Non dire gay!

La Duma ha approvato l’estensione a tutto il territorio nazionale russo il “divieto di propaganda gay”
[Alice Dieci]

Era fine giugno quando la Duma (che, nonostante l’assonanza con il DOMA americano, purtroppo esiste ancora!) approvava, praticamente all’unanimità (!), l’estensione a tutto il territorio nazionale russo di una legge, già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo e in altre città russe, sul cosiddetto “divieto di propaganda gay”.

Scordatevi matrimoni dai doppi vestiti bianchi (o neri), bandiere rainbow svolazzanti o gay pride colorati: la “grande madre” Russia in questi mesi è andata ben oltre queste assurde pretese occidentali. Beneficiando della vaghezza dell’espressione e della discrezionalità del giudice nel comminare la pena, la legge non si limita più a sopprimere qualsiasi tipo di manifestazione LGBT friendly ma prevede, tra le altre cose, pesanti multe (fino a 15.000 euro) nei confronti di tutti coloro – attori, artisti, semplici cittadini – che si rendono colpevoli di esprimere pubblicamente la propria opinione sulla condizione delle persone gay.

Ultimo bersaglio – e primo nella categoria stranieri – un gruppo di olandesi arrestati per “propaganda omosessuale” al festival di Murmansk dopo aver tentato di girare un film sulla situazione dei diritti gay in Russia. Se poi decidi di baciarti anziché di parlare per definirti, giù con le manganellate, gli sputi, le uova, le offese, le torture.

L’attivismo della Russian LGBT Network, una delle poche reti per la difesa dei diritti gay a cercare di resistere, sta tuttavia fortemente vacillando anche a causa dell’introduzione di un’altra legge che impone, a tutte le ONG che ricevono fondi stranieri, (notoriamente quelle a difesa dei diritti umani, che con Putin non ricevono di certo fondi statali) di essere ingiustamente iscritte in registri speciali per “agenti stranieri”, terminologia identica a quella utilizzata in epoca sovietica per gli oppositori politici, confinati poi nei Gulag. I processi che hanno a oggetto la nuova legge sugli “agenti stranieri” si sono rivelati profondamente ingiusti e di conseguenza molte ONG si sono trovate spesso costrette a versare somme ingenti solo per poter proseguire la loro attività.

La Russian LGBT Network si oppone a questo trattamento infamante ed è pronta a farsi carico delle sue responsabilità andando incontro a un esborso di circa 20.000 € che potrebbe voler determinarne la chiusura. Sulla pagina Facebook la loro richiesta di aiuto.

Sulla scia della recente campagna statunitense di boicottaggio della vodka Stolichnaya, le associazioni LGBT italiane Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno, Agedo ed Equality hanno deciso di dare il via ad una corsa di solidarietà volta a raccogliere almeno 10.000 euro entro la fine di agosto. Questa somma contribuirebbe al mantenimento in vita dell’associazione, nonché alla possibilità di fruizione di helpline di supporto psicologico e legale, quanto mai fondamentali in questo momento. Qui i dettagli. Basta anche una donazione di 2 euro (il costo di una colazione al bar) che non ci cambia la vita ma può rendere migliore quella di qualcun altro.

Se avessi scritto questo a Mosca all’ombra rossa del Cremlino, probabilmente, anziché ammirare le protuberanze panciute e variopinte della Cattedrale di San Basilio, adesso sarei in carcere, coperta di lividi e sangue per aver “propagandato” per ben 7 volte la parola gay (8). Ma siccome prima di entrare nella Chiesa di Cristo Salvatore ho infilato i guanti, nascondendo l’appello “Free Pussy Riot” che mi ero precedentemente fatta  scrivere sulla mano, conosco i miei limiti e mi accontento di chiedervi di visitare il sito, di parlarne a due amici ciascuno e di donare 2 euro. Perché anche questo silenzio assordante prima o poi possa esser rotto dal rumore di un bacio.

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