Roma al voto: sinistra debole e spettro Alemanno

Le amministrative del 26 e 27 maggio segneranno uno spartiacque per la storia della capitale
[Adriano Manna]

Le prossime elezioni amministrative del 26 e 27 maggio segneranno, qualunque sia l’esito che emergerà dalle urne, un significativo spartiacque per la storia recente della città di Roma.

La destra romana, con la ricandidatura di Gianni Alemanno, vuole inaugurare un vero e proprio ciclo di Governo, dimostrando di non essere stata solo una parentesi dopo quasi vent’anni di amministrazione cittadina del centro-sinistra, con le giunte Rutelli prima e Veltroni poi.

La sinistra romana arriva a questo appuntamento frastornata e divisa, con la candidatura di Ignazio Marino per la coalizione di centro-sinistra (da PD a SEL passando per liste civiche e PSI), e quella di Sandro Medici (Rifondazione e PdCI e pezzi di movimento romano).

Le altre candidature “di peso” per la poltrona di Sindaco della Capitale sono quella di Marcello De Vito per il Movimento 5 Stelle e del costruttore Alfio Marchini, appoggiato dalle forze politiche di centro (UDC e Scelta Civica), che può però vantare un background familiare marcatamente di sinistra, essendo stato suo nonno una figura di rilievo della sinistra comunista romana, cosa che il giovane imprenditore non ha mancato di rimarcare assiduamente durante la sua efficace campagna elettorale.

Dando per scontato il ballottaggio (nessun sondaggio attribuisce più del 30-35% ai due principali candidati), bisognerà vedere come si definirà la geometria degli apparentamenti al secondo turno per capire chi sia realmente il favorito, in uno scenario che attualmente è caratterizzato dall’incertezza più assoluta.

Una cosa è tuttavia certa: il sindaco uscente Gianni Alemanno, a dispetto dei risultati catastrofici della sua gestione cittadina, ha concrete possibilità di essere rieletto.

La responsabilità principale è del centro-sinistra cittadino, in primis del PD che trovandosi costretto a spostare la carta vincente Zingaretti alla Regione, si è scoperta totalmente incapace d’individuare un candidato credibile per il Campidoglio. La scelta di Marino appare improvvisata e poco convintamente sostenuta dagli stessi apparati di un Partito Democratico che è uscito dilaniato all’esterno, ma ancor più al proprio interno, dalle recenti vicende nazionali. Al contrario, la ricandidatura di Alemanno può vantare su una ramificata rete d’interessi particolari e di reti clientelari che gli permettono una certa tenuta elettorale.

La realtà odierna è quella di una città di Roma piena di problemi, difficilissima da governare in tempi di austerity e patto di stabilità: la criminalità organizzata ha preso il controllo di molti quartieri, alla crisi nazionale del lavoro si aggiunge la peculiarità romana della gravissima crisi abitativa; le infrastrutture sono inadeguate e obsolete, col risultato che la città è stretta in una morsa di traffico che la rende quasi invivibile.

Le casse comunali languono e le assunzioni “generose” della giunta Alemanno nelle aziende comunali di certo non hanno migliorato la situazione.

Il programma politico del principale candidato di sinistra, Ignazio Marino, soffre di un male che affligge la sinistra, non solo romana, da tempo immemore: il moderatismo. L’infinito tentativo di far proprio l’elettorato moderato, il continuo voler rassicurare i poteri forti di questa città, in primis la potente lobby del mattone e il Vaticano, hanno mortificato e allontanato l’elettorato progressista, non riuscendo mai a intercettare questo famigerato elettorato di centro, spianando così già una volta la strada al Sindaco con la celtica al collo.

Una cosa è certa: se non dovesse essere rieletto il sindaco uscente Gianni Alemanno sarà solamente per la convinta ostinazione di una maggioranza dei romani di liberarsi di quest’ultimo, e non certo per la capacità della sinistra romana di mettere in campo un’alternativa credibile di governo della Città nel segno della discontinuità e del rilancio economico, culturale e civile della metropoli.

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