MO’WAX | Urban Archaeology

Era il 1992, quando i primi 1000 vinili prodotti varcavano la soglia di casa Mo'Wax.

Era il 1992, quando i primi 1000 vinili prodotti varcavano la soglia di casa Mo’Wax.

James Lavelle aveva affidato l’onore e l’onere dell’esordio a Repercussions, con il singolo, interamente suonato e “sample free”, dal titolo Promise. Da Londra, via Brooklyn, e con un bagaglio di influenze che vanno dai manga giapponesi all’amore per la nostra Napoli, parte la storia decennale di una delle etichette culto in ambito elettronico e non solo: downtempo, acid jazz, nu jazz, beats, trip hop, abstract… non c’era confine alla varietà di produzioni che spostavano, release dopo release, il limite della sperimentazione e del “trip”, rivestite dal magnifico lavoro estetico fatto da Ben Drury, l’art director capace di valorizzare il lavoro tipografico del grafico londinese Swifty allora, e di portare all’occhio dei più i lavori di un ancora giovane FUTURA2000, poi.

Un’attività frenetica, quella che a metà anni ’90 ha portato alla pubblicazione dei lavori che diventeranno, e sono tutt’oggi, pietre miliari della storia dell’etichetta inglese. (Blue Flowers di Dr.Octagon o Entroducing, l’album bibbia, di Dj Shadow…)

Uno per sintetizzarle tutte: la compilation “Headz : A Soundtrack Of Experimental Beathead Jams“, del 1996. La perfetta sintesi del linguaggio con cui artisti come Howie B, Nightmares on Wax, Attica Blues, l’immancabile Dj Shadow e i francesi La Funk Mob (oggi noti ai clubbers come Cassius), hanno dopato campioni e perfezionato la ricetta del “blend” trip hop di casa Mo’Wax, ancora oggi inconfondibile.

L’impulso creativo della label si esaurì definitivamente nel 2002, con la chiusura definitiva dell’etichetta.

Perché parlarne oggi? I motivi del sorprendente ritorno sulle scene di James Lavelle (a tutti gli effetti mai abbandonate in realtà) si prestano alle più disparate interpretazioni: dalla semplice volontà di tributare 10 anni di storia, alla più maliziosa “necessità economica”. Fatto sta che dopo 30 giorni di raccolta fondi via kickstarter.com, terminati con largo successo, il progetto Urban Archaeology è ufficialmente realtà: nel ventunesimo anniversario della label, una mostra ne tributerà la storia, le immagini e le produzioni che ne hanno delineato il mito, anche in questo caso, senza porre limiti a quei linguaggi artistici che hanno “ridefinito la musica e la street culture inglese”.

www.mowax21.com

More from alberto bello

06.2010 – emeralds

emeralds - candy shoppe è possibile che proprio all'apice della più bieca lamentela...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *