[storie piccole] Casa Maurig #1

Gianfranco Lugano, abile musicista e liutaio friulano, raccogliendo i ricordi dell’anziana madre Ines Maurig

Con “Il mulino del Po” Riccardo Bacchelli scrisse, nel 1938, una colossale e avvincente saga familiare, narrando le gesta di quattro generazioni della famiglia Scacerni a partire dalla ritirata di Russia del 1812 alla battaglia del Piave 1918.

Gianfranco Lugano, abile musicista e liutaio friulano, raccogliendo e trascrivendo i ricordi dell’anziana madre Ines Maurig compie un’operazione similare spogliandola però dagli aspetti di fiction, consegnandoci un piccolo affresco storico che prende le mosse dalla seconda metà del XIX secolo per chiudersi nel 1947, e che Mumbleduepunti pubblicherà in quattro puntate con il titolo CASA MAURIG.

Inizia con un elenco la narrazione di Ines Maurig.

La Storia entra in punta di piedi, timidamente, nell’accenno alla tragica spedizione dell’esercito italiano in Russia, universalmente conosciuta grazie a “Il sergente nella neve”, capolavoro di Mario Rigoni Stern. E poi con prepotenza, con l’esperienza sul fronte del Carso del padre Maurig Giusto e con l’esplosione nel 1917 della polveriera di San Giovanni che provocò numerosi lutti e devastazioni: gli austriaci, giunti in paese da pochi giorni in seguito allo sfondamento della linea del fronte dopo la battaglia di Caporetto, ritennero doloso lo scoppio e internarono diversi uomini aggiungendo ulteriore dolore alle comunità locali, già duramente provate dalla guerra. Terre che non avranno pace nemmeno con la cessazione delle ostilità, colpite il 27 marzo 1928 da un terremoto che mise in ginocchio decine di località montane del Friuli portando ulteriori sofferenze e disagi economici.

Nella seconda metà del 1850, Antonio Maurig sposò Maria Tinonin. Ebbero 10 figli: 5 maschi (Lino, Emilio, Luigi, Giusto e Albino) e 5 femmine (Maria, Lidia, Albina, Luigia e Palmira).

Lino sposò Maria Tavagnacco ed ebbero 4 figli: Nilla, Marina e Alfieri, che fu disperso in Russia, e Marino.

Emilio sposò Teresa Persolia, ed ebbero 2 figli: Sergio e Maria.

Albino sposò la vedova di Emilio e non ebbero figli.

Luigi sposò Enrica Todone. Ebbero 4 figli: Olinto, Lina, Dorina (che morì di tisi nel 1952) e Silvano.

Maria sposò Emilio Basso, ebbero 4 figli: Bruno, Mario, Marcella e Giacinto.

Luigia sposò Celeste Basso, fratello di Emilio. Ebbero 5 figli: Fioravante, che morì di tisi a 14 anni, durante la prima guerra mondiale; poi Carmen, Maria, Elvira e Ausilia.

Albina sposò Eugenio Zamò; ebbero 4 figli: Idalco, Silvano, Vanilia e Anna.

Palmira sposò un Nuvolini di Mantova ed ebbero 4 figli: Mario, Liliana, Lidia ed Elda.

Lidia morì di tisi nel 1931. Non era sposata.

Maurig Giusto nacque il 1° Novembre 1895. Nella guerra del 1915-18 combatté sul Carso e fu ferito gravemente alla testa, tanto che i raccogliferiti non lo avrebbero portato nemmeno all’ospedale; senonché egli ebbe un momento di lucidità e disse: “E mè? Mi lassaiso cà?” Uno dei portaferiti disse: “C’è ancora un posto sull’autoambulanza. Carichiamolo, ma tanto non arriva vivo”.

Invece se la cavò: guarì e tornò a casa a San Giovanni al Natisone, che trovò pieno zeppo di militari (il paese era nelle immediate retrovie del fronte). Poi, nel 1917, scoppiò la polveriera, che era situata nei pressi della chiesetta della Madonna de Taviele e del cimitero.

A San Giovanni, e soprattutto a Bolzano ci furono tantissimi morti. Famiglie intere.

Quando la guerra finì, Giusto fu considerato mutilato ed invalido di guerra. Egli e la sua famiglia lavoravano, come mezzadri, la proprietà dei Conti De’ Brandis; erano tutti gran lavoratori e si facevano benvolere; abitavano in una casa vicino alla chiesa, e la camera dello zio Lino era proprio sotto il campanile.

Nel 1928 Giusto sposò Maria Rosalia Moschioni, e alla fine dell’anno ebbero una figlia a cui misero nome Ines; questa bambina morì di gastroenterite all’età di 10 mesi. Il 3 Agosto 1930 nacque loro un’altra bambina, che chiamarono Ines come la prima, poi, l’8 Febbraio 1932 nacque Lidia.

Io sono Ines, e d’ora in avanti parlerò di loro: papà e mamma.

Nel 1935, papà si divise dai suoi fratelli e cominciò a costruire una casa dove prima c’era l’abitazione del guardiano del campo munizioni. Sotto le sue macerie erano morti in sette (l’intera famiglia più il cane, come diceva papà).

Utilizzando i ruderi e comprando il resto, lavorando da un sole all’altro, aiutato da un muratore (Tilio Zanuttini) riuscì a costruire una splendida casa che i paesani chiamavano “Villa”.

Gli infissi delle finestre e parecchie porte dell’interno andò a prenderli, con carro e cavalli in prestito, a Trieste, dove venivano scartati dalle case che si ristrutturavano.

La casa nel completo costò 17mila Lire.

Il mese di Agosto del 1935 facemmo trasloco. Una cosa che ricordo molto bene è quella casa bella, grande, con tanta luce che entrava da tutte le finestre, quasi senza mobili ma pur tanto bella.

 

[continua qui] [a cura di Emiliano Rinaldi]

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3 Comments

  • Tengo a precisare che lo scritto è di mia madre, Ines Maurig (classe 1909. Io ho solo trascritto ed apportato qualche correzione. Ringrazio tantissimo Emiliano per averlo pubblicato.

  • Sono io a ringraziarti, anche a nome di tutti i mumblari, per aver accettato di condividere questa bellissima storia

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