[Face To Face] Granturismo

Autore con i suoi Granturismo dell’ottimo Caulonia Limbo Ya-Ya, da cui è stata tratta Meraviglioso errore per la nostra compilation M:4U, Claudio Cavallaro tra un live e un altro ha trovato il tempo di scambiare quattro chiacchiere con noi di Mumble:.

Ecco quello che ci siamo detti.

Raccontaci il tuo approccio con la musica. Cosa ascoltavi da ragazzo e come i tuoi gusti si sono evoluti nel corso degli anni.

I miei genitori amavano urlare in casa ogni giorno, ma odiavano la musica, soprattutto se ad alto volume, il che voleva dire che era una cosa buona che dovevo assolutamente raggiungere. A 5 anni smontavo le radio perché pensavo che la musica fosse nascosta lì dentro. Alle medie ascoltavo combat rock dei Clash, Hendrix, i Doors, ed erano appena usciti i Nirvana. Ma la miccia mi si è davvero accesa quando mio cugino australiano mi passò Doolittle dei Pixies, che insieme a Who e Velvet Underground divennero la Sacra Trinità che mi convinse a imbracciare una chitarra e a formare un gruppo mio. Da lì le mie ricerche musicali non si sono più fermate, e la mia fame si è diramata in più direzioni: folk, funk, psichedelia, reggae, soul, punk, hip hop, elettronica varia, musica africana, sudamericana, francese, italiana, kraut. Contando che non c’era internet mi meraviglio di come riuscissi ad acquisire tutte quelle informazioni tutto da solo. Devo ammettere di essere un vero e proprio nerd, e quando inizio a interessarmi ad un gruppo o a un filone cerco di sviscerarlo fino in fondo con grande passione e rigore filologico. Conosco ancora oggi il numero esatto dei peli del culo di Kurt Cobain, per esempio. Non so da cosa derivi tutta questa meticolosità: forse è il fatto che ho la luna in vergine.

Come e soprattutto quando nascono i Granturismo?

I Granturismo nascono a mia insaputa circa 5 anni fa. Una ragazza con cui vivevo all’epoca voleva che suonassi anche ad altri le canzoni che scrivevo e custodivo a casa, così mi organizzò un concerto a sorpresa. Dovetti raccattare un po’ di amici musicisti che mi accompagnassero a fare la data, perché da solo non me la sentivo. Ora che ci penso a tutt’oggi la modalità non è cambiata poi di molto: è ancora un “Ragazzi, c’è da fare una data il giorno taldeitali: chi viene con me?”. Insomma, i Granturismo sono una bella realtà da dove passa la crème de la crème dei musicisti romagnoli. Ovviamente le chiavi della macchina e il volante li reggo io.

Tra Il tempo di una danza e Caulonia Limbo Ya-Ya sono trascorsi ben tre anni…

Tre anni densi di tutto. Abbiamo suonato in lungo e in largo per la penisola per quasi due anni, grandissima esperienza, poi la mia visione artistica non si trovava più in sintonia con l’etichetta con cui stavamo prima, e cosi siamo rimasti congelati per circa un anno per questioni fastidiosamente “burocratiche”, definiamole così. Nel frattempo abbiamo registrato un E.P. chiamato Cacciavite Nel Cuore, un titolo che descrive bene lo stato d’animo granturistico di quel periodo. Molti componenti sono finiti male, alcuni si sono cercati un lavoro serio e altri invece sono finiti in giri loschi, e c’è chi è finito addirittura peggio arrivando a sposarsi e a fare dei figli. Una tragica ecatombe. Ma non mi sono perso d’animo e ho messo in piedi una formazione nuova di zecca, e siamo ripartiti di slancio, provando e registrando il nuovo disco Caulonia Limbo Ya Ya, di cui andiamo tutti molto fieri.

Nel vostro ultimo lavoro c’è un po’ di tutto: c’è il blues-rock, c’è il calypso e il country. La Calabria e i Caraibi non sono mai stati così vicini. Quando è nata l’idea di fare un disco con queste sonorità?


