[storie piccole] Casa Maurig #4

“Kosakenland in Nord Italien” fu il nome dato al territorio compreso tra Carnia e alto Friuli affidato dal regime nazista ai Cosacchi

{continua da qui]

“Kosakenland in Nord Italien” fu il nome dato al territorio compreso tra Carnia e alto Friuli affidato dal regime nazista ai Cosacchi e altre popolazioni caucasiche, in cambio di una loro funzione di presidio dei centri abitati e di rastrellamento contro le formazioni partigiane. Decine di migliaia di persone giunsero in Italia a partire dall’estate del 1944, un vero e proprio esodo dal regime staliniano, un’adesione al progetto nazista legata alla speranza di poter ricostruire un progetto di vita in una nuova terra: la drammatica odissea di questi dissidenti staliniani si concluse, al termine delle ostilità, con la deportazione in Siberia. E finalmente il 7 maggio del 1945, dopo tante sofferenze, il termine del le ostilità in Europa con la resa incondizionata tedesca. Si conclude due anni dopo questa data il racconto di Ines Maurig.

Una notte entrarono nel nostro cortile due carri armati Panzer (i più grossi) e fummo costretti ad ospitare i tedeschi nelle nostre camere. In “cambio” loro ci portarono via dei sacchi di frumento che erano nel granaio. Il papà, che aveva sentito tutto, fece finta di niente, perché quella era gente violenta (erano delle S.S.)

Verso la fine della guerra arrivarono i cosacchi. Erano gente strana, con tutte le loro famiglie e gli armenti. Erano scappati dalla Russia perché dissidenti da Stalin, e i tedeschi, pur di avere il loro appoggio, avevano promesso loro il sacco del Friuli. Furono ospitati nella nostra stalla, e quella notte passò Pippo, mitragliò dentro ma non fece danni perché sbagliò mira.

Verso la fine di Aprile i tedeschi scapparono, allora la nostra casa si riempì di partigiani che dormivano nella stanza d’ingresso, sulla paglia. Non fecero danni.

Il 2 Maggio arrivarono gli Inglesi, e gli americani. Fecero un posto di blocco davanti a casa nostra, cosicché anche loro furono nostri ospiti, sempre gratis, e meno male che almeno mangiavano del loro. Intanto la guerra finì, e il papà finalmente rimise a posto le finestre e dissotterrò la biancheria e la radio, che fece suonare in cortile con una prolunga. Non ci pareva vero, ed eravamo tutti molto felici.

Quando se ne andarono tutti gli stranieri vennero i militari italiani, capitani con gli attendenti, e per ultima la famiglia Cassone: lui Maggiore, con la moglie Mimma e i figli Maria Laura e Pier Egidio, molto corretti e gentili.

Il tempo passava, e per me e mia sorella pareva sempre festa, quando all’inizio del 1947 il papà cominciò ad essere strano: dormiva sempre, era stordito e dimenticava tutto. La mamma lo portò a Udine per una visita. Il medico disse che aveva un esaurimento nervoso, e consigliò un ricovero in clinica. Dopo venti giorni di degenza, al papà venne una polmonite, e poi un ictus. Fu riportato a casa senza speranza, dove, dopo tre giorni, il nostro amatissimo papà morì.

Era il 21 Novembre 1947.

Per noi allora cominciò la via crucis. Ma questa è un’altra storia.

 

[a cura di Emiliano Rinaldi]

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