Il sisma necessario

Cavezzo, aprile 2013 - Emiliano Rinaldi
Cavezzo, aprile 2013 - Emiliano Rinaldi
È passato un po' di tempo. Diciamo (4*4) - (4+1) mesi per il nostro terremoto.

È passato un po’ di tempo.

Diciamo (4×4) – (4+1) mesi dal nostro terremoto.

E 4 anni dal sisma aquilano. Io salii sul “carrozzone” targato mumbleduepunti proprio a Villa Sant’Angelo, nel luglio 2009, dove i neonati mumblari porsero una mano, per dovere di solidarietà.

Ma dicevo del tempo trascorso. In questo periodo mi sono avvicinato ai problemi sismici italiani.

A quasi 1 anno dalle scosse padane, mi ritrovo, per motivi di tesi, a confrontarmi con regione e tecnici da un lato e cittadini, professionisti, agricoltori dall’altro.

E mi ritrovo spiazzato.

Ascolto un agricoltore amico che ha la casa vincolata dalla sopraintendenza, intervento di restauro quindi: non è possibile la demolizione con ricostruzione. Dice che vuole ripartire. Vuole essere usato come cavia per vedere concretamente cosa si può fare o meno in termini di ricostruzione, non solo di edifici, ma di tessuto economico. Vanno bene i controlli antimafia, che rallentano i processi, ma sono dovuti. Però vedersi bloccare 4 progetti di recupero allunga
eccessivamente i tempi. Penso: ha ragione.

Poi sento un responsabile regionale. I soldi ci sono, sono i professionisti che non li chiedono o le banche che li bloccano. Le priorità sono state le scuole, i tempi ridotti di intervento. La lotta alla criminalità che in altre catastrofi ha attecchito subito. Il non abbandonare i centri storici per nuovi insediamenti, come mal insegnato a L’Aquila. Porre come limite ai comuni la fine dell’anno per la revisione dei vincoli. Il comitato regione-province-comuni che in unica sede approverà i piani delle ricostruzioni comunali. Penso: ha ragione.

Hanno ragione anche i comuni che vogliono dare la priorità a un intervento omogeneo per ridisegnare i propri centri urbani, non focalizzandosi sui singoli casi, ma organizzandoli nel loro complesso.

Tutti hanno ragione. E tutti hanno torto. I comitati dei professionisti che tolgono i comma riguardo al distinguo tra gli edifici pericolanti prima del terremoto e quelli danneggiati dal terremoto. Le amministrazioni che vincolano edifici per pigrizia normativa, non reale salvaguardia indispensabile per il nostro territorio, bloccando rifunzionalizzazioni normali nell’evoluzione di una città.

In conclusione: occorrerebbe un sisma buono, immateriale, che desse una scossa all’apparato burocratico italiano e ai furbetti che ci mangiano sopra.

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