Alcide Cervi – Piccola antologia del lavoro [3]

Tutta la mia famiglia ha sempre sentito che gli uomini sono uguali e che devono essere uniti per il progresso.
[Da I miei sette figli di Alcide Cervi]

Contadini di scienza.

La storia della famiglia Cervi è innanzitutto la storia del progresso economico e sociale delle classi lavoratrici emiliane. Armati di scienza e spirito di emancipazione nei confronti di una classe padronale ottusa e non votata allo sviluppo né al benessere, i Cervi migliorano le proprie condizioni di vita tanto grazie al lavoro nei campi quanto allo studio di nuove tecniche e alla loro intraprendente applicazione.

Con Gelindo le discussioni non finivano mai. Lui diceva che anche in Italia si sarebbe fatto il comunismo, ma che in Italia era un’altra cosa, perché il sistema agricolo è differente. “Ma anche noi – diceva – faremo i colcos (kolchoz, unità  organizzative della collettivizzazione agricola russa ufficialmente istituite nel 1927, NdR), li chiameremo cooperative agricole. Pensa quando ce ne sarà uno da qui fino al Po! Riempiremo i fossi e livelleremo la terra, così quando è ora di mangiare uno può venire diretto in motocicletta”.
Per la Russia i miei figli avevano una venerazione grande, perché ci vedevano la giustizia sociale e l’uomo emancipato. Ci vedevano i sogni fatti dai padri, dai primi predicatori reggiani del socialismo, il vangelo diventato terra, ferro, e leggi per la contentezza dell’uomo, contro i prepotenti e i ladri. Tutta la mia famiglia ha sempre sentito che gli uomini sono uguali e che devono essere uniti per il progresso.

Ecco, noi vedevamo nella Russia una famiglia dove gli uomini sono uguali e uniti, nel rispetto e nella democrazia dello Stato. E come noi avevamo livellato i terreni e aumentato la produzione con invenzioni nostre, lì avevano fatto altrettanto, e come noi per primi avevamo comprato il trattore, là pure Stalin aveva voluto i trattori, perché capiva i tempi. Andrea Costa aveva detto: “Bisogna essere coltivati coi tempi”, e noi ci abbiamo sempre creduto. Così siamo diventati comunisti, contadini di scienza. Ferdinando aveva passione per le api perché ci vedeva la società giusta, organizzata nel lavoro, come quella sovietica, diceva. E Aldo aveva comprato il mappamondo perché Stalin aveva detto: “Studiate la situazione internazionale”. Così noi eravamo, anche prima di conoscere giusto sull’Unione Sovietica.

E quando abbiamo letto la verità, ci siamo accorti che eravamo sulla stessa strada, qui a Praticello, senza che avessimo cognizione. Questa fu la scoperta folgorosa: se otto contadini di Praticello, di fede cristiana, si erano messi sulla strada che in Russia ha portato al socialismo, è segno che c’è una legge, che è matura coi tempi, e tutti hanno il cuore verso quella legge, anche se non lo sanno. Noi contadini, queste cose le capiamo bene, e allora capimmo pure che il socialismo eravamo anche noi e che anche noi eravamo un po’ l’Unione Sovietica. Così vi spiegate perché a tanti figli in Emilia si mettono i nomi sovietici, perché la classe contadina sente che nell’Unione Sovietica c’è lei e poi anche i suoi predicatori passati.

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