[Draghi nella fumana] Atlantidi emiliane

The continent of Atlantis was an island which lay before the great flood in the area we now call the Atlantic Ocean: così cantava nel 1969 il menestrello inglese Donovan, ulteriore testimonianza della presa nell’immaginario collettivo del mito di Atlantide che, assieme ad altri fantasiosi continenti perduti quali Lemuria, Beringia e Tirrenide, solleticò la fantasia popolare e quella di numerosi ricercatori a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Anche la pianura padana vanta una città perduta inghiottita dalle acque, a lungo considerata nulla più che un mito: Spina.

Quello della caduta del carro del carro del Sole è uno dei più importanti miti ellenici, e non è certo un caso se Fetonte concluse la sua breve esistenza alla foce dell’Eridano, l’odierno Po. Era qui che sorgeva la città etrusca di Spina, ricco porto commerciale che altro mito vuole fondato dai discendenti degli Argonauti e di cui si ha notizia fin dal V secolo avanti Cristo. Plinio il Vecchio e Polemone ne narrarono la grandezza, Strabone la decadenza, Dionigi di Alicarnasso la fine (I,18):

“In seguito poi essendosi stanziati i barbari nei pressi di Spina con un grande esercito, ed avendoli assaliti, quelli abbandonarono la città (…). I barbari poi, dopo qualche tempo, furono tolti di mezzo dai romani”

Allo splendore seguì una lenta decadenza, provocata dal progressivo interramento del porto e dal mutamento della linea costiera, ed infine la città sparì, sommersa dalle acque. E fu leggenda. Nonostante la ricchezza delle fonti i resti dell’insediamento furono rintracciati solamente nel 1922, durante le operazioni di Bonifica delle valli di Comacchio. La prima campagna di scavo si protrasse fino al 1935 in Valle Trebbia, la seconda interessò Valle Pega dal 1954 al 1965, ed ancora oggi gran parte della città è celata sotto le dune sabbiose. Ricchissimi i tesori della necropoli, custoditi a Ferrara nelle sale di palazzo Costabili, sede del museo archeologico cittadino.

Ferrara, Palazzo Costabili
Ferrara, Palazzo Costabili

Spostandoci di qualche chilometro nell’entroterra troviamo un secondo centro abitato scomparso nel nulla, di cui tuttora non sono stati localizzati i resti: si tratta di Flexum, villaggio di origine longobarda. Localizzato geograficamente nel modenese tra Carpi e Mirandola, all’interno della cosiddetta Selva Lovoleta, nel 824 dovette affrontare le mire espansionistiche dei monaci di Nonantola che reclamarono quel territorio presentando falsi documenti, controversia che si concluse con la totale distruzione dell’abitato, di cui si perse ogni traccia (1). Ma secondo una leggenda popolare, citata da Nunzia Manicardi in “Formiggini. L’editore ebreo che si suicidò per restare italiano” (Guaraldi SRL-Gruppo Logos), Flexum apparirebbe come città fantasma agli occhi di chi attraversa questi territori nelle giornate nebbiose, tipiche degli inverni della bassa padana.

A volte accade che resti di antiche città scomparse e pressoché dimenticate riemergano casualmente dall’oblio in cui erano sprofondate: era il 1890 quando, durante l’aratura di un terreno agricolo nel bolognese, emersero tracce di un insediamento di epoca romana. La campagna di scavi proseguì fino al 1933, portando alla luce dopo quasi due millenni di oblio Claterna, uno di quei rarissimi casi di città romana abbandonata e “dimenticata” fino al suo fortuito ritrovamento. Sorta tra Imola e Bologna sulle rive del torrente Quaderna, venne citata da Sant’Ambrogio (Ep. II, 8) che nel IV secolo la incluse tra le città devastate dalle orde barbariche, e in precedenza da Cicerone (fam 12, 5, 20) in un episodio legato alla guerra di Modena, quando venne espugnata nel 43 avanti Cristo dall’esercito di Irzio:

Ma c’erano anche il nostro Irzio a Claterna e Cesare a Imola, entrambi con valenti eserciti

Fin qui la storia, fatta di solide e documentate basi, ma il folklore popolare padano ricorda altre località misteriosamente scomparse, come la leggendaria città etrusca di Calubria, le cui antiche porte sarebbero le odierne Bergantino, Melara, Ostiglia e Revere, mentre tradizioni orali, derivanti dall’esorcizzazione delle paure legate alle frequenti quanto distruttive inondazioni del fiume Po, narrano di paesi e città inghiottiti dalle acque. Esempi di in tal senso si riscontrano nel rodigino, relativa al gorgo di Castelguglielmo, nel basso mantovano nell’area tra Revere e Ostiglia e nel ferrarese. Qui, se in una notte di plenilunio raggiungessimo la frazione di San Biagio, nel comune di Bondeno, potremmo udire i rintocchi di un campanile provenire dal lago della Rotta delle Vezzane, sul cui fondo si dice si trovi un paese sommerso… (2)

(1) Due libri per approfondire le vicende storiche di Flexum: “Protesta e rivolta contadina nell’Italia medievale”, di Bruno Andreolli (Edizioni Dedalo, 1995) e “Framing the early Middle ages” di Chris Wickham” (Oxford University Press, 2005)

(2) A volte la realtà supera la fantasia. Due comunità sommerse dalle acque di invasi artificiali per la costruzione di dighe sono divenute celebri: si tratta di Fabbriche di Careggine (LU), visitabile durante i periodici svuotamenti del lago di Vagli per le attività di manutenzione della diga, e Curon (BZ), la cui cima del campanile svetta dalle acque del lago di Resia.

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2 Comments

  • Articolo interessantissimo, non conoscevo la leggenda legata al campanile del lago delle Vezzane.. Che, del resto, ricorda molto quella di un altro storico misterioso campanile, quello del lago di Como a Lenno ;)

  • Quello del villaggio inghiottito dalle acque è un mito presente in tutte le comunità sorte sulle sponde dei corsi d’acqua e per questo motivo soggette alle frequenti inondazioni. Lungo il corso del Po sono numerose le leggende in tal senso, un esempio lo si trova anche nel reggiano. Una prova (cinematografica) che il mito fosse ampiamente diffuso anche in tempi tutto sommato recenti, lo si trova anche in uno dei film della serie Don Camillo, quando sulla riva del fiume la vecchina e la giovinetta sentono i rintocchi di un campanile provenire dal fiume, segno premonitore di sventura. Non conoscevo la storia legata al lago di Como, approfondirò :)

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