[Che lavoro!] Non arrendersi mai

Cos’è diventato il lavoro? Uno fa studiare il figlio, gli fa fare il master e quello finisce in un call center a 400 euro al mese
[Maria Elena Abbate]

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”… “Il lavoro nobilita l’uomo” (e, per citare una battuta un po’ trita, lo rende simile alla bestia)… “Lavorare stanca” (Ma non lavorare a volte stanca di più). E ancora: “Il lavoro, il lavoro… cos’è diventato il lavoro? Uno fa studiare il figlio, gli fa fare il master e quello finisce in un call center a 400 euro al mese”… Chi lo dice?

Il lavoro rappresenta e ha rappresentato, nella mia esperienza un modo, molto desiderato e non ancora realizzato appieno, di rendermi indipendente come persona e come donna e di incontrare “il mondo”. Anni fa, frequentavo ancora l’università e, leggendo un articolo su una rivista, mi corse un brivido lungo la schiena: quell’articolo parlava di precariato, false partite iva, lavori temporanei, perdita di diritti… Capii all’istante che la fortunata epoca dei miei genitori, con i contratti a tempo indeterminato e le pensioni sufficienti a garantire un tenore di vita accettabile, era finita e non sarebbe tornata per molto tempo, forse mai.

Il mio immediato proposito: cercare con determinazione qualunque lavoro, anche non attinente alla laurea in lingue, anche poco redditizio, pur di entrare nel “giro” e non essere inattiva. In effetti, due mesi dopo la laurea, oltre alle (sporadiche) lezioni private che non faranno mai diventare milionario nessuno, ecco la mia prima collaborazione in una minuscola casa editrice che produceva e vendeva al pubblico opere editoriali, dipinti e altro materiale. Gli elementi desiderabili c’erano tutti: un’entrata anche se piccola (ma non male per 12 anni fa…), giornate passate in compagnia di persone vivacissime, uno stile di vita per me nuovo (partivamo la mattina per andare a presentare le opere anche fuori provincia, pranzavamo in trattoria, assistevo a epiche litigate per la riscossione dei crediti…). Il lavoro era caratterizzato da un forte taglio commerciale e al tempo stesso da un genuino amore per i libri. Posso garantire che in un contesto del genere ti svegli molto in fretta. E ti senti viva.

Ma durò poco ed eccomi a fare supplenze di francese nella scuola superiore, esperienza non troppo felice se si considera che lasciai dopo pochi anni in preda allo sconforto… Questione di incompatibilità. C’è anche il “lavoro che non riusciamo a fare” e ammettere che non riuscivo d essere un’insegnante adeguata se non in rari contesti, dopo aver oltretutto scelto come indirizzo di laurea quello “linguistico – glottodidattico”, mi è costato un bel po’ di sedute di psicoterapia.

Pian piano sono stata meglio e nel frattempo ho vissuto una delle esperienze più piacevoli lavorativamente e umanamente: “rilevatrice statistica” per il Comune di Ferrara, città in cui vivo. Un’attività sempre varia e mai monotona, che mi ha permesso di alternare periodi da intervistatrice esterna ad altri come coordinatrice in ufficio in occasione del censimento della popolazione, godendo dell’esperienza di colleghi bravissimi che non mi hanno mai negato un aiuto, una parola gentile, sempre pronti alla battuta, a perdonare gli sbagli di una principiante aiutandola a porvi rimedio, a creare le condizioni migliori… Ho vissuto momenti belli e momenti brutti, riuscendo a costruirmi un bagaglio di esperienze e relazioni invidiabile. Un ambiente ideale. E un lavoro a tempo determinato che oggi purtroppo non ho più.

Nel frattempo ho conseguito, sempre lavorando, un master universitario in traduzione specialistica dall’inglese legale e ambientale. E qualche piccola (piccolissima) traduzione già me l’affidano, anche se non ne ricavo ancora di che vivere, ma è un inizio, sono sempre tanti inizi e il messaggio che mi sento di dare a tutti coloro che ormai non cercano più perché sono troppo sconfortati, perché il lavoro dei sogni non c’è, perché non possono fare ciò per cui hanno studiato, perché il mondo è tanto cattivo è di non arrendersi mai perché il lavoro, come la vita, è proprio questo: non arrendersi mai

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