere del popolo: cerca una legittimità, per così dire, dal basso.

Papa Francesco è il nuovo che avanza, è primo in tutto: a partire dal nome – che evoca chiaramente l’aspetto più umile e misericordioso della Chiesa, incarnato tradizionalmente nella figura del Francesco d’Assisi – è il primo pontefice sudamericano e forse il primo che ama il tango e ha avuto una fidanzata. Il che non è male: si spera che abbia vissuto almeno fino all’età di 22 anni una sessualità sana, naturale, come quella di tutti gli altri uomini e donne.

Insomma, altroché il canale twitter del Vaticano: ieri sera la Chiesa ha dato a tutta la politica italiana una bella lezione di comunicazione.

E a un papa che già tutti definiscono come il “papa povero”, si è disposti a perdonare tutto: passi che si è fatto fotografare con il dittatore argentino Videla (d’altronde sappiamo come la Chiesa riesce a gestire “nel modo migliore e confacente alla volontà del Signore” i rapporti con gli stati a regime dittatoriale), passi anche che c’è stato qualche suo sottoposto che ai tempi della dittatura si è lamentato di essere stato abbandonato dall’allora cardinale di Buenos Aires Bergoglio e sia stato sequestrato e seviziato per anni dai carcerieri del regime (in fondo ognuno cerca di fare del suo meglio), passi pure che nel 2010 abbia invocato la discesa dello Spirito Santo sui senatori argentini affinché bloccassero le unioni civili nella cattolicissima Argentina.

D’altronde papa Francesco ha capito come vanno le cose in Italia. Basta continuare a farsi vedere in televisione così come ha fatto ieri sera e vedrà che il popolo italiano dimenticherà tutto fino alla prossima elezione.

More from pierpaolo salino

Irresponsabili burattini

Il PDL oggi ha deciso: farà cadere Monti prima della fine del...
Read More

1 Comment

  • Siamo sicuri che nella scelta del nome si sia riferito a san Francesco d’Assisi? se è così condivido tale scelta. Ma se invece si fosse riferito a san Francesco Saverio cofondatore con Ignazio di Loyola dell’ordine dei Gesuiti a cui appartiene anche il neo papa? sempre santo è ma non proprio francescano…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *