Il terremoto che non esiste

Anni fa frequentavo una ragazza del tutto priva del senso dell’orientamento. Non sto drammatizzando per rendere la storia più interessante, possedeva davvero l’innata capacità di smarrirsi nella sua stessa città, e non è certo semplice perdersi a Ferrara, specie se si vive qui dalla nascita. Era un pomeriggio di mezza estate, di quelli statici e sonnolenti tipici della città estense, quando attraverso il cellulare mi giunse la sua voce intrisa d’ansia per l’impossibilità di rientrare a casa, trovandosi in una zona della città mai visitata prima. In quel momento era in via Scandiana, di fronte a palazzo Schifanoia, uno degli edifici turisticamente più noti della città. Imbarazzante, direi.

Senza necessariamente parlare di antropologia dello spazio urbano, questo antefatto spiega come il ferrarese tipico, quello cresciuto all’ombra del castello, tendenzialmente ignori l’esistenza di ciò che non si affaccia sul listone o che non sia la galleria commerciale dell’ipercoop o i locali da aperitivo dei lidi di Comacchio, e di come venga colto da un certo disagio se esce un poco dai suoi abituali percorsi, cosa quindi che evita accuratamente di fare se non vi è costretto. Ancora un po’ di pazienza, ora arriverò al punto.

Nei mesi scorsi sono tornato spesso a visitare le località del cratere sismico per documentare l’evolvere della situazione, tanto che di recente alcuni conoscenti me ne hanno chiesto il motivo, sostenendo che la ricostruzione può dirsi ormai compiuta: se così non fosse ne parlerebbero i telegiornali o i quotidiani nazionali, invece le notizie sul terremoto sono circoscritte alla cronaca locale.

La notte del 20 maggio 2012 a Ferrara ci fu una pioggia di comignoli schiantati sulle strade, ma fortunatamente non si verificarono crolli disastrosi. A distanza di un anno alcuni edifici pubblici sono ancora inagibili, come la chiesa di San Domenico o palazzo Contughi, i cui prospetti sono segnati da ragnatele di vistose fessurazioni, ma basterebbe spostarsi di qualche chilometro e raggiungere Mirabello o San Carlo per rendersi conto di come le ferite inferte al territorio non siano ancora sanate. Cosa che il ferrarese tipico non fa, turberebbe il suo schema mentale legato agli spostamenti abitudinari.

Questo è il punto: quanto accaduto non ha creato una consapevolezza del rischio sismico né delle conseguenze fisiche delle scosse, è in atto una sorta di generale rimozione collettiva e una folclorizzazione dell’evento, colpevolmente istigata dalle reti televisive nazionali e dai grandi quotidiani che non toccano l’argomento da mesi. Nemmeno nel corso della recente, infinita e inconcludente campagna elettorale se n’è accennato, i leader di partito hanno evitato con cura la questione della ricostruzione, troppo impegnati a mascherare l’assenza di concretezza dei loro programmi elettorali. Ma che certamente inonderanno l’etere di scontate frasi di circostanza nel primo anniversario.

Ecco il vero problema: siamo un popolo culturalmente arretrato e impreparato, che non si informa né approfondisce, che nell’utilizzo di internet spesso si limita a condividere notizie senza verificarle, abboccando alle peggiori bufale e comportandosi da tifoso nell’arroccarsi, acriticamente, in difesa di ciò che si allinea al nostro modo di pensare, rifiutando ogni forma di dialogo.

Esiste solo ciò che viene trasmesso dalle reti televisive. E se oggi ci dicono che il terremoto non è mai avvenuto, allora questa è la realtà.

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2 Comments

  • A Poggio Renatico chiesa e castello sono ancora inagibili… No comment sui dintorni: Mirabello e Bonacompra hanno chiese pericolanti (e distrutte) che danno sulla strada…

  • Purtroppo la situazione, soprattutto nei centri minori, è ancora “precaria” se mi passi il termine, la zona di Poggio Renatico (Chiesanuova, Mirabello, ecc) la conosco bene, in questi mesi sono passato spesso per documentare l’evolversi della situazione, e la cosa frustrante è incontrare un muro di scetticismo quando si riporta quel che si vede, chi vive fuori dal cratere sismico (ma anche molti che ci vivono ma non hanno subito grossi disagi) ha l’errata convinzione che tutto sia stato ricostruito

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