Alcide Cervi – Piccola antologia del lavoro [2]

Proprio a Reggio il governo Badoglio si fece capire nemico del popolo, più che in tutte le altre zone d'Italia.
[Da I miei sette figli di Alcide Cervi]

Gli operai avevano capito.


All’indomani della caduta del regime fascista e dell’incarcerazione di Mussolini, ovunque in Italia i cittadini festeggiano la ritrovata libertà civile. Ma la guerra non è conclusa, e il neonato governo del maresciallo d’Italia Badoglio spegne sul nascere ogni entusiasmo, annunciando ufficialmente la rinnovata alleanza con la Germania e impedendo ogni insubordinazione. Le classi lavoratrici capirono da subito che l’obiettivo della pace andava conquistato con la lotta contro i tedeschi, ora divenuti forza di occupazione.

Proprio a Reggio il governo Badoglio si fece capire nemico del popolo, più che in tutte le altre zone d’Italia. Alle Reggiane, io avevo un nipote, operaio, e il 25 luglio ci fu contentezza grande. Si fecero comizi improvvisati, manifestazioni, brindisi e allegria. Si andò alla cerca di tutti i ritratti di Mussolini, dei fasci, delle scritte e li a spaccare e picconare. Ma gli operai volevano uscire. Gli operai, più di altri sonnacchioni, avevano capito che il 25 luglio non bastava e che la guerra doveva finire con la cacciata dei tedeschi. Se il governo di Badoglio non s’appoggiava al popolo, finiva come il fascismo, e i tedeschi avrebbero governato loro. “Usciamo in piazza – gridavano gli operai – manifestiamo per la pace”. I cancelli della fabbrica erano chiusi, davanti c’erano i soldati in stato di guerra. “Fratelli, soldati – grida un operaio – ubbidite al vostro Re! Abbasso la guerra fascista! Viva l’Italia democratica, viva la pace! Gli operai gridavano e sporgevano le braccia fra i cancelli, i soldati cercavano di star fermi a piedarm, ma si muovevano nervosi e l’ufficiale urlava: “Non uscite, carogne, o vi sparo in faccia”. Gli operai fanno una fiumana e vogliono che si rimangi la parola, ma quelli delle prime file tengono ancora l’urto e vogliono convincere i soldati. “Non sparate sugli operai, vostri fratelli!” I soldati sentono la commozione e guardano l’ufficiale, si parlano fra loro, non stanno più in riga, e allora gli operai aprono i cancelli, e corrono verso di loro. “Fermi – urla l’ufficiale tirando fuori la pistola – Se fate un altro passo spariamo!” Gli operai si fermano in blocco davanti al plotone. C’è silenzio. All’ufficiale trema la pistola in mano. I soldati come tirassero su chili di piombo imbracciano i fucili per il puntat’arm, ma tremano anche loro, aspettano che crolli il maledetto ufficiale. Gli operai allora riprendono a camminare piano, aspettano il momento giusto per spiccare il salto e abbracciare i soldati, impedendogli di sparare. All’ufficiale nemmeno ci badano, lui è uno solo, ha una pistola sola, e poi è troppo carogna. “Io sparo – fa l’ufficiale nevrastenico – io sparo, noi spariamo, attenti!” I soldati chi aveva il fucile verso il cielo, chi lo teneva a bracciarm. E gli operai, come una barriera, continuano ad avanzare piano, in silenzio. “Arretrate di tre passi!” urla l’ufficiale ai soldati, e gli operai si fanno più spinti in avanti, è già un successo. “Fuoco!”

[…]

Erano nove i morti, nove operai che volevano la pace, era il 28 luglio 1943, la gente ancora festeggiava, ma quei morti fecero capire che gli italiani avrebbero dovuto conquistare la pace col sangue. Il crollo del fascismo non era ancora la fine di quei prepotenti e ladri che avevano voluto la guerra. Il massacro scosse tutto il popolo reggiano. Quando Aldo lo seppe dal nipote, disse: “Gli operai ci hanno insegnato la via giusta, bisogna chiedere la pace, anche se ci si lascia la pelle”. Le Reggiane diventarono un centro di lotta contro la guerra. Se ne accorsero poi i tedeschi quando facevano riparare i loro Stukas, che non si riparavano mai, o quando sparivano casse di proiettili, o pezzi di mitraglia, che finivano in montagna per i partigiani.

More from giacomo vincenzi

02.2010 – Progresso

Non si parli di niente a cuor troppo leggero. Non si parli...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *