[storie piccole] Casa Maurig #2

Continua il racconto di Ines Maurig, abbracciando il periodo compreso tra gli anni ’30 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale
[continua da qui]

Un popolo fiero quello friulano, che si rimboccò le maniche senza scoraggiarsi di fronte alle difficoltà economiche figlie del conflitto da poco terminato. Furono anni difficili, segnati da grande povertà, acuita da un terremoto che nel marzo del 1928 mise in ginocchio decine di centri abitati nell’alta valle del Tagliamento e nelle Prealpi carniche, a cui seguirono insignificanti, quanto enfatizzati dalla propaganda fascista, aiuti nazionali. Continua il racconto di Ines Maurig raccolto dal figlio Gianfranco Lugano, abbracciando il periodo compreso tra gli anni ’30 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

 

Come eredità, il papà ebbe due campi molto aridi ai casali di Villanova, il terreno con 7 filari di viti e un campo e un quarto di terreno a Bolzano, 4 piatti, 4 forchette e 4 cucchiai. Fu un’estate molto arida e il campo di Bolzano, seminato a granoturco, fruttò solo 35 chili di semi. Fu un anno di grande miseria.

Ricordo che una domenica la nonna di Sottoselva, madre di mia madre, venne a trovarci e portò con sé un’anguria. Quella sera cenammo con pane, radicchio e anguria. Però nella nostra casa c’era tanta felicità e amore. Gli anni successivi si andò avanti risparmiando su tutto; si vendeva un po’ di latte, qualche uovo, il miele che papà tirava fuori dai suoi 17 alveari di api, le piantine di broccoli che la mamma seminava e curava nell’orto e poi vendeva.

Ricordo ancora il papà e la mamma, vicino allo spolêrt (1), dove si bruciava un legno alla volta, vegliare fino a tardi per curare il radicchio d’inverno, che la mamma l’indomani andava a vendere a Cormons, con la bicicletta da uomo, avvolta nel suo scialle nero, e tornava a casa intirizzita e felice, con qualche pezzo di stoffa per i nostri vestitini, comperato con quel guadagno.

Fin da piccolissime, io e mia sorella d’estate andavamo a tagliare con il falcetto le spighe dell’erba altissima che poi facevamo essiccare sulla terrazza. Dopo averla battuta, i nostri genitori la vendevano a chi faceva la birra. Con quei soldi comprarono il grande lampadario di casa e un servizio di piatti e da caffè.

Si cominciava a star bene. I mobili di casa fatti ad arte in ciliegio dal falegname Piccoli (il migliore), io e mia sorella sempre vestite con molto gusto. I vestiti ce li faceva la zia Maria, sorella della mamma, mentre le ciabattine sempre perfette come solo nostra madre le sapeva fare, vegliando la sera.

 

Completata la strada statale Udine-Gorizia, che noi chiamavamo “l’autostrada”, siccome la casa era situata proprio all’incrocio fra San Giovanni e Bolzano, fecero la fermata delle autocorriere proprio lì, e il nostro compito era di esporre una bandierina rossa quando c’era qualcuno che doveva salirci. Grazie a questo noi potevamo ogni tanto andare a Udine gratis.

Agli inizi del 1938 venne concesso di installare una colonnina di benzina AGIP, unico distributore esistente fra Udine e Gorizia. Era alta circa 2 metri e mezzo, e si servivano i clienti tirando su la benzina dal serbatoio con una manovella, avanti e indietro. Questo fatto è importante perché i miei genitori speravano di avere un utile, e invece, ogni volta che ci portavano il pieno del serbatoio mancavano sempre più soldi, nonostante si tenesse il ricavato separato dalle altre spese.

Prima pochi spiccioli, poi sempre di più. I miei genitori non riuscivano a capire, finché si resero conto che qualcuno li rubava, giorno dopo giorno. Nella primavera del 1939 scoprirono che le ladre erano due ragazze, e vennero scoperte proprio perché in una volta sola portarono via 500 Lire (in quei tempi lo stipendio medio di un mese era di circa 400 Lire). Per non rovinare le ragazze, il fatto non venne denunciato, e i conti finalmente tornarono: gli utili, uniti al vino che vendevamo, ci permisero di vivere discretamente fino all’arrivo della guerra. Allora non ci fu più benzina e tutte le auto vennero sequestrate.

Quindi la colonnina venne definitivamente chiusa.

(1)   Lo spolêrt è il tipico strumento friulano utilizzato sia per cucinare che per riscaldare la casa, un pezzo di tradizione locale avviata ai nostri giorni alla totale scomparsa

 

[continua qui] [a cura di Emiliano Rinaldi]

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