Non saprei, è semplicemente successo. Di sicuro non partiva da una decisione presa a tavolino. Io ed Enrico, batterista fisso dei Granturismo e mio soul brother, avevamo iniziato a suonare con Alfredo Nuti, un chitarrista molto dotato che in quel periodo era senza una rotta proprio come noi. Non avevamo più una band, né un’etichetta, né aspettative. L’unica cosa che ci rimaneva da fare era suonare, nonostante tutto. Abbiamo lavorato sul disco in maniera così immediata e intensa che non abbiamo avuto nemmeno tempo di mettere in dubbio quello che stavamo facendo. Un lavoro quasi medianico. L’abbiamo fatto e basta, come tre condannati spintonati sul ciglio di un burrone. Una volta che nuoti nel vuoto e non hai più niente da perdere sei libero.

In un momento politico così scevro di ideali e personaggi carismatici, come pensi che il tuo avo Pasquale Cavallaro si sarebbe comportato?

È una domanda che mi sono fatto anch’io, ma non so cosa pensare. Abbiamo suonato vicino a Caulonia un paio di settimane fa, e quando siamo andati in gita al paese ho chiesto ai vecchietti qualche ricordo dei 5 giorni della Repubblica. Il ritratto che è venuto fuori di Pasquale Cavallaro era piuttosto ambiguo. Per alcuni era un eroe, per altri un opportunista. Dove sta la verità? Quindi chissà, se la Repubblica fosse durata più di 5 giorni, magari si sarebbe corrotto anche lui, ma semplicemente non ne ha avuto il tempo. Di sicuro ha avuto coraggio da vendere, fondare una repubblica cacciando i fascisti in piena era monarchica era un esempio scomodo a molti. Oggi sarebbe in grado di provocare lo stesso tumulto? Oggi per molti il gesto più rivoluzionario che possono permettersi è clickare su qualche petizione in giro per internet comodamente seduti davanti al computer. Siamo sicuri che troverebbe ancora migliaia di persone disposte a seguirlo? Ho sentito dire, chissà se è vero, che anche Mario Monicelli nell’ultimo periodo era affascinato dalla vicenda della Repubblica di Caulonia ed era interessato a trarne un film, che purtroppo non vedremo mai.

Domanda banalotta: riesci a vivere di musica?

Sì, nel senso che lavoro come dj e al momento riesco a sopravvivere, ma per quanto riguarda la musica dei Granturismo la risposta è No. La musica è un buco nero in cui vanno a finire tutti i miei soldi e che colora di rosso sangue il mio conto in banca. E sono spese che devo affrontare da solo, senza l’aiuto degli altri della band. La vera domanda è: come riesco a non morire di musica?

Cosa pensi della scena italiana?

Non sono così aggiornato, quindi rischio di dire cose con poca cognizione di causa. Mi sembra che le scene più vivaci siano quella hip hop e quella delle tribute band. Dai cantautori mi sembra che arrivi un gran blablabla un po’ sgonfio, però come dicevo sono un po’ fuori dal giro. Poi conosco un sacco di band anglofile che fanno dei bei numeri all’estero, soprattutto in est europa. In questo periodo l’Italia è a secco, ma se vogliamo vedere il lato positivo, almeno la crisi spazzerà via tutti gli indecisi e all’era glaciale sopravviveranno solo i musicisti davvero determinati o davvero pazzi, e i soliti figli di papà. Ma del resto la scena alternativa italiana è da sempre formata per la stragrande maggioranza da rampolli altoborghesi che si fanno mantenere dai genitori mentre sul palco vestono i panni dei paladini dell’indierock povero ma fiero.

I cinque dischi che ti hanno cambiato la vita.


No guarda, non ci casco, troppo difficile. Preferisco dirti i cinque dischi che mi hanno cambiato la settimana:

Link Wray, Law Of The Jungle
The Wailers Soul Shakedown Party
The Pioneers Long Shot Kick Da Bucket
Vampire Weekend Contra
il primo dei Brightblack Morning Light.

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