[Green] L’esplosivo piano di Barry

L’altro giorno Barry – come mi piace chiamarlo quando andiamo a fare due tocchi, giù al campetto – era a Georgetown per parlare agli studenti

(in foto: Al Green, l’unico green di cui Obama si sia finora dimostrato vero fan)

L’altro giorno Barry – come mi piace chiamarlo quando andiamo a fare due tocchi, giù al campetto – era a Georgetown per parlare agli studenti. Tra le altre cose, ha detto che l’oleodotto tra Canada e Texas non si farà e che l’America non potrà continuare ad agire ignorando le conseguenze che i suoi regimi produttivi e la sua fame di energia hanno sull’ambiente.

Bravo Barry.

Cioè: belle parole, Barry.

È molto bello che tu sia prudente nel procedere con la costruzione di quell’oleodotto.

Molti pensano che questa tua ritrosia sia dovuta alla recente acquisizione della società ferroviaria che possiede esattamente il tratto che va dal Canada al Texas, da parte del tuo – scusa: nostro; anche lui ogni tanto è giù al playground – amichetto Warren (Buffet).

Tratto che, nel caso non si avessero pipeline, sarebbe trafficatissimo di barili oleosi.

Ma, si sa, stiamo parlando dei soliti malfidati.

E comunque le cose importanti che hai detto erano altre: l’America deve cambiare registro, inquinare e sprecare meno.

Figo.

Però, ecco, mi pare che il tuo climate plan non contenga quel carattere di urgenza estrema che servirebbe per aggredire efficacemente la crisi ambientale che già ci sta travolgendo.

Sì, è molto nobile da parte tua sostenere di volere usare i poteri presidenziali per andare oltre gli stalli di un parlamento in gridlock.

Fa piacere sentirti dire che vuoi imporre all’EPA (Environmental Protection Agency) di legiferare al più presto sui limiti delle emissioni di CO2 da parte delle centrali elettriche.

Ma continui a essere troppo vago su quanto questi limiti dovranno essere restrittivi.

E continui a dire che i nuovi regolamenti dovranno essere “flessibili” e “adattabili” alle esigenze dello stato.

Che a me sembrano tanto frasi come quelle che i politici usano per non dire un accidente.

Insomma, ho tanta paura che anche questa volta non farai nulla di davvero decisivo, Barry.

Già dal 2008, col Clean Air Act, era stato dato potere all’EPA di imporre limiti sulle emissioni delle centrali elettriche (responsabili di quasi il 45% del totale d’anidride carbonica prodotta annualmente negli Stati Uniti).

Ma pochissimo, da allora, è stato ottenuto.

Forse è per questo che tutte le associazioni ambientaliste americane e internazionali hanno criticato il tuo discorso.

Friends of Earth e Center for Biological Diversity hanno detto che come al solito ti sei riempito la bocca di retorica verde, mentre in realtà le risorse impiegate dal tuo governo per le energie rinnovabili continuano a essere insufficienti.

Robert Weissman, presidente e direttore scientifico dell’associazione ambientalista Public Citizen, ha poi sentenziato:

‘Necessitiamo di una mobilitazione nazionale e internazionale, perché la catastrofe è già iniziata. Abbiamo bisogno di un senso di urgenza – o meglio: emergenza – investimenti massivi e leggi chiare e restrittive. Tutti questi elementi, purtroppo, mancano nel piano del Presidente.’

Inoltre, il tuo Grande Piano Verde continua a vertere in maniera quasi ossessiva sull’energia nucleare.

Ne parli continuamente, Barry, come se uranio e plutonio rappresentassero la strada maestra per salvarsi dai danni del petrolio.

Non ci siamo, Barry.

Mi dispiace; ma non ci siamo.

Infatti, fai arrabbiare tutti.

Non solo quelli di Greenpeace: pure i tuoi colleghi di partito.

Kyrsten Sinema, già membro della Commissione Ambiente, ha rilasciato una dichiarazione abbastanza piccata nei tuoi confronti:

‘La politica energetica del Presidente Obama è già stata costellata di disastri ambientali. Dunque, è abbastanza scioccante che incoraggi un’ ulteriore dipendenza da energie pericolose come lo shale gas che sta distruggendo il territorio a causa del fracking o, peggio, dal nucleare. In un momento storico in cui la pericolosità delle centrali atomiche è stata ampiamente dimostrata, queste sono scelte incomprensibili. Una vero leader, per affrontare questa situazione, lavorerebbe a un piano per liberarsi completamente della dipendenza da carburanti fossili e dall’energia nucleare, investendo totalmente in risorse pulite e rinnovabili.’

La sensazione, insomma, è che le idee su come aggredire l’emergenza ambientale non ti siano del tutto chiare.

Hai dichiarato che l’America deve porsi come leader globale, investendo risorse per il taglio delle emissioni e nella ricerca di energie alternative.

Ma il nord del Mondo, pur ospitando poco meno del 20% della popolazione terrestre, è responsabile del 70% della CO2 presente nell’atmosfera; e gli Usa continuano a essere leader in negativo, senza aver fatto registrare nessun sensibile miglioramento, da quando ti sei insediato.

In più, proprio a Georgetown – e questo è stato forse il passaggio più singolare – hai lodato l’operato di multinazionali quali Wal Mart e General Motors per aver “volontariamente” ridotto le proprie emissioni, mentre il magro contributo ottenuto in tal senso da parte loro è stato dovuto proprio alle poche leggi che hai promulgato in materia (in altre parole: nulla hanno fatto di volontario. Sono state costrette).

Per ora, il riassunto migliore del tuo operato in materia di ecologia lo ha dato il direttore esecutivo di Greenpeace America, Phil Radford:

‘Siamo felici di vedere il Presidente parlare così spesso di ecologia e sostenibilità. È confortante vederlo affrontare a viso aperto il tema del surriscaldamento globale. Ma la cruda verità è che gli sforzi messi in campo dal suo governo finora non sono assolutamente sufficienti. Questo governo non si muove allo stesso passo della terribile crisi ecologica che stiamo per affrontare.’

Tra poco meno di due anni ci sarà l’ennesima Conferenza sul Clima, al termine della quale ogni paese dovrà esplicitare i propri impegni in termini di riduzione delle emissioni.

Non deludermi ancora, Barry.

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