[Intruder] “Mettece ‘aa negra” #1

Un contributo che Zeitgeist non è poi in fondo così tanto orgoglioso di dover presentare...

… un contributo che Zeitgeist non è poi tanto orgoglioso di presentare

(Nota per il lettore: segue ora un pezzo che è stato molto faticoso stendere. Ci sanguina copiosamente il naso tale fu lo sforzo profuso)

 

Ecco lo sapevo, dopo nemmeno 30 dico TRENTA caratteri ci sarà già chi, mi immagino, avrà attivato il suo neuro-fustigatore con occhi iniettati di sangue d’ordinanza all’esagitato grido di:

“Ommioddiooo!! AAAAAAAAGGGGHHHHH!!!! Anche su Mumble: sono arrivati i razzisti maiali, fasci di merda, brutti bastardi, ASSASSINI!!”

A dire il vero il titolo per questa breve (insomma) esposizione sarebbe dovuto essere un più folkloristico Kyeng’ e fott’, ma ahimè qualcuno su Dagospia ci aveva già pensato, e io detesto plagiare, come soleva fare colui che usava il cognome del Lelio nazionale per pseudonimo, pur ritrovandomi spesso a rubare da più parti quando scrivo.

Ruberò invece ora un po’ del vostro prezioso tempo, cara la mia marmaglia mumblara e democratica (so che siete la maggioranza da queste parti, non facciamo finta di non saperlo, ce lo dicono anche alcuni cari lettori commentanti che scemi non sono, almeno non quanto chi vi scrive), per cercare di portare alla vostra attenzione una semplice quanto “pericolosa” riflessione.

Si parla, come suppongo avrete inteso, dei vari polveroni seriali sollevati nel pollaio politico e non solo, conseguenti alla nomina del primo ministro di colore della storia della nostra ultrasessantenaria repubblica.

Intanto ci tengo subito a sgombrare il campo dalle perplessità che immagino questa lettura potrebbe suscitare:

se avrete la santa pazienza di seguirmi fino in fondo, spero potrete appurare che colui che vi parla non è contro la democrazia, pur non bastando certo definirsi democratici per esserlo, questo siavi chiaro.

Non spendo nemmeno, sempre per intenderci, notti insonni a fantasticare lo speronamento e l’affondamento a colpi di baionetta di barconi pieni di clandestini froci, brandendo vessilli littori e padani mentre saluto festante l’eccidio di Marzabotto, suggellando i miei fieri amplessi nazionalistici con visioni di riti esoterici sado-ariano-fetish in cui Goebbels frusta Anna Frank e Rosa Parks al grido di: “Soffrite e crepate, stronze troie del cazzo!!!!”.

Ecco, ci terrei a chiarire che io NON ho fantasie del genere e MAI voglio sperare mi ritroverò ad averne.

Qualche tempo fa però, le mie pur sempre sordide fantasie si sono attivate in occasione della nomina della ministra Kyenge.

Come ci si immagina accadrebbe ne li peggio retro-scena da fiction di quarta serie (avete mai visto ‘Boris’?), ho avuto la visione di un allegorico demiurgo della “produzione” democratica, intento a suggerire a qualcuno di piazzare nello “script” una variabile impazzita, che tanti fa impazzire (giubilo o disgusto, vedete un po’ voi), sussurrando nelle sue orecchie:

mettece ‘aa negra“, con quel timbro baritonale e losco che solo un arrogante e serafico demiurgo può avere.

A questo suggerimento mi immagino seguirebbe un tacito e naturale:   “così ce viene ‘n po’ de casino…”

E un demiurgo non sbaglia mai.

Vorrei potesse giungervi forte e chiaro che non ho nulla di nulla in sé contro il ministro Kyenge, so poco o nulla di lei, se non magari che ha perseguito la scelta di candidarsi per il partito più vile, meschino e inconsistente che possa mai essere apparso nella sfera riconducibile alla “sinistra”, a me tanto cara. Chissà, magari potrebbero esserle sfuggite alcune cose, capita a tutti

Detto ciò converrete che non basterà certo scaraventare rappresentanti di minoranze (definizione puramente statistica) dentro le sedi istituzionali, per sradicare un’idea malsana da intere fette di popolazione.

“È un primo passo o tu cinico contestatore da due soldi”

“Dovrebbe essere un suggellamento dell’opera di integrazione” direi io, cari miei, e confido che essa si instauri non tanto tramite strombazzate nomine di figure istituzionali, ma per una fisiologica integrazione che partirà ad esempio, è il primo che mi soggiunge, dalla scuola.

In essa le nuove generazioni sono fiducioso si rapporteranno ai loro pari di origine alloctona, senza più veder loro come eccezioni, in termini di colore o checchessia.

