[Fiabe] Smarrirsi nel bosco incantato #1

È concreto il rischio di smarrirsi nel tentativo di inseguire la mantellina rossa che si inoltra nel bosco delle fiabe

È concreto il rischio di smarrirsi nel tentativo di inseguire la mantellina rossa che si inoltra nel bosco delle fiabe: è sufficiente andare oltre la stereotipata figura dell’ingenua mocciosetta cristallizzata dai fratelli Grimm per renderci conto che, attorno alla figura di Cappuccetto Rosso, gravita tutto un universo di contenuti che si presta a innumerevoli quanto diverse letture, da quella sociologica a quella etno-antropologica, senza tralasciare quella psicanalitica e storico-geografica, ennesima dimostrazione dell’estrema vivacità della tradizione orale fiabesca.

Secoli di riscritture e annacquamenti dei passaggi più crudi hanno finito inesorabilmente con il rinchiudere il genere fiabesco nel ristretto recinto della letteratura per l’infanzia, snaturandone la destinazione originaria, tanto che nel 1964 J.R.R. Tolkien, autore della celebre trilogia fantasy dell’Anello, si interrogava sul motivo per cui le fiabe dovrebbero rivolgersi esclusivamente a un pubblico infantile.

Lo spostamento del bacino di utenza è tutto sommato recente. Se grazie all’opera di Giovanni Francesco Straparola (1480-1557) e Giambattista Basile (1575-1632) si attua il passaggio da narrazione orale a forma scritta erudita, è grazie a Charles Perrault (1628-1703) che la fiaba diviene una vera e propria moda all’interno delle corti nobiliari barocche, facendo da apripista a innumerevoli autori tra cui merita una citazione Madame D’Aulnoy (1650-1707) con i suoi racconti di fate, dove la narrazione si fa maggiormente distesa e si arricchisce di descrizioni di sfarzo, in cui domina il senso del meraviglioso, segnando ancor più nettamente il distacco dal mondo rurale da cui provengono le forme primigenie delle fiabe, lasciandole tuttavia in ambito adulto.

Il passaggio a genere letterario per l’intrattenimento dei bambini si compie nel 1819, quando i fratelli Grimm curano la raccolta Kinder-und Hausmärchen: mondati gli aspetti più truculenti e scabrosi e riscritti i finali aggiungendo stucchevoli lezioni morali, questo intento pedagogico fece immediatamente breccia nel mondo borghese, tanto che ancora oggi sono le versioni dei Grimm quelle maggiormente diffuse. Già, quello dell’infanzia come età incontaminata dell’uomo in cui i bambini sono creature innocenti da educare è un deleterio mito borghese, che risale al XIX secolo.

Torniamo all’incosciente Cappuccetto Rosso, che disubbidendo alla madre devia dalla strada maestra attardandosi a raccogliere aghi, nocciole o fiori a seconda delle innumerevoli varianti orali. Anche il lettore più superficiale e svogliato si rende immediatamente conto che il mondo delle fiabe è privo di “tridimensionalità”, epoche e luoghi sono indistinti e i personaggi appaiono privi di una caratterizzazione che vada al di là di una peculiarità immediata come la bellezza, la forza, l’intelligenza, eccetera.

Nelle versioni più antiche a noi note non si fa alcun riferimento alla mantellina rossa, probabilmente si tratta di una felice invenzione narrativa di Perrault che da quel momento si fonde indissolubilmente con il personaggio, divenendone l’elemento caratterizzante assoluto e totalizzante. Non ci interessa conoscere il nome della ragazzina, che viene citato nella sola versione di Robert Samber del 1729 e presto dimenticato (Biddy), né le sue caratteristiche fisiche. L’unica cosa che conta è il copricapo scarlatto: di fronte a una qualsiasi iconografia rappresentante una bambina o adolescente che lo indossa, qualunque sia il contesto in cui è calata l’immagine, automaticamente la identifichiamo con la ragazza che sarà sbranata dal lupo.

Consultando l’indice Aarne-Thompson apprendiamo che la fiaba più diffusa e dal maggior numero di varianti è Cenerentola, ma nell’immaginario collettivo la presa maggiore l’ha indubbiamente Cappuccetto Rosso: anche se non lo ammetteremmo mai, turba maggiormente la nostra fantasia l’immagine della ragazzina che si denuda finendo tra le fauci del lupo rispetto a una principessa che banalmente trova amore, ricchezza e noiosa felicità eterna.

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2 Comments

  • Ciao Arianna, la seconda parte sarà online tra una decina di giorni. Grazie per l’attenzione con cui ci segui, continua a farlo e a farci avere le tue opinioni su quanto pubblichiamo, per noi è importante avere un riscontro ma soprattutto un confronto coi nostri lettori così da poterci migliorare

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