Onestamente io la vedo così, anche per esperienze vissute in prima persona.

Ritengo sarà il liberarsi di suffissi o appendici mentali apposte a margine delle persone – il di colore appunto – la vera emancipazione.

Essa non avverrà in breve tempo, non varrà per la totalità dei nostri concittadini, ma conto che fisiologicamente molte idiozie spariranno.

Ci ritroveremo, magari già tra qualche anno, tutti insieme a pronunciare anche solo un banale: “Quella stronza della Kyenge!!” per un qualsiasi ipotetico valido motivo, così come si farebbe con una Santanché, con un Capezzone, con un Renzi, con chi vi pare.

(Si potrebbe anche iniziare a cambiare tipologia di bersaglio, ma lasciamo stare)

Il tutto senza nemmeno più menzionarlo sto cazzo di colore.

Questa a mio parere è l’integrazione che si realizza.

E mi auguro ciò possa un giorno valere per tutte quelle che sono minoranze, o qualsivoglia gruppo o categoria che subisce discriminazioni a più livelli.

Io vedo da sempre come cosa normale e naturale il loro partecipare alla pari e interconnettersi alla vita sociale dei loro concittadini, anziché giacere in un limbo della società.

Ben vengano dunque strumenti legislativi che pongano fine a questa condizione.

Se poi vogliamo verosimilmente deprimerci, pensiamo magari per un attimo allo stato di “integrazione”, al netto della discriminazione, delle fighe del cazzo, dei froci schifosi o dei terroni di merda (i primi esempi che mi soggiungono, nutrito è l’elenco) e allora ammetto che forse la mia speranza è circoscritta a poche isole felici e non tiene conto dell’amara realtà.

Spero vi sia chiaro il concetto.

Parlando però, poiché è su questo che vorrei trascinare la vostra attenzione, dell’impresentabile partito e apparato ideologico della sfera della ministra Kyenge, gradirei mi fosse concesso di riflettere un po’ meglio con voi sul polverone da “mettece ‘aa negra“.

Io davvero non sono affine manco un po’ a certi rigurgiti da osteria, ma il prevedibile ping pong tra una fazione e l’altra porterà all’aver ciarlato per nulla, appurando che le posizioni sono inconciliabili.
Volete scommettere?
Lo vedete quello che sta succedendo in Francia?

Parrebbe quasi che demiurghi di estrazione simile a quelli de noantri abbiano in questo caso sussurrato, in perfetto accento parigino: “buttéce du’ froci “ … e il risultato sembra non discostarsi di molto dal nostro, tutt’altro.

Vedete il finimondo per il matrimonio gay con parti e controparti immerse in questo delirante scontro di piazzetta infuocato, mentre gli indicatori economici precipitano come non mai, di pari passo coi consensi di Monsieur Hollande?

Ai numerosissimi operai rimasti a spasso hanno da più parti suggerito di diventare gay, per ottenere almeno un briciolo di attenzioni in più da parte dell’opinione pubblica, che pare diciamo cosi distratta ad arte (questo rimane il mio umile parere) da questi problemi.

Robert e Maurice potranno sposarsi, benissimo, bellissimo, ma litigheranno da subito se si ritroveranno entrambi senza lavoro e dunque senza un soldo, quindi la gioia per l’agognato diritto acquisito è destinata a far presto spazio allo sgomento che consegue dalla perdita di tanti altri diritti e tutele, temo io.

E se anche potessero adottare un figlio potrebbero non poterlo sfamare…

“ma almeno hanno ottenuto un diritto sacrosanto, fottuto insensibile che non sei altro”

eh grazie, certo che sì, e straben vengano tanti altri, ma nel mentre potrebbero aver perso il lavoro!!

Poiché nel mentre la situazione economica dell’Eurozona sarà, se possibile, ulteriormente precipitata temono in tanti, e con essa quella dell’Italia e della Francia, interpreti chiave di questo delirio organizzato e pianificato di cui siamo ahimè facenti parte-.

Ma d’altra parte lo status di “salvatori della patria” attribuito da molti democratici a chi come il Professor Monti ci ha gentilmente, sobriamente e diligentemente consegnato un paese con due punti e mezzo di PIL in meno, fa presumere che le masse democratiche siano per così dire in stato confusionale, tanto da non essersi accorte che nel novembre 2011 in Italia c’è stato un colpo di stato… non ci credete?

Restate sintonizzati cari amici, ho delucidazioni con le trombe e grafici coi tromboni in serbo per voi (qualora non si capissero quelle in italiano), per quanto per molti, non da queste parti pare, queste sono cose già ampiamente date per scontate.

Di questo non si parlerà però in questa, né tantomeno nella prossima puntata, che affronterà invece il tema di una curiosa e singolare sindrome. Non cambiate giornale.

 

[continua…]

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